I finiani fondano i loro circoli e spaventano il Pdl

Luca Ferrazzi presenta Generazione italia. E poi dà i numeri dei dirigenti passati con lui, smentendo chi lo aveva accusato di gonfiare i numeri. Toni bassi con la Lega

I finiani fanno sul serio e, in provincia di Varese, stanno fondando i circoli di Generazione Italia. Luca Ferrazzi ha convocato i suoi, questa mattina, nelle sede della ex An a Varese. Toni bassi, polemiche smorzate, ma nessuna marcia indietro. Giurano di essere in tanti. Lo dicono i numeri, contestati dagli ex amici come Ignazio La Russa o l’ex onorevole Marco Airaghi, che in questi giorni hanno accusato Ferrazzi di aver gonfiato le cifre sui transfughi.
Il capo dei finiani varesini risponde per le rime e in effetti, carta canta: ha in mano una lista bella nutrita di nomi e indirizzi. «Rispondo senza polemica ma con i numeri. Sono con noi 11 dei 16 presidenti dei circoli della ex An, che tra l’altro non sono stati nominati a da me ma furono eletti dalla base. Abbiamo 9 su 12 degli esponenti ex An dell’esecutivo provinciale del Pdl, solo in tre non hanno aderito alle nostre posizioni. Possiamo contare su 43 eletti nelle istituzioni a vario livello su 68 ex An. Per favore però non dite che vogliamo mostrare i muscoli, lo dico solo per terminare questa polemica stucchevole. Detto questo – aggiunge Ferrazzi – per noi il nemico non diventano certo gli ex amici di Alleanza Nazionale che restano nel Pdl».
I circoli saranno 26. Il presidente di Generazione Italia sarà Piero Pellicini. Accanto a Luca Ferazzi, oggi, c’erano assessori come Giuseppe De Bernardi Martignoni e una militante storica della ax An come Laura Caruso di Varese. Nella sede di via Piave, dove abbondano i manifesti con Fini e il cerchio azzurro di An, ci sono ancora le foto di Giorgio Almirante, i tricolori sono dappertutto e nella sala dei giovani c’è ancora la celtica e una persino una piccola foto di Mussolini da giovane. C’è la destra, con tutta la sua storia e il suo orgoglio, e in sala sono tanti gli ex missini. «Io ho pianto dopo Fiuggi – spiega Laura Caruso – e quando An entrò nel Pdl dissi che non ero d’accordo, mi sentivo a disagio». Piero Pellicini parla da finiano al cento per cento: «Il contrasto nasce da alcuni temi: la questione morale, la subordinazione alla Lega, e l’idea di federalismo, l’immigrazione». Sono in tanti a seguire Ferrazzi, dicono, perché a Varese la destra è ancora una «comunità umana» che tanti uomini e donne, ma anche perché non vogliono «un partito guidato da un sultano». La linea per adesso è quella di non fornire pretesti per farsi espellere, si sta con Fini ma senza insultare Berlusconi. È una rivolta felpata, educata : «Questa sera ci sarà il coordinamento provinciale del Pdl e noi ci saremo, continueremo in tutti i nostri incarichi, siamo saldamente nel centrodestra».
Neanche un po’ di polemica con al Lega? Poca roba, difesa del tricolore, ma nessun altolà al carroccio: c’è già abbastanza acredine senza alimentarla con dichiarazioni troppo spinte.
Prendono poi la parola Giuseppe D’Acquaro un ex dirigente di Azione giovani molto spigliato che non aveva aderito al Pdl e Massimiliano Politi, un altro giovane che ha aderito alla Giovane Italia (organizzazione del Pdl). Prende la parola un militante nuovo di zecca che si dice liberale progressista, e conclude Pellicini con una battuta velenosa, l’unica della giornata. «A qualcuno del Pdl importa più di una bella licenza per fare un supermercato che del tricolore».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 16 settembre 2010
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