“Mi manca il profumo di casa mia”

Il racconto delle ore del terremoto di Roberta Galeotti, editore del Capoluogo, il quotidiano online dell'Aquila.

roberta galeotti“È il rumore quello che fa più paura. Quella notte, al buio, nell’assoluto silenzio, sembrava di sentire lo sferragliare di un treno proprio lì a fianco. Poi la scossa violenta, terribile, devastante. Ho fatto appena in tempo a buttarmi sui bambini, e poi per lunghi secondi ho sentito che crollava tutto”. È passato quasi un anno e mezzo, ma il ricordo di quella notte è ancora vivo, e non si potrà mai più cancellare. 

Una notte che avrebbe cambiato completamente la vita di Roberta e di decine di migliaia di abitanti dell’Aquila e dei paesi vicini. Il terremoto è un’esperienza drammatica, estrema, che vista da lontano è quasi inimmaginabile.
Voi siete felici e non ve ne rendete conto. Quando perdi tutto, il vicino, la baby sitter che abitava due pianerottoli sotto, la vicinanza dei genitori, il bar all’angolo dove facevi colazione, le facce che incontravi per strada sotto casa, ti rendi conto di quanto valore hanno le piccole cose. Consideri tutto in modo diverso”.
Roberta abitava al sesto piano in un palazzo all’Aquila. Un appartamento acquistato dopo tanti anni di lavoro. Ha ancora il mutuo da pagare. Ci abitava con il marito e due bambini di sette e quattro anni. Da una settimana erano abituati a sentire le scosse. Era lo sciame sismico e le autorità avevano assicurato che non c’erano veri rischi. Lei accedeva a maggiori informazioni dei suoi concittadini, perché da tre mesi aveva acquistato il più importante giornale online della città. Il Capoluogo.com era diventato il suo lavoro prevalente, mentre il marito si occupava di un ristorantino nel centro dell’Aquila.
roberta galeotti“Quella sera ero a una riunione politica per il giornale, quando alle 22.30 arrivò una scossa davvero forte, e così scappai a casa perché ero preoccupata per i bambini. Alla una ne arrivò un’altra davvero brutta. Ci vestimmo, ma restammo a letto con le tute, perché ci avevano detto che non c’era un pericolo reale. Alle 3.32 la tragedia. Si muoveva tutto e quei secondi sembravano interminabili. Quando la casa ha smesso di scuotersi, ho preso i bambini, un pacco di biscotti e due bottigliette d’acqua e mi sono precipitata fuori. Era andata via la corrente, ma sentivo la polvere ovunque. Le scale erano diventate un cumulo di macerie e siamo arrivati in strada senza che nemmeno ricordo come sia stato possibile. Sono passata a prendere i miei genitori e ci siamo precipitati in campagna. Non sapevamo cosa fare, dove andare. Sembrava venisse giù anche il cielo. Per fortuna il mio telefono funzionava e così sono riuscita a mettermi in contatto con Maria, la direttrice del giornale. Le notizie che arrivavano ci davano la misura dell’inferno che si era scatenato. Alle prime ore del mattino sembrava di essere nel pieno di una guerra con il rumore delle pale degli elicotteri che continuavano a fare avanti e indietro. Mi sono fatta coraggio, e a mezzogiorno sono andata alla conferenza stampa di Bertolaso e Berlusconi. Loro parlavano, e mentre li ascoltavo piangevo. Iniziavo a capire cosa ci stava succedendo”.
Appena finita quella tragica riunione la decisione di lasciare la città per andare sulla costa. “Siamo arrivati a Roseto dalle strade minori, perché l’autostrada era chiusa. Una volta lì ci hanno aperto gli alberghi e siamo potuti entrare. Eravamo in giro dalla notte prima solo con quello che avevamo preso da casa fuggendo. I bambini erano disperati e anche noi completamente scossi, ma il peggio doveva ancora arrivare. La solidarietà fu incredibile e la macchina dei soccorsi era ormai in moto, ma quando al mattino ci bussarono per portarci un pacco della Caritas con dentro spazzolini da denti, detersivi e altri oggetti iniziammo a renderci conto della drammaticità della situazione”.
roberta galeottiLe parole di Roberta scorrono come un fiume in piena. Riorganizza i pensieri che riportano a galla quei primi giorni e la consapevolezza di aver perso tutto. 
Siamo tornati all’Aquila solo a settembre aspettando la riapertura delle scuole. I bambini stavano nelle tendopoli. Erano in 250 con insegnanti a rotazione settimanale. Un’esperienza che li ha resi inseparabili. Ora non dormono più al buio e hanno manifestato disagio in tanti modi diversi. Quando è iniziata la scuola è stato un ulteriore trauma per loro. Nella tendopoli facevano una vita quasi da selvaggi e non accettavano più regole. In quelle settimane ho cercato di dare loro un po’ di stabilità. Dovevo ricominciare anche dalle regole, e con l’aiuto degli psicologi abbiamo fatto dei passi avanti.
In autunno sono finiti i pochi soldi che avevamo e non sapevamo più come fare. Trovare casa all’Aquila sembrava impossibile perché tra gli studenti e gli operai che arrivavano per la ricostruzione gli affitti sono diventati impossibili. Così ho trovato una mansarda e mi sono subaffittata una stanza per poter pagare gli 800 euro che chiedevano. Per mio marito era una sconfitta, per me una soluzione”.
Roberta è una “tosta” che non ha mai avuto paura di ricominciare. Laureata in lingue e letterature straniere, ha fatto un master in marketing internazionale, e ha vissuto un anno a Dublino. Una carriera dentro Adecco e poi il primo salto professionale. Ha passato una selezione ed è diventata responsabile della segreteria di Ottaviano Del Turco appena eletto presidente della regione Abruzzo. “Sono stati quattro anni bellissimi in cui ho imparato tanto. Quando lui è stato incarcerato ho iniziato a lavorare nel nostro ristorante e dopo ho deciso di acquistare il giornale e mettermi a fare l’editore. Era una sfida difficile, ma pensavo sarebbe stata una bella impresa. Il terremoto ci ha cambiato tutto. Mio papà mi chiede spesso dove sia finita la mia femminilità. roberta galeottiRispondo che non c’è più spazio e tempo per quella. Ci si arrabbia con il mondo perché davvero perdi tutto quello che avevi costruito in una vita”.
La tenacia e l’energia restano invece intatte e forti. Con il mondo che davvero le è crollato addosso Roberta ha reagito prendendosi cura dei suoi figli e delle sue collaboratrici del Capoluogo. Dentro nel centro commerciale, che nel giro di poco si è trasformato nel nuovo spazio vitale  per gli abitanti dell’Aquila, ha iniziato a collaborare con il direttore e da lì è nato l’impegno per l’Avis.
“Sono venuti a portare 4.500 pacchi dono da Torino e abbiamo scoperto che nella nostra città non esisteva una sezione. Così mi hanno chiesto tutti di fare io da referente, e insieme con il direttore abbiamo aperto una sede e avviato alcune iniziative. Proprio con Avis sono stata ospite anche di Varese”.
Roberta continua a parlare e a raccontare dettagli, scene della vita delle persone, ricordi che coinvolgono tanta gente che ora non ha più le prioprie cose, ma soprattutto le relazioni. “Quello che mi da forza è sapere che la mia casa tra qualche mese sarà ristrutturata, e forse a Natale potremmo tornare. Oggi posso fare a meno di tutto, ma mi manca il profumo dei miei armadi e sono felice di pensare che tra poco potrò riannusarli”.
 

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 22 settembre 2010
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