«Un amore per l’America, che non si è mai scalfito»

Anna Bernardini, Direttrice di Villa Panza ricorda il Conte Panza di Biumo

Il grande muro di cinta non fa per nulla immaginare la sorpresa che riserva all’interno Villa Panza. Un elegante architettura ottocentesca che raccoglie la collezione italiana più importante di arte americana contemporanea. Un’arte apparentemente difficile, dove il colore e la luce sono i veri protagonisti, grandi tele monocromatiche che accompagnano il visitatore fino alle suggestive stanze realizzate da Flavin e Turrel. Queste opere, questi artisti, questi ambienti che amava profondamente, sono stati, fino all’ultimo, il pensiero fisso del Conte Panza di Biumo.
Anna Bernardini, direttrice di Villa Panza da quattro anni ricorda che anche negli ultimi colloqui le parole erano sempre le stesse «Ricordati della qualità, mi raccomando».
 
Era facile lavorare con il Conte Panza?
Era un uomo molto determinato e convinto delle proprie idee, ma come i grandi uomini però sempre disponibile e con grande rispetto per chi gli era di fronte.
 
Da dove veniva questa sua passione per l’America?
Giovane laureato in giurisprudenza volle andare in America per completare gli studi e ricordava sempre di come si innamorò di quel paese. Della luce, dell’aria, della natura, della grandezza degli spazi. Quell’amore non si è mai scalfito e subito è nata la passione per l’arte di quel paese e la collezione di artisti americani.
 
La collezione Panza, per la sua natura e per le opere esposte, non è semplice da comprendere, qual è il visitatore tipo?
Molti sono gli stranieri, persone a volte bizzarre che arrivano fino al colle in camper. Sicuramente visitatori di una certa levatura culturale. Per mia grande felicità in questo anno il numero è cresciuto.
 
Come te lo spieghi?
È difficile capire quale sia il meccanismo, sicuramente il lavoro di questi anni di conoscenza di questo bene, di comunicazione sta dando i suoi frutti. Alcuni visitatori sono anche turisti che vengono a Varese e che capitano a Villa Panza un po’ per caso. Forse anche il turismo nella nostra provincia sta dando i suoi frutti.
 
Le mostre temporanee fino ad ora e concordate con il Conte Panza hanno portato a Varese alcuni tra gli autori della collezione, pensate di proseguire per questa strada?
La qualità, come ricordavo, era il cruccio di Panza, e vogliamo portare avanti le sue idee. Per questo un comitato di professionisti affiancherà il FAI per proseguire sulla linea di approfondimento degli autori della collezione e del discorso legato al collezionismo con musei e privati.
 
Qual’era il progetto, se c’è, che Panza non è riuscito a realizzare?
Era molto amareggiato di non essere riuscito a lasciare un nucleo importante della sua collezione a Milano, che è stata la sua città.
 
La prossima mostra, già annunciata, sarà un omaggio a Rauschenberg.
Giuseppe Panza conobbe Rauschenberg, grazie a John Cage e nacque subito una grande affinità e ne comprò diverse opere.
 
Sarebbe stato più facile trovare due milioni di euro di sponsor o fa cambiare idea la Conte Panza?
Più facile trovare tre milioni di euro.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 17 settembre 2010
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