‘Ndrangheta, il comune pensa a una commissione antimafia

La proposta verrà presentata durante il prossimo consiglio comunale di fine mese. Resta in sella l'assessore all'urbanistica Rivolta, oggetto di richiesta di dimissioni da parte della Lega: «Faccio da parafulmine»

L’assessore all’urbanistica Danilo Rivolta passa le forche caudine della richiesta di dimissioni da parte della Lega Nord e resta in sella nella giunta Gelosa. Solo la Lega Nord, nel consiglio comunale di ieri sera mercoledì, ha votato a favore della mozione che ne chiedeva le dimissioni presentata proprio dal Carroccio mentre la maggioranza ha votato contro e il Pd si è astenuto non condividendo parte del testo della mozione. La stessa Lega aveva presentato anche una mozione per chiedere un riconoscimento della città alle vittime lonatesi di ‘ndrangheta ma la stessa è stata ritirata dopo che il consigliere dei Democatici Uniti, Giacomo Bonanno (docente univeristario alla Liuc), ha chiesto che al suo posto venisse preso l’impegno da parte dei capigruppo di creare una vera e propria commissione antimafia «per cercare di costruire insieme un argine alla malavita di tipo mafioso a Lonate e far crescere una coscienza civile» – ha detto Bonanno. La richiesta è stata accolta anche dalla Lega e dalla maggioranza (a suo favore si sono espressi anche il sindaco Gelosa e l’assessore Gennaro Portogallo) e il tema della commissione verrà inserito nel prossimo ordine del giorno di fine mese.
Al di là dei risultati concreti della discussione, comunque, vanno registrate le parole del sindaco Piergiulio Gelosa che, pungolato dai Democratici Uniti sulle famose sei domande a cui il sindaco ha risposto, ma che non furono inserite nell’ordine del giorno del consiglio di fine luglio, ha chiesto a tutti di «smetterla di adombrare dubbi sull’amministrazione e di pensare ai lonatesi onesti, a quelli che lavorano e agli imprenditori retti». Visibile l’amarezza dell’assessore Rivolta, attaccato da più parti per le sue dichiarazioni rilasciate a Varesenews dopo l’operazione "Crimine" di luglio: «Mi ritrovo a fare il parafulmine – ha detto alla fine della seduta di consiglio – purtroppo molte cose non le posso raccontare perché sono sottoposte a segreto istruttorio ma quello che avevo da dire agli inquirenti l’ho detto. Io mi sono esposto in prima persona come assessore all’urbanistica proprio per non lasciare a certi personaggi la possibilità di entrare in Comune. Sei un mafioso? Qui devi rispettare le regole, per questo sono diventato assessore».
Dei suoi rapporti e di quelli del fratello Fulvio Rivolta con Emanuele De Castro, Nicodemo Filippelli e Fabio Zocchi preferisce non aggiungere altre parole: «Per noi erano imprenditori che facevano il loro lavoro – risponde l’assessore – sapevamo chi fossero ma fino a prova contraria erano uomini liberi e imprenditori. Se tutti sapevano quali erano gli affari illeciti di questi personaggi perchè sono stati lasciati liberi di agire indisturbati?».
La conclusione è amara: «Il problema è che in Italia la verità non viene mai fuori – ha concluso l’assessore – esiste la verità dei fatti ed esiste anche la verità giudiziaria, come esiste quella mediatica».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 16 settembre 2010
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