Certificati sanitari online: i camici bianchi si ribellano

Dal primo febbraio entrano in vigore le nuove disposizioni che prevedono l'invio telematico da parte dei medici di base all'Inps dei certificati di malattia

Da domani, 1 Febbraio, i medici italiani dovrebbero recepire la grande rivoluzione digitale. L’innovazione, però, ha scatenato la rivolta dei medici di medicina generale che annunciano di voler dar vita a una protesta senza precedenti.
Domani, infatti, scattano le sanzioni per i dottori che non mandano all’Inps i referti della malattia utilizzando la via informatica. In base alla nuova procedura, se i dati del malato non verranno comunicati per due volte, potrà scattare il licenziamento per il dottore.

Il punto è che da circa la metà dei medici non sono ancora pronti perché non hanno programmi e connessioni adeguate. «Regioni come Lombardia ed Emilia sono molto avanti, tutti possono mandare i certificati online. Altre sono molto indietro», la principale accusa che muovono i sindacati di categoria
Il ministero, secondo i "ribelli", non avrebbe messo a disposizione un sistema efficiente, perché spesso, soprattutto il lunedì, il cervellone si blocca e il call center che lo dovrebbe sostituire non sempre funziona.
I medici non intendono accettare le sanzioni. «Bisogna rinviarle per un anno. Ci aspettiamo che si prenda questa decisione. Del resto l’ingiustizia è lampante. Il medico viene colpito con la sanzione disciplinare, che tra l’altro non è graduata, se non ha l’attrezzatura adeguata, ma paga anche se non funziona il cervellone del ministero»

Il nuovo sistema per la trasmissione dei certificati di malattia all’Inps è entrato in funzione nell’aprile dello scorso anno anche se ha iniziato a lavorare in giugno.
Il referto scritto dal dottore per un lavoratore che deve rimanere a casa viene scritto a computer e spedito direttamente al cervellone dell’Inps. Due copie del certificato viene rilasciata al dipendente
che ne terrà una per sé e manderà l’altra, senza diagnosi, al datore di lavoro. 

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 31 gennaio 2011
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