“Attenti, perchè la ferocia può tornare”

Commemorazione dei deportati e caduti della Comerio Ercole. II relatore, prof. Carlo Smuraglia (Anpi): mantenere viva la memoria, alta la guardia su violenza e odio, e fissa la rotta sul faro della Costituzione

Si è tenuta oggi, sabato 15 gennaio 2011, l’annuale commemorazione dei caduti della Comerio Ercole, simbolo della Resistenza operaia bustocca, armata e non, al nazifascismo. La giornata ha avuto inizio con il tradizionale omaggio al cippo posto in fondo al parco Comerio, prorio laddove sorgeva originariamente la fabbrica, presenti autorità non solo bustocche, civili, militari e religiose: ivi incluso il sindaco Gigi Farioli che non ha voluto mancare, pur essendo non al meglio causa influenza.
È così risuonato il "silenzio" davanti alla lapide che ricorda le vittime della barbarie degli occupanti e dei loro scherani fascisti. Vittorio Arconti, Arturo Cucchetti, Ambrogio Gallazzi, Alvise Mazzon, Giacomo Biancini, Guglielmo Toia, colpevoli di aver fomentato uno sciopero, vennero arrestati il 10 gennaio 1944, nella Busto occupata dai tedeschi e sottoposta al regime di Salò: con loro Melchiorre Comerio, fratello del titolare della ditta, che venne rilasciato, mentre gli altri furono deportati nel terribile campo di sterminio di Mauthausen, in Austria. Arconti, Gallazzi e Cucchetti non fecero ritorno a casa. Mazzon potè è farlo a stento, e morì qualche mese dopo la fine del conflitto per gli stenti subiti nel lager.
Con queste vittime, la lapide ricorda anche altri lavoratori della Comerio che hanno perso la vita battendosi da partigiani: Giovanni Ballarati, Luigi Caimi, Rodolfo Mara, Bruno Raimondi e Mario Vago.

Dopo la breve cerimonia presso il parco Comerio, la comitiva si è spostata di poche centinaia di metri fino al Museo del Tessile, dove in sala conferenze si sono tenuti i discorsi ufficiali. Ospite e relatore principale era il presidente di ANPI Milano, il prof. Carlo Smuraglia, classe 1923, già resistente, consigliere regionale lombardo (1970-1985, PCI; dal 1978 presidente del consiglio regionale), membro del CSM (1986-1990) e parlamentare (1992-2001, con il Pds-Ds).
«Purtroppo in Italia la memoria è corta» ha ricordato Smuraglia «e vi contribuiscono attivamente revisionismoi e negazionismi, al fine di far calare l’oblio su fatti che ormai i giovani non conoscono, o conoscono superficialmente, tanto appaiono remoti. La memoria non diventi mai rituale ma resti viva, accompagnata da conoscenza e riflessione» è l’invito del relatore. «A ogni caduto, ci dice Elie Wiesel, corrispondono sentimenti, speranze e un futuro stroncati. Il senso vero del ricordo è nel recupero dei sogni di libertà di coloro che sono stati annientati. Per questo qui ricordiamo insieme partigiani e scioperanti, la cui uccisione è prova palmare della ferocia nazifascista, scatenata di fronte al coraggio e all’anelito di libertà di chi, italiano, era visto solo come traditore o come servo». La Resistenza voleva porre fine alla guerra e all’occupazione nazista quanto prima, e conquistare la libertà sul campo. «Essa parte proprio dagli scioperi del marzo 1943 (agli sgoccioli del Ventennio fascista, ma prima dell’occupazione tedesca ndr), che furono sì di natura economica ma avevano già richieste politiche, riconosciute come tali dalle stesse autorità di polizia fasciste». La repressione si fece spietata con l’arrivo dei nazisti a settembre, e le successive ondate di scioperi contro la guerra, per il pane e la libertà, costarono sempre più care, fino alla deportazione e alla morte. «Sprovveduti parlano di Nuova Resistenza, e penso allora alle angosce e al rischio sofferti allora. Dell’esempio di questi caduti» è la lezione di Smuraglia «c’è bisogno in questa società disgregata: per rendere loro giustizia bisogna recuperarne i valori, quelli scritti poi nella Costituzione. Attenti, perchè la violenza è sempre in agguato, e non solo quella fisica: la ferocia può tornare. La democrazia ha resistito a stragi e terrorismo, cose terribili, ma va consolidata. Fa male vedere che ancora oggi si compilano su Internet liste di personalità di fede ebraica per odio razziale; che un vescovo d’Oltroceano neghi la realtà dei campi di sterminio; fa male che a tanti giovani sia negata la speranza di un futuro migliore; fa male la strage di Tucson, per colpire un politico di cui non si condividono le idee, questi sono semi del male. Il nostro faro sia e resti la Costituzione: quanto a noi, cerchiamo di essere degni dell’esempio e del sacrificio di questi nostri caduti».

La parola "Mirafiori" non si è udita, ma parlando di lavoro e operai, qualche vago spunto si può cogliere. Natale Pargoletti, presentando per la RSU della Comerio Ercole, ricordava come in ditta si siano alternati momenti difficili ad altri di grande soddisfazione, ma sempre nel rispetto delle persone e nella valorizzazione di ruoli e competenze. «Ci piacerebbe che anche altrove si agisse così, evitando scontri e incomprensioni». «Non è sterile orgoglio rappresentare la città» diceva il sindaco Farioli «commemorando un sacrificio fatto per la libertà, per una giusta causa degna anche del rischio della vita: oggi vediamo contrapposizione, rissa ideologica, una sofferta scelta del mondo sindacale e operaio. Ma la libertà è fatta anche sdi scelte diverse; la speranza c’è. E dall’esempio di questi caduti ci viene un messaggio eterno». Farioli, oltre a insistere sui "primati" della città, per primo quello di popolazione da poco ufficializzato a livello provinciale, ha puntato sulla capacità di fare memoria (Giornata della Memoria) «senza farne un’abitudine», accogliendo testimoni preziosi come Liliana Segre o Nedo Fiano; e di fare ricordo (Giornata del Ricordo) «senza farne un tirare la Storia di qua e di là». A ognuno le sue tragedie, che poi sono quelle di tutta l’umanità.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 15 gennaio 2011
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