Accordo Fiat, le reazioni

In una Torino nebbiosa e davanti ai cancelli deserti di Mirafiori (oggi non si lavora e lunedì sarà cassa integrazione) si registrano le reazioni dopo la vittoria del sì all’accordo tra azienda e sindacati

In una Torino nebbiosa e davanti ai cancelli deserti di Mirafiori (oggi non si lavora e lunedì sarà cassa integrazione) si registrano le reazioni dopo la vittoria del sì all’accordo tra azienda e sindacati.
 
«La maggioranza degli operai ha detto no. È un atto di coraggio eccezionale e una colossale sconfitta politica e morale per Marchionne ed i suoi sostenitori. È chiaro a tutti, ora, che c’e la forza per andare avanti e rovesciare l’accordo della vergogna». È Giorgio Cremaschi, presidente del comitato centrale della Fiom, a commentare l’esito del referendum a Mirafiori.
 
«Come per tutti i veri cambiamenti, la decisione è stata sofferta. Alla fine hanno vinto le ragioni del lavoro. Il sì all’accordo ci fa vedere, con più ottimismo, il futuro di Mirafiori e dell’industria automobilistica nel nostro Paese». È il leader della Uil, Luigi Angeletti, a commentare l’esito del referendum sull’accordo con Fiat per il rilancio dello stabilimento torinese di Mirafiori.
 
«L’esito del referendum apre un’evoluzione nelle relazioni industriali soprattutto nelle grandi fabbriche che dovrebbe consentire un migliore uso degli impianti e una effettiva crescita dei salari». È il commento, rilasciato ai microfoni del Gr2, del ministro del Lavoro Maurizio Sacconi sul risultato del referendum della Fiat di Mirafiori.
 
«Per il bene della fabbrica e del Paese mi auguro che i lavoratori abbiano deciso di essere protagonisti della nuova sfida della Fiat». Sono le parole del ministro dello Sviluppo Economico, Paolo Romani. È un metodo che «ci avvicina agli standard dei nostri concorrenti» e un ambito nel quale «le relazioni industriali devono essere parte attiva e non un ostacolo».
 
All’alba, davanti ai cancelli di Mirafiori, i sostenitori dell’accordo del 23 dicembre fra Fiat e sindacati si sono riuniti davanti ai cancelli di Mirafiori per dire, subito dopo la vittoria nel referendum, che quella di oggi «è una giornata storica» e «nulla sarà più come prima». A parlare è il segretario confederale Uil, Paolo Pirani, che dice che la giornata di oggi è «storica come quella del referendum sulla scala mobile del 1984. Nulla – aggiunge – resta come prima nelle relazioni industriali in Italia. È una vittoria di tutti i lavoratori di Mirafiori, anche di chi ha votato no. È una scelta importante perchè garantisce un futuro a Mirafiori e all’industria in Italia. I sindacati che hanno firmato l’accordo di Mirafiori si sono dimostrati rappresentativi sia degli operai sia degli impiegati». «È una giornata importante per Torino e per Mirafiori dopo forti tensioni nell’ultima settimana», aggiunge Claudio Chiarle, segretario della Fim di Torino. «Abbiamo creato le condizioni per il lavoro – sottolinea – e ora siamo a un punto di partenza: dopo la trattativa dobbiamo fare in modo che gli accordi si realizzino». Roberto Di Maulo, segretario generale Fismic, sottolinea il «segnale importante non solo per Mirafiori e il Piemonte ma per tutta l’economia nazionale». E indica come «importante il fatto che il sì ha vinto, di nove voti, anche se si considera solo il voto degli operai escludendo i voti degli impiegati». «Da lunedì – anticipa Eros Panicali, responsabile auto Uilm – vorremmo iniziare una nuova avventura del piano Fabbrica Italia, dopo gli accordi per Pomigliano e Mirafiori. Oggi vorrei guardare negli occhi Sergio Marchionne per vedere se è contento». «Credo – dice Nanni Tosco, segretario provinciale Cisl di Torino – che sia un accordo che l’intera comunità torinese si aspettava, che tutte le istituzioni volevano perchè rappresenta una spinta al superamento della crisi». Per Gianni Cortesi, segretario per la provincia di Torino della Uilm «c’e stata una grande prova di maturità dei lavoratori di Mirafiori nonostante le pressioni e la disinformazione. Ora il sì dirada le nubi che si addensavano sul futuro dello stabilimento». «È il primo referendum della storia che vinciamo a Mirafiori – conclude Maurizio Peverati, segretario provinciale UIL Torino – Politicamente in fabbrica è stato un ribaltone».
 
