A Cascinetta il ricordo del partigiano Pegoraro

Tra le case operaie si è raccolta una piccola folla per comemmorare Angelo: era un garzone diciannovenne, diventato patriota antifascista e per questo ucciso

Gallarate non dimentica Angelo Pegoraro, partigiano ucciso nel 1945Cascinetta è ancora un quartiere popolare, oggi come allora. Le fabbriche non ci sono quasi più, ma le case operaie sono abitate da ex lavoratori pensionati, da giovani famiglie venute da lontano: nel cortile un cippo ricorda Angelo Pegoraro, il giovane operaio diciannovenne assassinato dai fascisti nell’inverno del 1945, il 16 gennaio. Domenica mattina l’Anpi ha ricordato il sacrificio del ragazzo del quartiere e a parlare è stato – come in altre occasioni – un giovane, anzi una giovane, Gaia Angelo. "La Resistenza è speranza, è il domani, non solo il passato. Non a caso sono al futuro anche i verbi delle tante canzoni proletarie" ha detto, indicando poi "eguaglianza e libertà" come i valori che guidavano quel giovane garzone che si unì ai partigiani, partecipò alla battaglia di Suno, nel novarese, e collaborò alla raccolta di armi, prima di essere ucciso a due passi dalla porta di casa, mentre tornava di notte a salutare la madre. Gaia ha parlato dei "tanti giovani che si impegnano" per una società più giusta, ma anche dei "tanti che assistono passivamente al degrado e all’arretramento di questo Paese". Di fronte agli iscritti dell’Anpi hanno parlato anche Marco Zocchi della Federazione della Sinistra (la sede di Gallarate è dedicata proprio al giovane partigiano) e Marco Bertoldo dell’IdV, che ha condannato anche l’episodio "vergognoso e illegale" accaduto a Luino, con un convegno di una associazione che si richiama alla tradizione fascista e nazista ospitato nei locali comunali. Un breve saluto infine è venuto anche dall’assessore comunale del Pdl Gianni Sparacia. Ma c’erano più semplicemente anche tante persone che tengono viva la memoria e l’impegno antifascista, alcune giovanissime, altre con i capelli bianchi e il ricordo di quei tempi bui ancora presente. E’ stato – come ha detto Marco Zocchi – "un ricordo caldo, in un giorno freddo".

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 16 gennaio 2011
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