In aula va in scena la lunga agonia di Paolo Castiglioni

Il medico legale ha ricostruito in aula i terribili giorni che hanno preceduto la sua morte. Lasciato riverso sul pavimento di casa sua per almeno 48 ore. Alla sbarra il figlio, impassibile, accusato di averlo picchiato a morte

Ci ha messo due giorni a morire Paolo Castiglioni, ucciso da un mix letale di calci, pugni e un’ischemia cerebrale che ha dato il colpo finale ma non prima di lasciarlo soffrire per almeno 48 ore sul pavimento di casa sua, nell’appartamento di via Montegrappa (foto in basso) a Busto Arsizio. Solo senza che nessuno intervenisse per salvarlo e senza la forza di gridare aiuto a causa dell’insufficienza respiratoria. Questa la descrizione, per sommi capi, fornita dal medico legale dottoressa Pennuto incaricata di effettuare l’autopsia sul corpo martoriato del 74enne ritrovato in casa senza vita il 17 maggio del 2009 dal figlio Stefano che, oggi, siede sul banco degli imputati con l’accusa di omicidio.

La dottoressa questa mattina, lunedì, ha descritto con dovizia di particolari l’esame autoptico sul cadavere dell’anziano davanti al collegio giudicante presiduto dal giudice Toni Adet Novik lasciando poco all’immaginazione. La Pennuto ha rilevato sul corpo dell’uomo evidenti segni di percosse che avevano rotto diverse costole a sinistra e a destra, creato lesioni muscolari sottocutanee e importanti ematomi alla testa e ai reni. Tuttavia a portare la morte, come fine di una serie di sofferenze indicibili, sarebbe stata un’ischemia dovuta al fatto che l’anziano, con un cuore già provato dall’età, non potesse più respirare e dare ossigeno al cervello a causa delle fratture alle costole. Il momento della morte è stato stabilito incrociando dati oggettivi (l’ultima telefonata alla quale ha risposto) e la descrizione del rigor mortis fatta dai medici del 118 intervenuti sul posto.

Secondo la tesi dell’accusa, rappresentata dal sostituto procuratore Sabrina Ditaranto (foto in alto), sarebbe stato proprio il figlio Stefano Castiglioni a picchiarlo e ridurlo in fin di vita, abbandonandolo poi in quelle condizioni per giorni fino alla morte, giunta circa 12 ore prima del ritrovamento. A provarlo sono sopraggiunte altre due testimonianze, quelle dei due agenti di Polizia che hanno seguito il caso e che confermato in aula che fu lo stesso Paolo Castiglioni a rivelare ad uno dei due agenti di essere stato più volte picchiato dal figlio. Solo 12 giorni prima del rinvenimento del cadavere, infatti, padre e figlio si presentarono al commissariato di via Candiani per sporgere denuncia di furto contro una donna ivoriana, amica del Castiglioni padre, ma i continui tentennamenti dell’anziano al momento di stabilire con certezza cosa fosse stato rubato e cosa no avevano spinto l’agente ad allontanare per un momento il figlio e parlare al padre per capire meglio cosa stesse succedendo: proprio in quel momento Paolo Castiglioni rivelò di essere stato costretto a sporgere denuncia contro la donna per non subire le botte del figlio e rivelò che già in passato era stato fatto oggetto di violenza.

Stefano Castiglioni (foto a sin.), presente in aula, è rimasto quasi sempre calmo e impassibile di fronte alla descrizione della morte del padre tranne in due momenti per contestare le parole del pm, subito fermato dal presidente del collegio che ha minacciato di allontanarlo dall’aula.  Sin dal primo momento, va ricordato, si è proclamato innocente ed estraneo ai fatti. Gli agenti di Polizia giudiziaria chiamati a testimoniare, Blandini e Di Vito, hanno anche confermato il rinvenimento in casa di Stefano di un biglietto nel quale il padre aveva intimato al figlio di sparire dalla sua vita e di riconsegnare la chiave di scorta dell’appartamento di via Monte Grappa, oltre a diverse ricevute dalle quali si evince che Stefano aveva venduto ad un negozio "compro oro" monili e oggetti preziosi, probabilmente per procurarsi sostanze stupefacenti dalle quali era dipendente.

Restano sullo sfondo ancora diversi aspetti da chiarire, fatti emergere dalla difesa di Stefano Castiglioni: in particolare è da capire di chi sia l’impronta di scarpa trovata sul corpo del padre e non appartenente a nessuna delle calzature sequestrate al figlio Stefano Castiglioni. Altro aspetto da chiarire, data la difficoltà nel ricostruire i momenti antecedenti alla morte del padre, è la possibilità che Paolo sia morto a causa di una caduta dal letto successiva alle botte ricevute e non come conseguenza delle percosse stesse. Infine c’è la dichiarazione spontanea dello stesso Stefano Castiglioni che alla corte dichiara che la donna ivoriana, amica di Paolo Castiglioni, che si è costituita parte civile non sarebbe la stessa che frequentava assiduamente la casa del padre.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 13 settembre 2010
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