Dal comune l’ordinanza anti sexy-shop

L’apertura del negozio a pochi metri dalla chiesa viene così impedita dall’amministrazione. Il sindaco: “Non facciamo gli ipocriti, è solo una questione di inopportunità”

Il negozio dove dovrebbe aprire il sexy shopUn’ordinanza mirata contro l’apertura del sexy shop di Tradate. L’esercizio lo vuole aprire una cittadina tradatese, già proprietaria di un sexy shop a Varese. Ma si è trovata di fronte il parere fortemente negativo della Giunta di Tradate (Lega-Pdl), dovuto soprattutto alla collocazione del negozio: ovvero in via de Simone, a duecento metri dalla chiesa parrocchiale di Santo Stefano e a cinquanta metri dalla libreria religiosa San Carlo.
La Giunta che si è svolta giovedì sera ha affrontato la questione. La titolare del futuro negozio, se rispetta le regole, non ha bisogno di alcuna autorizzazione per aprire. E la sua intenzione era di alzare la saracinesca a febbraio, garantendo al comune che non avrebbe allestito alcuna vetrina. «Non si tratta della vetrina – spiega il sindaco Stefano Candiani -, è una questione di collocamento, di opportunità e di decoro. Per questo, abbiamo deciso di emettere l’ordinanza e di portare anche in consiglio comunale una modifica del regolamento sui negozi del centro storico».
L’ordinanza, che il segretario comunale deve stendere già nella giornata di venerdì, ricalcherà sostanzialmente quella emessa due anni fa nei confronti della presenza dei videopoker, basandosi sulla distanza minima, mille metri, da rispettare nei confronti degli “edifici sensibili”. Con questo termine si intende chiese, scuole, e altro.
«Non facciamo gli ipocriti – aggiunge Candiani -: la questione non e l’attività, ma il collocamento, per decoro e buon gusto. Mi stupisco che la proprietà dell’edificio abbia accettato di affittare a un esercizio così». Sulla questione interviene anche il vicesindaco, Vito Pipolo: «La trattativa con la signora è ancora aperta: le chiediamo di adoperare il buon senso, non vogliamo essere né bigotti né sessualmente impediti, ma ci aspettiamo un’apertura per trasferire l’esercizio fuori dal centro». La signora si era detta disponibile, ma a condizione che il Comune le trovasse un altro posto in città: «Non si fanno ricatti – risponde Candiani -, si innescherebbe un meccanismo sbagliato anche per altri esercizi. Non possiamo consentire questo tipo di trattative».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 21 gennaio 2011
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