Sul fronte politico, per il Pd ha parlato Stefano Fassina, responsabile economia e lavoro: «Il risultato del referendum a Mirafiori va riconosciuto da tutti e deve far riflettere tutti. L’accordo viene giudicato dai lavoratori e dalle lavoratrici irrinunciabile, ma regressivo». Così. «In particolare – spiega – bocciano l’accordo gli operai più esposti all’intensificazione dei ritmi di lavoro. Ora, si devono affrontare i punti più controversi. L’azienda faccia la prima mossa: apra un confronto con tutte le rappresentanze sindacali per affrontare un dissenso così ampio ed i tanti »si« così forzati. Non si può governare una grande fabbrica con la logica del comando e della deterrenza. Infine, il Governo smetta di lavorare ad alimentare il conflitto. Prenda un’iniziativa, convochi le parti e offra un contributo a risolvere i problemi aperti», conclude Fassina.
 
«La vittoria dei sì a Mirafiori ha un valore storico, e sarà ricordata come la marcia dei 40mila o come il referendum sulla scala mobile. Ragionevolezza contro demagogia, modernità contro conservazione, serietà contro massimalismo. Resta l’amarezza per come il Pd e Bersani, nei giorni decisivi, si siano di fatto accodati alla Fiom, pur di polemizzare contro Berlusconi e Marchionne». Lo ha detto Daniele Capezzone, portavoce Pdl.

«Per Marchionne è stata la vittoria più amara e per Fiom la sconfitta più gratificante». Così il leader di Sinistra e Libertà, Nichi Vendola, commenta a l’esito del referendum di Mirafiori che ha visto prevalere i "sì" di misura. Secondo Vendola «la partita non si è chiusa ma si è riaperta« poichè »il no vince tra gli operai e il sì con i capi e i capetti». «Questo voto significa che il tentativo di chiudere la partita, di imporre una radicalizzazione militare non serve a niente» e che è ora possibile «riaprire una stagione di lotte per i diritti di chi lavora». Marchionne «sta facendo danno al sistema delle imprese. Prendere lo scalpo della Fiom significa compromettere il sindacato ma l’industria è stata forte quando il sindacato è stato forte». 
 
«La vittoria dei sì è importante, sblocca investimenti e posti di lavoro. È anche un segnale incoraggiante in un contesto in cui è assolutamente necessario remare tutti nella stessa direzione. Adesso bisogna vigilare perchè vengano fatti tutti gli investimenti e mantenuti, anzi aumentati, i posti di lavoro». Lo ha dichiarato il presidente della Regione Piemonte, Roberto Cota, in riferimento all’esito del referendum sull’accordo per lo stabilimento Fiat di Mirafiori.
«Il risultato molto incoraggiante del voto di Mirafiori è particolarmente significativo, in quanto espressione della "aristocrazia" della classe operaia, che non a caso risiede al Nord». Lo afferma l’eurodeputato della Lega Mario Borghezio. «Ma i grossi sacrifici che questi lavoratori hanno accettato, non sarebbero socialmente e politicamente più sostenibili, se non si realizza, con urgenza, una piena democrazia economica attraverso la partecipazione dei lavoratori in "consigli di gestione" sul modello renano. Cioè, tenendo conto del valore e del peso indiscutibili dei non pochi "Cipputi" che più che legittimamente hanno votato per il no, ma non per questo meritano di essere discriminati».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 15 gennaio 2011
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