Se la “provincia con le ali” vola alto, l’Italia va in orbita

Ottimismo sulle prospettive del settore aerospaziale, a partire da Aermacchi con l'M-346; più in generale l'Italia rafforza il suo ruolo e europeo e con il "lanciatore" Vega ritrova l'accesso allo spazio

D’interesse, anche se non agevoli da seguire per i “profani”, gli interventi di tecnici e dirigenti susseguitisi nella tavola rotonda tenutasi presso la Liuc, indetta dai Rotary, sull’industria aerospaziale.
Giorgio Brazzelli, presidente di Alenia Aermacchi SpA e promotore del Distretto Aerospaziale Lombardo, ricordava l’entusiamo con cui si è accolto il lancio dell’M-346, addestratore che «al momento non teme confronti di sorta a livello globale». Il medesimo entusiasmo è stato messo nella costituzione del Distretto aerospaziale lombardo, che mira a competere con aree come Tolosa e la Baviera. Nell’attuale scenario del settore Brazzelli riconosceva il ruolo chiave delle tecnologie basate sul satellite artificiale, perfezionatesi in cinquant’anni in maniera esponenziale e assurte ormai a industria diffusa non solo nelle vecchie superpotenze, ma anche nei Paesi emergenti. Tecnologie indispensabili in ambito civile, per il monitoraggio, dal meteo all’ambiente, alla navigazione; e altrettanto in quello militare, si pensi solo a quanto possa servire in ambienti scarsamente mappati e privi di comunicazioni come quelli afghani. Sicurezza a tutto campo: per i soldati in guerra come per il comune cittadino. Prospettive rosee per un aerospaziale che, riferisce Brazzelli, cresce a livello globale, dove fattura qualcosa come 45 miliardi di euro, più altri 20 con i servizi collegati, e non ha risentito granché della crisi.
Giovanni Soccodato, direttore delle strategie del gruppo Finmeccanica, vede a sua volta un settore con una domanda crescente di servizi e applicazioni. Gli Stati Uniti restano i massimi investitori: il 4,4% del loro mostruoso budget di difesa va all’aerospaziale; in Italia è appena lo 0,7%, dato peraltro in linea con la media europea. L’Europa comunque c’è, indipendente e forte, anche se non del tutto unita nei programmi; ora anche la Gran Bretagna comincia a dire la sua e dotarsi di una propria agenzia spaziale. Con la revisione del trattato di Lisbona, la UE dovrà prendere in carico la programmazione spaziale come propria competenza, tra l’altro. Il vantaggio italiano è che quasi tutti i settori sono coperti: Finmeccanica, con Thales ed Eads, è uno dei gruppi leader in Europa.
Soccodato ha fatto notare come l‘attività spaziale, in tutto il mondo, è trascinata dagli investimenti istituzionali, o pubblici: appena l’11% viene da soggetti commerciali, con buona pace dell’idea che il privato fa tutto. È chiaro che l’accesso allo spazio è una questione anche di sovranità.
Non priva di liti la situazione europea: per avviare il programma del lanciatore Vega, un missile da 137 tonnellate, 30 metri d’altezza e quattro stadi che può portare una tonnellata e mezza in orbita bassa (LEO, 600 chilometri da terra), sono occorsi anni di scontri cn i francesi, ingelositi dalla minaccia alla loro dominanza continentale. Vega, infatti, progettato da Avio, è un missile in gran parte italiano, imposto come progetto europeo: volerà, pardon decollerà, dalla primavera 2011, da Kourou (Guyana francese).
Ne ha parlato Massimo Mazzola, Responsabile dei Rapporti Istituzionali AVIO e Membro del Comitato Scientifico del C.I.R.A. , che ha compiuto altresì un excursus storico sulla missilistica, dai tre padri – il russo Tsiolkovskij, il tedesco di Transilvania Oberth e l’americano Goddard – fino a Von Braun e alle sue creazioni, la V2 nazista e i missili che hanno portato l’uomo nello spazio e verso la Luna (il mastodontico Saturn V, 3000 tonnellate, 110 metri d’altezza). Tutta una corsa spinta da una competizione militare spietata: la Guerra Fredda. In palio, l’olocausto nucleare o la deterrenza reciproca. Fino allo Space Shuttle, ormai prossimo al pensionamento dopo costi altissimi e due tragedie, e ai grandi "lanciatori" russi e cinesi (Proton, Lunga Marcia), alle ambizioni di Paesi emergenti. Perchè il cosmo si sta facendo affollato, e non solo per la cosiddetta "spazzatura orbitante". Ma l’Italia, è la conclusione, cresciuta collaborando con il progetto Ariane, con il missile Vega ha ormai in pugno le chiavi dello spazio.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 28 settembre 2010
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