Successo della ricerca elvetica: utilizzabile un cuore morto da 40 minuti

Un gruppo di ricercatori dell'Inselspital, l'ospedale universitario di Berna, sono riusciti a superare il limite di 20 minuti per il trapianto

Un gruppo di ricercatori dell’Inselspital, l’ospedale universitario di Berna, è riuscito a provare che un cuore può essere trapiantato anche quaranta minuti dopo che ha cessato di battere. Finora la finestra di tolleranza era di venti minuti. La scoperta è valsa ai ricercatori bernesi il premio annuale dell’Associazione europea di chirurgia cardiotoracica. Un articolo scientifico sarà pubblicato prossimamente sulla rivista dell’associazione.
Stando alla letteratura medica, il cuore ha un periodo di tolleranza all’ischemia – la riduzione dell’apporto di sangue arterioso ad un organo – di una ventina di minuti. In un comunicato, l’Inselspital afferma che il gruppo di ricercatori guidato da Thierry Carrel è «riuscito a raddoppiare, portandola a 40 minuti, la finestra di tolleranza cardiaca all’ischemia». Per ottenere questo risultato, la temperatura del cuore è stata abbassata da 37 a 32 gradi.
“Gli ultimi risultati preliminari indicano una sopravvivenza fino a 55 minuti – ha spiegato il professor Hendrik Tevaearai, membro del gruppo di ricerca. – È una scoperta che apre delle nuove prospettive per l’applicazione clinica”.
In particolare ci si augura che il fatto di poter espiantare cuori che hanno cessato di battere
permetterà di far salire il numero dei donatori. Oggi, una volta constatata la morte celebrale, il cuore del paziente viene mantenuto artificialmente in attività e alimentato con ossigeno fino all’arrivo dell’equipe medica che si occupa dell’espianto. L’organo viene poi messo in una soluzione conservante e portato ad una temperatura di quattro gradi per poi raggiungere, il più rapidamente possibile il destinatario.
Per medici, famigliari e pazienti, i quaranta minuti in cui un cuore "morto", ovvero non attaccato ad una macchina, resta idoneo per un trapianto significano tempo prezioso in più per prendere delle decisioni e operare. Restano da discutere gli aspetti etici e culturali. “Il cuore ha un grande valore simbolico – spiega Tevaearai. – Per il momento è difficile dire quando la nostra scoperta avrà dei risvolti pratici”.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 29 settembre 2010
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