Recalcati a VareseNews: “Collins? Valutiamo altre strade”

Il coach della Pallacanestro Varese in diretta web ha risposto alle tante domande dei lettori: aspetti tecnici, quesiti sui giovani, futuro del basket italiano. Charlie attende il pivot, non smette di guardare al mercato ma chiude la porta a Slay

Un fiume di domande per Charlie Recalcati, coach della Pallacanestro Varese, intervenuto nella diretta web andata in onda alle 14.30 e moderata dal nostro Damiano Franzetti. I lettori si sono scatenati con quesiti tecnici, curiosità sui giovani e sul futuro della squadra per finire con un discorso generale sul basket nazionale.
 
La chiacchierata è cominciata con due piatti forti: il pivot e il play. Recalcati è stato chiaro soprattutto per quanto riguarda del futuro del giovane Dwayne Collins, ancora alle prese con un infortunio al ginocchio che gli ha impedito di svolgere al meglio la preparazione: «Stiamo alla finestra, nei prossimi giorni valuteremo il da farsi – spiega il coach -. Abbiamo scelto Collins perché ha fisico ed è atletico, l’ideale per valorizzare il gioco dei nostri lunghi Kangur, Fajardo e Galanda. Lui non ha potuto fare la summer league dell’Nba per un problema al menisco, si è fatto operare in artroscopia a giugno ed è arrivato qui in agosto. Speravamo potesse essere a posto, ma il suo ginocchio, dopo un periodo ulteriore di riposo, alle prime prove non ha retto (ha un’infiammazione che deve essere curata). Stiamo valutando la situazione, tenteremo di giocare con lui e se non ce la farà vedremo se prendere qualcun altro a gettone o per un periodo più lungo, comunque un pivot con le sue caratteristiche». Un pivot che ben difficilmente sarà Ron Slay: «Giusto ieri mi ha chiamato il suo procuratore e si è preso le sue – spiega Recalcati -. Slay è stato il primo giocatore che abbiamo contattato non appena sono tornato a Varese, perché eravamo convinti si meritasse la conferma dopo quanto fatto lo scorso anno. Lui ha rifiutato, non so se per scelta sua o del suo entourage. Fatto sta che ci siamo orientati su altri tipi di giocatore». Per quanto riguarda il play, il coach della stella tranquillizza l’ambiente: «Sia Rannikko sia Goss sono capaci di interpretare il ruolo in maniere diverse – commenta -. Sono compatibili, Goss può anche fare la guardia e con Jobey Thomas abbiamo tre giocatori per due ruoli che possono girare e nessuno che parte come cambio fisso. Siamo stati attenti a prendere due giocatori così, complementari. Da questo punto di vista siamo tranquilli: uno è ragionatore, molto ordinato, che fa giocare la squadra; uno sa segnare ed ha fantasia».  
 
bruno bianchi andrea giannini basketTanti i lettori che hanno scritto, qualcuno che c’era a Sarayevo nel 1970, l’anno della prima Coppa dei Campioni. Molte le domande sui giovani, sul vivaio e su qualche elemento delle squadre coordinate da Bruno Bianchi, su tutti Andrea Giannini (i due nella foto a lato), un 2.04 di 16 anni arrivato quest’anno dal Cus Bari: «Giannini è interessante, so che è un osservato speciale dal settore squadre nazionali: l’ho visto poco, ma ne ho parlo molto con Bruno e Andrea Meneghin: lo conoscerò nel corso della stagione – spiega il coach -. Io sono disponibile verso il settore giovanile con cui deve esserci un rapporto di scambio con la giusta divisione dei ruoli. Da non sottovalutare il ruolo di Guido Saibene, che porterà la sua esperienza in ottica di sviluppo futuro. Mian e Antonelli sono entrambi giovani. Il discorso è semplice: ci sono gerarchie ed equilibri in squadra, c’è chi giocherà di più e chi di meno, loro devono lavorare tanto per migliorarsi e imporsi all’attenzione di allenatore e soprattutto compagni. Devono essere sempre pronti perché nel corso dell’anno gli equilibri cambiano e l’allenatore deve cogliere l’attimo per dare spazio a chi magari all’inizio non ne ha tanto. Quantificare un minutaggio in partenza non vuol dire nulla. Mian è giovane, deve formarsi e deve migliorare molto nel palleggio e nel passaggio, mentre nel tiro ci sa fare. Antonelli ha spazi ridotti con l’arrivo di Fajardo, ma dovrà essere capace di sfruttare le magari poche occasioni che avrà».
 
Tra tanti tifosi curiosi ed entusiasti, ci sono anche i dubbiosi e tra loro chi chiede al coach di convincerlo a sottoscrivere l’abbonamento: «È diversa la situazione rispetto alla mia prima avventura a Varese: allora c’era una squadra forte, che veleggiava nei playoff e una società solida ed esperta – commenta Recalcati -; ora sono tornato per l’entusiasmo della novità, del progetto tutto nuovo. Io mi ricordo e sono riconoscente nei confronti di Varese, tassello fondamentale nella mia carriera, qui ho vinto per la prima volta, poi ho continuato a farlo altrove, fino in nazionale. Il passato però è passato: senza dimenticare chi ha lavorato gli anni scorsi, si deve voltare pagina e forse lo si doveva fare qualche mese prima. Per me allenatore e per gli abbonati sapere di essere partecipi e protagonisti dell’inizio di una storia è una motivazione enorme. Ci sarà da soffrire quest’anno, però sarà un anno che deve creare i presupposti per consolidare la società e aprire un discorso di programmazione a lungo termine».
 
Sul basket più in generale, Recalcati commenta colorito: «È stato un “colpo di culo” l’allargamento degli europei a 24 squadre, perché dà la possibilità per ragionare e programmare meglio», ha detto il coach. Sui passaporti facili bulgari, macedoni e così via Recalcati è secco: «Rischiano di falsare il campionato. Se ci sono le regole, bisogna anche stabilire se queste danno risultati. Per gli italiani obbligatori in campo, a distanza di anni si deve riconoscere che il sacrificio richiesto non ha prodotto gli utili sperati. Serve cambiare, trovare altre strade: liberalizzare stranieri e giovani, con un occhio agli italiani e ai campionati minori. Imporre non è servito, forse è ora di incentivare».
 
Infine, un giudizio sulla posizione di Varese nel ranking della prossima serie A: «Abbiamo fatto tanti cambi. So che tutti vorrebbero sentire la parola magica “playoff”, ma il nostro obiettivo deve essere sfruttare il potenziale al 100% più uno, superando le remore e i dubbi. Vedremo, in tanti hanno cambiato molto. Ripeto, dobbiamo dare alla società la possibilità di consolidarsi e programmare il futuro». La chiosa è dedicata agli abbonamenti, con l’obiettivo 2000 sempre più a portata: «Sento entusiasmo, calore e interesse, oltre che aspettative. D’altra parte Varese è così da sempre».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 29 settembre 2010
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