Tra ratt e maiali

L'iniziativa contro i frontalieri e la sparata di Bossi contro i romani fanno arretrare ogni possibile dibattito

Sembra quasi che si siano messi d’accordo. Per qualche svizzero gli italiani sono evasori fiscali e mafiosi. In più rubano il lavoro.Per Bossi i romani sono porci. Il ministro poi nel correggersi rincara la dose affermando che visto che “se la sono presa, vorrà dire che si sentono in colpa”. In fondo, dice lui, era solo una battuta.

Il senatur non è mica come il suo eurodeputato Matteo Salvini che, un anno fa a Pontida, si era lasciato un po’ andare cantando che per la “puzza dei napoletani scappano anche i cani”, oppure da radio Padania tuonava “i topi sono più facili… sono più facili degli zingari da combattere…”. Non è nemmeno come quel Mario Borghezio, anche lui spedito dal capo a Bruxelles, che andava sui treni con bombolette spray per disinfestare le carrozze usate dalle “negre nigeriane”.
 
Bossi è un ministro della Repubblica, e fa benel’editorialista del Messaggero stamattina a dargli ragione in tema di gran premi, ma poi gli ricorda che i padani hanno tutti sangue romano e quindi insultando la capitale insulta anche i suoi cittadini.
In ogni caso viene da chiedersi se non ci sia qualche problema con la bussola, con i punti cardinali, perché ognuno insulta qualcosa o qualcuno sempre più a Sud di lui.
 
È ancora ignota la mano che ha dato vita a Bala i ratt, la squallida campagna contro i lavoratori frontalieri in Svizzera. È vero che esiste un problema in Canton Ticino, ma certamente non lo si affronta con queste modalità e con questi linguaggi.
Se i ratt italiani tornassero tutti nel loro paese la Svizzera avrebbe seri guai. Uno per tutti riguarda l’assistenza e la sanità. Un po’ come da noi del resto. Ma l’effetto non sarebbe soltanto quello, perché settori avanzati dell’economia ticinese si sono potuti sviluppare grazie alla presenza di personale qualificato italiano. Non solo, ma l’ingresso continuo di nostre aziende, attratte dalle condizioni elvetiche, stanno portando nuovo lavoro.
Insomma, di fronte a momenti di crisi, invece di far avanzare riflessioni e ragionamenti che migliorino la convivenza e aiutino a trovare soluzioni, si agita populismo e si lavora sulla paura.
Un pessimo modo di affrontare la realtà perché crea divisioni e genera sospetti. Sprechiamo energie enormi, e ogni volta che si tirano in ballo ratt e porci facciamo passi indietro tutti.
 

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 28 settembre 2010
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