Si può fare

“Non sempre le cose capitano per caso”. È l’attacco di un articolo che racconta le novità della fiera di Varese appena inaugurata. Di fronte allo scenario di un lago circondato da un verde intenso, con il monte Rosa a far sempre da padrone di casa, laggiù in lontananza, guardingo e imponente, si sono aperti i battenti di un’edizione che trasuda ottimismo. Il tema centrale è la sicurezza dei cittadini, trattata con diverse angolazioni.

E mentre alla Schiranna si stavano sistemando gli ultimi stand, e si passavano gli aspirapolvere sulla moquette, a mille chilometri di distanza diecimila persone stavano assistendo a un grande funerale di popolo. Acciaroli, nel Cilento, salutava per l’ultima volta Angelo Vassallo, il “sindaco pescatore” barbaramente ucciso domenica notte. 

Sulle stesse colonne di questo giornale è uscito, una settimana fa, poche ore prima che venisse ammazzato, l’ultimo articolo da vivo che raccontava il perché dell’interesse per questa piccola comunità. Raccontava i percorsi virtuosi che talune amministrazioni del Sud compiono. Il bisogno di autonomia con uno Stato a fare da garante delle istituzioni e che sia vicino ai diversi territori. Tutti temi a noi molto cari. 

Vi domanderete cosa c’entra Varese e la sua fiera con tutto questo. Molto, perché il tema della sicurezza scelto dagli organizzatori e dal Comune appartiene a tutti e non fa differenze di latitudini. I processi di globalizzazione e di velocità di comunicazione non investono solo alcuni luoghi, ma tutto il mondo, compresa la nostra provincia. Gli interessi che si muovono in una terra ricca come la nostra sono enormi. Le autonomie che rivendicava Vassallo sono sacrosante, perché solo così le comunità possono crescere e sviluppare le proprie attitudini. Occorre però prestare grande attenzione. Se gli amministratori vengono lasciati soli i rischi sono grossi, e la fine del sindaco del Cilento è lì a dimostrarlo. 

Esiste però un secondo rischio molto più insidioso. La tentazione di fare quadrato, di erigere muri e steccati a protezione della propria terra, della propria ricchezza e perfino della propria presunta identità, può sembrare lecita, per molti anche opportuna, ma ha il respiro corto. La sicurezza è tale quando è inclusiva e non esclusiva. Quando è in grado di accogliere con regole certe e con i cittadini fieri di appartenere alla propria comunità. La sicurezza la si garantisce con la partecipazione, con la convinzione che ognuno di noi è protagonista della crescita del proprio paese. Non a caso il Prefetto ha ringraziato una per una tutte le realtà che permettono a Varese di aver raggiunto importanti risultati che garantiscono alla gente di vivere più tranquilla da queste parti. La fiera propone momenti di conoscenza per aumentare la consapevolezza dei cittadini.

Ecco possiamo ripartire da qua e dalla possibilità che questa terra, oltre a sperimentare servizi, inizi a riflettere che la sicurezza vera esiste laddove si possono lasciare le porte aperte. 

Si può fare, dicevano gli operatori e i “matti” delle cooperative sociali appena chiusi i manicomi. È uno slogan bello, ma può essere la realtà. Crediamoci. 

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 12 settembre 2010
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