Battaglia legale per il caffè, via dagli scaffali le finte Nespresso

Il tribunale dà ragione alla Nestlé: le cialde, che costavano la metà di quelle originali, dovranno essere ritirate. Pesanti conseguenze per l'azienda che le produceva

guerra in svizzera per le capsule nespressoErano compatibili con le macchine del caffè Nespresso (ma costavano la metà) e per questo erano andate a ruba dagli scaffali della Denner, una catena discount elvetica appartenente al gruppo Migros. Ma le cialde prodotte dall’azienda Alice Allison (prima Ticinese e che ora ha sede nei Grigioni) dovranno essere ritirate dal commercio. Lo ha deciso ieri il tribunale di San Gallo che con la sua sentenza ha dato ragione alla Nestlé che aveva dichiarato battaglia alla concorrente del caffè.
La Denner, principale distributrice di questo tipo di cialde, avrà ora dieci giorni di tempo per prendere posizione sulla decisione del tribunale del commercio. 
«Ci difenderemo con tutti i mezzi giuridici», ha dichiarato all’ATS Nicole Schöwel, portavoce della Denner. «Abbiamo fiducia e speriamo in una rapida decisione», ha aggiunto, precisando che prima del lancio delle capsule è stata analizzata la situazione legale.

A infastidire il colosso elvetico è stato con ogni probabilità il successo delle "imitazioni". Il discount svizzero offriva infatti, dal dicembre scorso, ben quattro tipi di capsule (Denner Expresso Milano, Denner Ethiopian Dream, Denner Indian Summer e Denner Dolce Vita) al prezzo di lancio di 0,25 franchi l’una (quasi la metà di quelle amate da George Clooney). La celebrità di questo prodotto e dell’azienda produttrice era in forte crescita grazie anche al passaparola su internet e sui media locali.

Ora però le notizie sono di tutt’altro tenore: sembra infatti che per l’azienda Alice Allison le conseguenze della decisione della corte saranno drastiche. Il fondatore e direttore tecnico, Giovanni Alberti, ha espresso alla Rsi l’intenzione di licenziare i suoi 25 dipendenti: «Al momento dobbiamo sospendere tutte le attività produttive. Riteniamo che quella decisa dal tribunale sia una misura estrema, del tutto sproporzionata». Ancora secondo le prime informazioni soltanto una piccola parte della produzione dovrebbe rimanere attiva, quella che riguarda la vendita in internet di capsule vuote.


di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 11 gennaio 2011
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