Scuola senza cassa: i soldi li dà il Ministero

Il Dirigente dell'Ufficio scolastico Merletti ha presentato il nuovo anno scolastico. Oltre 101.000 gli alunni con 9.300 professori. Dopo le polemiche dell'anno scorso, il Ministero accentra la gestione dei soldi

Il dirigente dell'Ufficio scolastico territoriale Claudio MerlettiSono 101.000 gli studenti varesini del nuovo anno scolastico. Un anno che si apre con grandi novità e qualche muso lungo, soprattutto tra i docenti.
La popolazione studentesca è cresciuta ma il numero dei docenti si è ridotto (9.300). Ciò comporterà un aumento degli alunni per classe con una media che passa, in provincia, dal 21,73 dell’anno passato ( 23,76 di media alle superiori e 21,07 alle medie) all’attuale 21,92.
La Riforma Gelmini è stata assorbita senza troppi scossoni dai ragazzi anche se si registra un pericoloso calo delle iscrizioni ai professionali. In queste ultime scuole le iscrizioni al primo anno sono calate dell’8% compensate da un +2% dei tecnici e +6% dei licei. Sono praticamente falliti i professionali triennali negli istituti statali, solo 309 iscritti.

La buona notizia è che sono aumentati, finalmente, gli insegnanti di sostegno che oggi sono in numero adeguato rispetto agli studenti diversamente abili (2.600).
Per la prima volta da anni si registra un arresto nel trend di crescita della studenti stranieri che  subisce, anzi, una leggerissima flessione.
I dipendenti del settore tecnico amministrativo impiegati quest’anno sono 2.626, di cui 1.729 bidelli che sono al centro di una verifica accurata: oltre 20 collaboratori scolastici su 100, infatti, hanno presentato esenzione per totale o parziale invalidità, creando non pochi problemi gestionali laddove si registrano concentrazioni eccessive.

E se questi sono i numeri reali della situazione, il clima che si  preannuncia non è dei migliori. Il dirigente regionale Colosio ha dato alcune direttive che impegnano gli attori della scuola a rimboccarsi le maniche: la scuola deve recuperare la sua autorevolezza e il suo ruolo centrale nella formazione di giovani generazioni chiamate a competere con il mondo intero; è chiamata a definire esattamente competenze e conoscenze chiave per potersi esprimere in un contesto locale ma anche globale; deve dotarsi di strumenti adeguati per orientare i propri alunni nelle scelte del futuro sia di carattere formativo sia educativo, in una collaborazione a rete che consideri tutti gli aspetti della crescita, anche quello comportamentale e degli stili di vita; deve creare figure in grado di rispondere alle esigenza del mondo del lavoro, colmando quel gap che oggi porta gli industriali a denunciare la carenza di 1.300 posti di figure tecniche e professionali per l’organizzazione lavorativa locale; deve costruire percorsi di conoscenza flessibili che si sleghino dal libro di testo per abbracciare opportunità tecnologiche molto più rapide e adattabili alle innovazioni quotidiane (bookinprogress); deve concentrarsi sullo sviluppo di competenze linguistiche che vadano al di là del puro insegnamento della lingua inglese e sfocino in insegnamenti in lingua, meglio se aperta anche a altri idiomi come l’arabo, il cinse o l’indiano.

Un elenco di obiettivi importanti che, però, si trova a fare il conto con una scuola sempre più povera di finanziamenti, con docenti sempre più impegnati in classe e meno disponibili sugli extra, a orari scolastici risicati dove condensare tradizione e innovazione, programmi e progetti.

A complicare l’atmosfera delle scuole, infine, ci sono le ultime decisioni del Ministero: vengono "abolite" le tariffazioni speciali per i compensi dei docenti durante le gite all’estero e si centralizzano le "borse" di tutti gli istituti.
La prima decisione è legata al "vezzo" che avevano gli insegnanti di scegliere mete straniere nel nome dello scambio e della multiculturalità per intascare più soldi rispetto ai colleghi che preferivano gite alla scoperta di bellezze italiche (tra le mete più gettonate c’erano Berna e Zurigo perchè le gite in Svizzera erano tra quelle più remunerate…). La seconda direttiva è legata alla protesta dei presidi lo scorso anno che chiedevano il pagamento dei propri crediti nei confronti dello Stato relativi alle supplenze o esami di maturità. Il ministero dell’Istruzione ha fatto sapere di aver onorato i propri impegni nello scorso giugno ma, avendo scoperto numerosi errori nella gestione dei soldi, preferisce intervenire direttamente accentrando in capo al settore finanziario del ministero la gestione dei finanziamenti: la scuola avrà sempre carta bianca per decidere dove e come impiegare la propria dotazione economica ma, per avere il finanziamento, dovrà inviare a Roma la richiesta con adeguata motivazione e giustificazione.Che l’anno abbia inizio!

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 10 settembre 2010
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