Bandiere a lutto

Cinque anni fa scrivevamo che era ora di cambiare pagina. Aldo Fumagalli aveva da poche ore rassegnato le dimissioni. Uno dei primi gesti che fece, fu quello di telefonare al nostro giornale, che più di tutti aveva denunciato scandali e comportamenti arroganti. Varesenews aveva mosso i primi passi proprio con l’avvio del suo mandato nel 1997. Iniziammo a seguire la sua attività amministrativa, e quasi da subito fu evidente l’intento di demolire quanto progettato dal suo predecessore e compagno di partito. Fumagalli vedeva come il fumo negli occhi Raimondo Fassa. Si adoperò per chiudere ogni esperienza quali il trambus e il piano della mobilità, l’accademia delle belle arti a Villa Toeplitz, l’acquisizione della caserma Garibaldi e altro ancora.
Provò a mettere le mani pesantemente sul Molina convinto di poter continuare a comandare indisturbato, quasi fosse ancora lui il presidente. Smantellò parte delle esperienze eccellenti in campo di servizi educativi. Varese sconta ancora i danni della sua pessima amministrazione.
Come tanti potenti, quando perdono il potere, vide aggirarsi attorno a lui avvoltoi e sciacalli. Le pecorelle che andavano a corte improvvisamente brindarono alla sua caduta. Noi non fummo tra quelli.
Per il bene della città se ne doveva andare e l’azione della Magistratura arrivò laddove non era riuscita la politica. C’è da ricordare che quando nel 2002 venne ricandidato, Fabio Binelli, un leghista duro e  puro, con un blitz in casa propria, issò una bandiera listata a lutto sul balcone della sede del Carroccio. Gli costò caro quel gesto ma, come tanti altri, non ne poteva più di assistere alle nefandezze del suo sindaco.
Aldo Fumagalli ci telefonò per congedarsi e per ringraziarci di non aver infierito sulla sua vicenda giudiziaria. Gli dicemmo che era troppo facile prendersela con chi è in difficoltà.
Oggi c’è una tappa importante non solo per lui. In quell’aula di Tribunale si è deciso di rinviare a giudizio l’ex sindaco, e solo lui dovrà rispondere, perché la responsabilità penale, come previsto dal nostro ordinamento giuridico, è personale. Quel processo però ha un fortissimo valore simbolico perché smaschera quanto di peggio può fare l’arroganza del potere. Fumagalli si credeva impunibile, protetto, garantito. Così non è stato, almeno per la giustizia.
Le contestazioni sono pesanti come macigni. Concussione e peculato sono i capi d’imputazione. Usava le auto di servizio per scopi personali e non solo. Era solito frequentare quelle che solo qualche stagione dopo avremo scoperto chiamarsi escort. Violò la legge Bossi – Fini e tanto altro.
Fa sorridere che, dopo tanto tempo, si arrivi al processo proprio nelle ore in cui l’attuale Presidente del Consiglio è investito da una bufera di scandali sessuali, ed è indagato per favoreggiamento della prostituzione e concussione. Le accuse rivolte a Fumagalli sembrano cose da educande a confronto, ma così non è.  L’ex sindaco ora avrà la possibilità di difendersi e staremo a vedere. 
Dopo gli anni di mani pulite, in cui andò in carcere un’intera classe politica dalla Dc al Pci, passando dal Psi, Varese non si aspettava di veder finire così un altro sindaco.
Sono in tanti quelli che chiedono giustizia. Per la politica sembrano passati secoli, e forse a pochi interessa voltarsi indietro e rivedere quella stagione con cui invece dobbiamo fare tutti i conti.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 20 gennaio 2011
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