Concussione e peculato, l’ex sindaco Fumagalli rinviato a giudizio

Dopo 4 ore di udienza preliminare, il gup Fazio ha deciso: Aldo Fumagalli sarà processato il prossimo 3 maggio. Respinte le eccezioni dei suoi difensori. Spuntano accompagnatrici russe e imprenditori compiacenti

Dopo 6 anni, per Aldo Fumagalli, ex sindaco leghista di Varese, è arrivata la resa dei conti. Il giudice dell’udienza preliminare Giuseppe Fazio ha infatti accolto la richiesta di rinvio a giudizio del pubblico ministero Agostino Abate. Il 3 maggio prossimo, dunque, Fumagalli comparirà di fronte al giudice del dibattimento per rispondere dell’imputazione di concussione e peculato.
Secondo la pubblica accusa, l’ex sindaco usava la macchina di servizio con tanto di autista per suo vantaggio personale e per viaggi speciali di piacere, a volte da solo a volte accompagnato da alcune signorine rumene. Sono cinque le ragazze identificate, all’epoca dei fatti erano extracomunitarie. Fumagalli in alcune occasioni avrebbe anche ordinato di andare a prelevare, sempre con l’auto di servizio, quelle che stavano fuori città (Monza, Stresa, Travedona, Reno di Leggiuno) con viaggio di ritorno compreso.

La seconda ipotesi di peculato
riguarda, invece, l’appartamento di via Vetta d’Italia n. 8, di proprietà del comune e destinato alle emergenze famigliari. In questo caso Fumagalli avrebbe ordinato al dirigente del servizio per gli immigrati, Silvio Pieretti, di consegnare le chiavi dell’abitazione per sistemare una ragazza rumena priva dei requisiti per soggiornare in Italia. Questa situazione risale al 23 ottobre 2002 e si sarebbe protratta fino al 11 novembre dello stesso anno. Sarà lo stesso Pieretti a intimare al sindaco di liberare l’appartamento, sotto la minaccia di farlo sgomberare dalla forza pubblica. Dopo qualche mese, al dirigente dell’ufficio immigrati del comune, nonostante 12 anni di onorato servizio e un egregio lavoro svolto sulle comunità straniere, non verrà rinnovato l’incarico.
I casi di concussione contestati a Fumagalli sono due e riguardano entrambi la cooperativa “Settelaghi” che aveva in appalto alcuni servizi proprio dal comune. Nel primo caso, il sindaco avrebbe indotto la presidente della cooperativa, Augusta Lena, a promettergli l’assunzione in diversi momenti, tra il 2003 e il 2004, di tre ragazze rumene, di cui una clandestina. Nel secondo caso, l’ex sindaco avrebbe fatto pressioni sulla stessa cooperativa per ottenere la disponibilità di un appartamento in via Marzorati per «piazzare» un’altra ragazza, rimasta senza casa, dopo essere stata ospitata per un periodo in un’abitazione a Reno di Leggiuno di proprietà dell’ex assessore Alessio Nicoletti, allora in quota ad Alleanza nazionale.
A completare lo scenario ci sono anche delle comparse. Si tratta di alcuni imprenditori edìli della zona che insieme all’ex sindaco si accompagnavano alle ragazze. Fumagalli avrebbe partecipato anche ad un festino ai bordi della piscina di un grande albergo sul Lago Maggiore con tanto di accompagnatrice russa,  fornita dagli organizzatori, con cui avrebbe trascorso la notte.

La difesa dell’ex sindaco, rappresentata dagli avvocati Cesare Cicorella e Giancarlo Beraldo, ha sollevato alcune eccezioni. Prima fra tutte il deposito tardivo della richiesta di proroga delle indagini. «Doveva essere depositata il 17 settembre del 2005 – spiega l’avvocato Cicorella – . C’è un timbro, una correzione a penna e manca l’attestazione. Secondo noi, dunque, le indagini sulla concussione e il peculato non erano utilizzabili».
Inoltre, sempre secondo la difesa, i due autisti di Fumagalli, chiamati come testi a carico dell’indagato, dovevano essere a loro volta indagati. «Se l’incaricato di pubblico servizio è colui che guida l’auto blu – continua Cicorella – è lui che ne risponde se accompagna delle persone».
Sulla concussione per gli avvocati non ci sarebbe stata quella pressione necessaria a configurare il reato. «In un messaggio mandato ad Augusta Lena, presidente della cooperativa "Settelaghi", Fumagalli scrive: “Ti trasmetto i dati della ragazza, speriamo bene”. Inoltre ci sono le fotocopie dei passaporti. Se ci fosse concussione uno non si comporterebbe così, perché cercherebbe di non lasciare tracce del proprio reato».
La presidente della cooperativa "Settelaghi", che si è costituita parte civile, era presente in aula. «Sono contenta dopo tanti anni di ottenere giustizia» ha detto Augusta Lena con il sorriso sulle labbra.
La data per l’inizio del dibattimento è stata fissata per il 3 maggio prossimo. Attesa una lunga sfilata di testimoni.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 20 gennaio 2011
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