Cantarella: “Io oggi salirei sui tetti”

La docente di diritto Greco dell'università Statale di Milano ha tenuto una lezione agli studenti del liceo classico Cairoli sulla vendetta e il diritto nei poemi omerici e nell’Antigone di Sofocle. «La tragedia serve a discutere dei problemi del momento»

«Antigone ribellandosi alle leggi di Creonte fa un atto di disobbedienza civile. Lei, oggi, quale legge disubbidirebbe?». È una domanda secca, giustamente sfrontata, quella che la studentessa del liceo classico Cairoli pone a Eva Cantarella, grande esperta di diritto greco, docente universitaria e saggista, che ha appena terminato un’affascinante lezione sulla  nascita dei concetti di responsabilità individuale, colpa e legge nei poemi omerici e nell’Antigone di Sofocle.
La professoressa, senza preavviso, viene chiamata a mettersi in gioco. «Se fosse vietato incatenarsi ai tribunali in segno di protesta, io mi incatenerei» risponde con prontezza. Ma subito dopo rilancia, perché capisce che gli studenti in platea hanno bisogno di un segnale che riporti la letteratura, la tragedia greca e i poemi omerici nell’attualità, nella vita vissuta. «Se avessi avuto la vostra età, sarei salita sui tetti». Scatta un applauso sentito, prolungato.
La mattinata al cinema Vela, organizzata da alcuni docenti del classico, corre via veloce, come sempre accade quando le parole e gli argomenti entrano nella testa e nell’anima. Responsabilità morale e giuridica, diritto e vendetta. Roba tutt’altro che leggera, non per una donna che ha fatto del mondo classico il proprio centro di riferimento. «Mio padre era un grecista- racconta la Cantarella – e quando ero piccola, per farmi addormentare, mi raccontava l’Odissea».
La sua vita, dunque, si confronta con Ulisse, Achille, Patroclo, Penelope e tutti gli eroi omerici anche quando sceglie di diventare una giurista. Già, perché nei classici greci, sebbene non ci sia un ordine preciso, si possono individuare con una certa chiarezza alcuni concetti che gli avvocati usano quotidianamente, come: vendetta, responsabilità, involontarietà e volontarietà, dolo e colpa. «Nei poemi omerici – spiega la docente – l’uomo pensa di essere preda della natura divinizzata. Il mondo della vendetta non è senza regole, è piuttosto un mondo dove prevalgono le virtù competitive. Achille, che è un serial killer, è l’eroe più grande perché riesce a imporre la sua volontà. Basta guardarlo male per far scattare la sua vendetta».
L’idea di essere attore della propria storia nasce invece un po’ alla volta e il contributo di Ulisse in questo processo è determinante proprio perché è un eroe diverso dagli altri in quanto porta alle estreme conseguenze il travaglio di pensiero riguardante la volontarietà e l’involontarietà dell’azione. «Ulisse, a differenza di Achille che è preda dell’ira – continua Cantarella – riesce ad autodeterminarsi perché l’astuzia senza autocontrollo non serve a niente. È anche un grande anticipatore dei principi che da lì a pochi anni verranno affermati nella prima legge di Draconte (o Dracone ndr) sull’omicidio».
Gli studenti ascoltano con interesse e alla fine si presentano sul palco con una serie di domande relative all’ereditarietà della colpa, al rapporto tra vergogna e responsabilità, alla concezione della donna nel mondo omerico. Ma è l’Antigone di Sofocle («la cultura dell’800 considerava questa tragedia l’opera d’arte più vicina alla perfezione») a scatenare la curiosità dei ragazzi, perché i temi affrontati sono quelli più vicini alla loro sensibilità: disobbedienza civile, osservanza delle leggi,  principio di uguaglianza degli uomini di fronte alla legge. Eva Cantarella ha un’evidente ammirazione per Antigone, eroina in un contesto dove predomina la figura maschile, e non solo per qualche reminiscenza femminista. «Le vostre sono tutte domande intelligenti» conclude la docente.
Segno che Antigone è ancora presente tra noi.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 17 gennaio 2011
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