“Invece dei palazzoni, case popolari piccole e diffuse”

Cinzia Colombo di Sinistra e Libertà critica le scelte del Pgt, che prevede complessi in aree periferiche. "Distribuiamole meglio sul territorio. E restauriamo quelle che ci sono già"

«Il piano per le case popolari ha una visione classista, che mette i cittadini a basso reddito ai margini della città». A Cinzia Colombo l’idea di case popolari che l’amministrazione ha in mente non piace proprio. E propone anche un piano "alternativo", con complessi di più piccole dimensioni e diffusi sul territorio e la riqualificazione dell’esistente.

«Il Piano del Governo del Territorio (PGT) individua quattro aree per l’edilizia economica popolare. Si tratta di aree attualmente verdi, in spazi periferici della città, presso altre zone di edilizia popolare, adiacenti ad aree destinate dallo stesso PGT a sviluppo industriale e alla logistica (nella foto: la zona di via Curtatone, dove è prevista una ulteriore espansione). Si prosegue nel perpetrare le scelte edilizie degli anni ‘70 e ’80, che hanno mostrato tutta la propria inadeguatezza, costruendo palazzoni enormi dove alloggiare tutte le persone svantaggiate. Aggiungendo allo svantaggio economico anche la marginalizzazione sociale. E’ una visione classista dell’urbanistica e della città: chi ha i soldi vivrà in centro, in zone pedonali a cui naturalmente potrà accedere in auto in qualità di residente, con offerte culturali a portata di mano e di portafoglio, servizi e negozi di vicinato; chi è povero starà ai margini, nei quartieri periferici che più subiscono i tagli di bilancio, distante dai servizi e dagli occhi dei “signori”, in ambienti architettonicamente poveri e degradati, nel caldo estivo del cemento e nel freddo invernale delle strade mal spazzate dalla neve».

Non solo: secondo la Colombo il piano ha anche basi finanziarie non sicure: «L’identificazione di tali aree, inoltre, non determina automaticamente la reale costruzione delle case popolari: dipenderà dalla presenza (o assenza) di contributi statali, dai destini delle aree di trasformazione del PGT, di quanto i privati vorranno investire nel settore. Mentre il bisogno di un alloggio è per molti un bisogno immediato, un’esigenza concreta che chiede una rapida soddisfazione, le scelte del PGT rimandano a un dopodomani ghettizzante e neppure certo». Nei mesi scorsi la domanda esistente in città era stata indicata in 500 casi, il doppio del totale previsto dal piano comunale.
 
Fin qui la denuncia. In alternativa all’idea dell’amministrazione in carica, la Colombo propone un piano articolato su quattro le proposte il PGT. «Serve innanzitutto individuare un maggior numero di aree Peep di minori dimensioni nelle aree dismesse già indicate dal PGT come aree di trasformazione con destinazione residenziale ammessa, da destinare alla costruzione di edifici di medie dimensioni (8/10 appartamenti)», per evitare la concentrazione delle case popolari in poche zone. «Per ogni nuova costruzione includente il residenziale, si deve prevedere la destinazione di almeno il 15% della volumetria totale da edificare ad appartamenti da cedere al Comune, anche tramite convenzione». E per concludere, Sinistra e Libertà propone anche di «prevedere e incentivare la possibilità di cedere al Comune immobili inutilizzati presenti nel territorio comunale, anche in detrazione a oneri di urbanizzazione» e di elaborare infine un piano di recupero per le case popolari esistenti. «A partire dall’urgente necessità di eliminare l’amianto ancora presente negli edifici, anche in detrazione di oneri di urbanizzazione».Un contributo che consentirebbe di «risparmiare dalla cementificazione le aree oggi verdi previste come nuove zone».
 
Oltre che per la qualità di vita, il vantaggio, sostiene la Colombo, sarebbe anche per l’economia locale: «Certo gli interessi dei grandi costruttori, che tanto guadagnano a demolire e ricostruire, sarebbero un po’ sacrificati. Ma se ne avvantaggerebbero i piccoli artigiani che potrebbero intervenire nella sistemazione delle case popolari già presenti e i piccoli proprietari che forse così riuscirebbero a vendere».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 03 settembre 2010
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