Auguri Dino, micidiale in campo e negli scherzi

Tra pochi giorni il mito Meneghin compie 61 anni: dopo i riconoscimenti a Morse e Raga è ora di pensare a questo campione, che è anche un inguaribile guascone

L’anno scorso di questi tempi ero lontano da Varese e non mi fu possibile partecipare, in qualunque modo, al coro degli auguri per i 60 anni di Dino Meneghin. Mi rifaccio quest’anno per il  traguardo di quota 61, che ci ritrova entrambi di 12 mesi più anziani.
Sono avanti di una generazione rispetto a Dino e quindi, guardando alla vita come a una partita di basket, sono al quarto periodo, da affrontare, per quanto è possibile, in allegria, come esige il mio carattere. D’altra parte si deve essere allegri leggendo su Varesenews che un mio delizioso compagno di viaggio nella professione, Claudio Piovanelli, è stato insignito dell’ordine dei decani del giornalismo sportivo bosino.
Ettore Pagani ed io, sia pure come decani onorari, abbiamo subito disdetto il monolocale prenotato a Giubiano. Non è come dire, davvero con poco stile, al carissimo Claudio «Va avanti ti che a mi me scapa de rid», ma per cercare di uscire in qualche modo da una non ambita classifica; avere noi inoltre un decano da incoraggiare per anni e anni è una illusione decisamente gradevole.
Gli auguri a Dino non li faccio di persona per timore della mia incolumità e spiego subito il motivo della scelta. Ci siano rivisti, dopo non poco tempo, in occasione della festa in onore di Manuel Raga, orgia di amore e tifo sportivi, che seguiva quella per Bob Morse, entrambi diventati cittadini onorari di Varese.
Il mio incontro: abbracci, affetto vero, un momento commovente nel corso del quale ho abbassato la guardia, eppure Dino lo conoscevo bene. Per rendere agevole il colloquio Dino (nella foto con Ciccio Della Fiori) si era seduto su una delle poltroncine del palasport, io gli stavo davanti, in piedi. Una lunga chiacchierata, poi il congedo del vecchio cronista dall’atleta che aveva visto sbocciare e diventare campionissimo del basket: mi sono girato per andarmene e solo la spalliera di una poltroncina mi ha salvato da un ruzzolone clamoroso causato dal tradizionale e micidiale sgambetto che Dino riservava e riserva agli amici. 
In fatto di sgambetti Meneghin formava una temibile coppia con Rusconi: Dodo per due volte, una a Varese, l’altra a Mosca, fece rotolare e per parecchi metri il massaggiatore Marino Capellini, già di per sé una palla di ciccia, per servizio scattato dalla panchina in campo durante una pausa del gioco. 
Dal passato al presente. Non molti giorni or sono la città ha celebrato la più bella famiglia di sportivi varesini, quella degli Ossola, poi c’è stata la cerimonia per il papà del miracolo Varese, Giovanni Borghi: mi sembra bellissimo oltre che doveroso questo viaggio nei ricordi e allora mi sia permesso di suggerire anche una tappa dedicata a Dino Meneghin. Tanto più che  Dino oggi è presidente della  federazione nazionale. Davvero non finisce mai di essere un grande varesino.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 13 gennaio 2011
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