“Abbiamo rischiato di dover chiudere il carcere”. Il grido d’allarme degli agenti

Venerdì la Polizia Penitenziaria sarà in piazza per protestare contro le condizioni di lavoro. Sui Miogni la Cisl denuncia: «Vive un processo di degrado e abbandono»

La Polizia Penitenziaria scende in piazza e protesta. Lo “sciopero” degli agenti che lavorano nelle carceri lombarde italiane è in programma per venerdì 28 gennaio con un presidio di fronte alla prefettura di Milano. Motivo? Le condizioni di lavoro – e potremmo dire di “vita” – negli istituti della regione. In piazza ci saranno anche gli agenti di Varese e Busto Arsizio (foto). Soprattutto nella realtà vicino a Malpensa, la situazione è al limite già da anni: quattrocento persone detenute in un luogo pensato per duecento. E il personale di polizia perennemente sottorganico.«Le problematiche che denunciamo  – spiega in un comunicato la Cisl Fns (Federazione nazionale della sicurezza) di Varese – ormai da diversi anni, sono molto complesse e di difficile soluzione. Subiscono gli effetti di scelte legislative, delle carenze del sistema giudiziario e di come la politica affronta il tema della sicurezza».

A Varese (foto) mancano 28 unità di Polizia Penitenziaria dalla pianta prevista. «La Casa Circondariale di Varese – piegano – di fatto vive un processo irreversibile di degrado e abbandono. Il muro di cinta del Carcere è transennato ormai da anni per che vi sono rischi di stacco e caduta di parti di esso; piove dai tetti nei reparti detentivi; vi sono tubazioni idriche fatiscenti, che spesso generano allagamenti e disservizi e seri pericoli per quanto concerne la sicurezza». E qui il pensiero corre subito al “problema” ormai storico di Varese. «Occorre – continua la Cisl – che l’Amministrazione Penitenziaria individui delle tempestive soluzioni, perlomeno se non ci sono le possibilità per costruirne un istituto nuovo, revochi perlomeno il vigente decreto di dismissione con un finanziamento di un progetto di ristrutturazione. Proprio in questi giorni sono iniziati i lavori per la riparazione del tetto della sezione detentiva, ciò significa che sono stati stanziati parecchie migliaia di euro per i lavori, però poco prima delle festività natalizie si è rischiato di chiudere l’istituto a causa di scoppio delle tubature idriche».

Ma la situazione è realmente drammatica in tutta la regione. La pianta organica della Polizia Penitenziaria della Lombardia è pari 5.353, con una carenza di circa 1.200 agenti rispetto al numero previsto in teoria. Il personale dei ruoli civili del Comparto Ministeri è deficitario di circa 200 unità: mancano Educatori; Assistenti Sociali; Psicologi; Amministrativi. Figure di fondamentale importanza per l’osservazione e il recupero delle persone recluse (nella foto, un momento della festa provinciale del Corpo).
Una situazione che si scarica prima di tutto sulle spalle delle persone detenute, ma anche su chi in carcere lavora ogni giorno. A partite proprio dagli agenti. «La mancanza di interventi seri di riforma del sistema penitenziario – lamentano i poliziotti –  è stata scaricata sulle spalle della Polizia Penitenziaria che negli anni ha assunto il ruolo, di fatto, di presidio medico, psicologo, rieducativo, il tutto garantendo contemporaneamente la sicurezza dei cittadini e dei detenuti stessi. A causa delle carenze dell’organico si sobbarca turni massacranti che mettono a dura prova l’equilibrio psicofisico ed alimentano la sindrome del "corto circuito", che come è noto chi la subisce ha un doppio stress quello proprio e quello della persona da aiutare che vive alimentato dalla frustrazione e dall’alienazione del luogo di lavoro».
Un lavoro enorme, non riconosciuto e non valorizzato dalla società, fatto di riposi non fruiti, ore di lavoro straordinario non pagato, spese di missioni anticipate e rimborsate dopo mesi e mesi, disagi che scontano le famiglie, rapporti disciplinari per inadempienze inevitabili, aggressioni subite e in casi estremi, soluzioni drammatiche come il suicidio. Proprio come succede ai detenuti: e infatti, con le carceri in questa condizione, “guardie e ladri” vivono in parte le stesse identiche difficoltà, giorno per giorno.  

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 27 gennaio 2011
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