“I cittadini preferisconi i piccoli comuni”

Sul tema delle fusioni ed unioni Alessandro Vedani, presidente dell'Unione provinciale enti locali, si dice scettico. Per il sindaco di Dumenza la preoccupazioni sono le risorse economiche

«Si immagina Dumenza, Agra e Curiglia fusi in un solo comune? Meno di duemila abitanti, su un territorio vastissimo. Il sindaco impazzirebbe». Non è una dichiarzione contro le fusioni e le unioni di comuni, ma un’analisi della realtà. Corrado Moro è il primo cittadino di Dumenza, comune di neanche 1500 abitanti cha fa parte della Comunità montana del Verbano. Lui, le unioni che permottono ai comuni di associarsi per espletare alcuni servizi, le vede di buon occhio. «Non ho mai avanzato una proposta formale – spiega -. La mia idea era di unire sedici paesi per alcuni tipi di servizi come la polizia locale o l’ufficio tecnico e coinvolgere invece tutte e trentadue le realtà della Comunità montana per altri, come la gestione dei rifiuti». L’idea non si è mai concretizzata, ma secondo lui la strada dell’associazione è quella più percorribile. Con un piccolo appunto: le risorse economiche. «Quando l’aggregazione di servizi per i comuni con meno di tremila abitanti diventerà obbligatoria – si chiede – come verrà finanziata?».

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Ha invece una posizione a dir poco scettica Alessandro Vedani, ex sindaco di Buguggiate e presidente dell’Unione provinciale enti locali. «La mia impressione è che si stia raschiando il barile per trovare risparmi, ma si sta cercando nel posto sbagliato. I piccoli comuni sono già abituati a tirare la cinghia». Vedani punta il dito contro il rischio di sprecare risorse, più che di risparmiare. «Il problema è la gestione di questi nuove associazioni, consorsi, aggregazioni che portano alla creazione di nuove strutture. Queste ultime hanno poi la tendenza ad autoalimentarsi, non sono sotto il controllo di figure elette dai cittadini, come il sindaco, e portano a delle diseconomie. In Finanziaria è però previsto che l’aggregazione di alcuni servizi diventi obbligatoria per i piccoli comuni: come Upel ci stiamo attrezzando per promuovere seminari e studi».   
Secondo Vedani, le unione e le fusioni vanno anche contro gli interessi e i desideri dei cittadini stessi. «Negli anni scorsi Buguggiate ha avuto un boom di richieste immobiliari. È chiaro che la gente preferisce i piccoli comuni, dove si incontra il sindaco al bar, tutti conoscono lo stradino, il vigile urbano conosce tutti volto per volto». Vedani è critico anche sulla questione dei servizi. «Certo, in linea teorica l’aggregazione può funzionare, ma in pratica? Secondo me non ci sarebbe un risparmio e non ci sarebbero servizi di maggior qualità. Anzi, i cittadini dovrebbero spostarsi di più per alcune prestazioni. È il concetto che è sbagliato: è l’offerta che si deve adeguare ai cittadini, non il contrario».
Quale via bisognerebbe quindi percorrere secondo l’ex sindaco? «La possibilità di risparmiare la vedo ad altre latitudine. Ad esempio nella battaglia del ministro Calderoli per i costi standard dei servizi».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 15 settembre 2010
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