Quelli che volano coi piedi per terra

Un "corto" ha introdotto la serata di presentazione del progetto per l'Ecomuseo di via Gaggio

Un video per la difesa di via Gaggio, un colpo battuto contro la terza pista di Malpensa e per l’Ecomuseo che l’attivo comitato lonatese sta promuovendo. Un "corto", anzi un "cortissimo", un minuto e trentadue secondi, prodotto da Barbara Vidili e per la regia di Matteo De Grandis, per rilanciare la difesa del bosco e della strada tra Lonate, Tornavento e la valle del Ticino, in pieno parco. Una realtà ambientale di pregio che nei piani di Sea per l’esapnsione dello scalo aeroportuale dovrà in gran parte sparire. C’era il pienone venerdì sera al Monastero di San Michele per la presentazione del progetto dell‘Ecomuseo del Gaggio: un’idea che il consiglio comunale a fine giugno ha accolto e approvato all’unanimità.
In apertura di serata la proiezione del breve video, tutto incentrato sulla strada con la sua polvere sottile e i suoi sassolini e scarpe e piedi (o zampe, per gli animali) in movimento, a ricordare la realtà terrena e radicata che si teme sparisca sotto l’asfalto e nel frastuono. Si spera di poterlo rilanciare come spot televisivo, per ora è Internet a lanciare il tam-tam.
«Una sfida, da vincere, una battaglia di civiltà»: così i commenti di rappresentanti di amministrazione e associazioni intervenuti alla serata. Insieme al Parco del Ticino, queste dovranno dar vita ad una associazione separata dal già esistente comitato di via Gaggio e che possa gestire l’Ecomuseo come luogo di memoria e spazio verde a un tempo, "museo diffuso" e percorribile rigorosamente con mobilità "dolce", ricordo di una zona che fu di confine e conflitto, e ancora lo è. Prima tra l’arrogante Austria di Francesco Giuseppe e l’ambizioso Piemonte di Cavour e Vittorio Emanuele II, all’alba dell’unità nazionale (di cui ricorre nel 2011 il centocinquantenario), epoca testimoniata dall’edificio dell’ex dogana di Tornavento, oggi sede del Parco lombardo del Ticino; poi con le piste di fortuna della seconda guerra mondiale, occupate dalle aviazioni nazista e della repubblica fascista di Salò, con resti di terreni di volo e ordigni ormai innocui a testimoniare la guerra; infine, la presente lotta contro Sea per preservare un bosco restituito all’uso civile dallo sforzo dei volontari che negli anni Novanta ridiedero vita e funzione a quello che fino a poco prima era un campo di esercitazioni militari.
L’Ecomuseo, dunque, come strumento di preservazione di un’area meritevole di tutela contro interventi che possano stravolgerla; contro una volontà politica che è e rimane, da una Milano lontana quanto Shanghai, quella di assecondare i piani di Sea per espandere l’aeroporto e farne un vero hub cargo, con tutto quanto ciò comporta, incluso il parziale isolamento di Tornavento. L’Ecomuseo come ultima "linea del Piave": mentre anche il fronte dei Comuni per il no alla terza pista sembra mostrare cedimenti, come con il rifiuto di Ferno di approvare la relativa mozione, un no che con tutti i distinguo e le precisazioni del sindaco Cerutti ha lasciato dell’amarezza nella vicina Lonate.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 19 settembre 2010
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