Quelli che “ci provano”: perchè il cinema è sogno

Incontriamo due delle "aspiranti matricole" dell'Icma, Dalila e Romeo

Il giardino di Villa Calcaterra è bello, quasi esotico, fra magnolie e palmette: ottimo luogo per incontrarsi e discutere. A tutte le età: lo era quando questa era una scuola elementare, lo era ai tempi della succursale del liceo scientifico, lo è di nuovo, da quando qui sventolano le bandiere, pardon le pellicole, dell’Istituto Cinematografico Michelangelo Antonioni, fucina di futuri professionisti della settima arte. Non stupisce nessuno, quindi, di trovarci dei ragazzi seduti in panchina e impegnati in una discussione; magari, ecco, non tutti i ventenni parlano di temi come il rapporto fra religione e potere. Ma quando si tratta di "aspiranti matricole" impegnate nei test di selezione dell’istituto, tra lo scritto del mattino e gli orali del pomeriggio, la cosa non deve stupire: è l’ora di sfoderare cultura e interessi.
Dalila Della Rossa ha ventun anni, è di Besozzo. Romeo Tofani, diciottenne, è di Varese. Incontrarli è un modo di "sentire il polso" di chi si avvicina con interesse all’istituto, di ci vuole tentare la strada del cinema con tutte le sue possibilità. Si sono conosciuti in pratica sulla medesima panchina su cui li abbiamo incontrati intenti ad una discussione non banale, nè usuale. In comune, nomi di battesimo "impegnativi", gli occhi chiari, l’interesse per il mondo del cinema e dell’audiovisivo. Due figure però diverse: l’entusiasmo ancora adolescenziale di Romeo, la scelta meditata e diretta di Dalila. Cosa li ha spinti fin qui?
«A luglio prossimo mi laureo alla Iulm di Milano, in scienze e tecnologie della comunicazione» risponde la besozzese. «Ti dà una forte base teorica, ma dovevo per forza trovare qualcosa di pratico da fare per completare la mia formazione e darmi delle possibilità nel mondo del lavoro».
Diversa l’ottica di Romeo. «Vengo dal liceo della comunicazione Maria Ausiliatrice di Varese. Da un paio d’anni ho scoperto la passione per il cinema, e così, recitando le battute dei miei film preferite, mi è nata la voglia di recitare. Non l’unico aspetto che mi interessa, perchè mi piace anche scrivere, ho pubblicato dei racconti, ora un romanzo, "Assolo di viola", per i tipi di Macchione, ho dei progetti di pièce teatrali. Ho deciso solo a luglio di provare a entrare all’Icma». Se Romeo punta alla recitazione, Dalila mira al filmmaking, «in particolare vorrei specializzarmi in montaggio per il cinema. Ho scoperto questa passione con gli applicativi software per il montaggio video, mi sono appassionata, già da adolescente ho visto che riuscivo a costruire qualcosa di valido con i filmini delle vacanze…»
Cosa vi aspettate dall’Icma?
«Possibilità d’impiego, derivanti dall’esperienza pratica che questo corso triennale può fornire. Perchè ormai, nel settore, anche per fare un semplice stage, richiedono un’esperienza minima…» risponde Dalila.«Certo i posti sono pochi, quanti film si girano in Italia ogni anno?» Meglio non rispondere. «Un’ottima formazione, ecco quello che cerco» fa Romeo. «Anche ad avere del talento, non basta: per diventare "grandi", ci vuole la formazione. Poi i contatti, indispensabili, per l’aiuto, la concoscenza e la condivisione fra "colleghi", oggi e un domani».
Infine il test scritto: come l’avete trovato?
«Molto focalizzato sulle motivazioni. C’erano quiz ma anche domande a risposta aperta, molto inglese; cultura generale e cinematografica. Io ho avuto qualche difficoltà sulla prima…» confessa Dalila. «E io sulla seconda» ammette Romeo. Nel pomeriggio, come per tutti gli altri aspiranti artigiani della settima arte, il colloquio. Poi si saprà se anche loro saranno parte del grande esperimento "Busto città del cinema", che con il BA Film Festival, la BA Film Commission e l’ICMA, fa di una sonnolenta cittadina di provincia una piccola capitale che sogna in 8mm.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 30 settembre 2010
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