Dopo la Tunisia, l’Egitto: la piazza sfida il potere

È "il venerdì della collera" per gli egiziani. Scontri violenti con morti, feriti e arresti a centinaia: ministeri e sedi istituzionali sotto assedio, forze armate e polizia sparano

Dopo la Tunisia, tocca all’Egitto veder erompere la protesta popolare, dopo anni di tensioni sociali ed economiche crescenti. Il presidente Hosni Mubarak, raìs e "faraone" del Cairo dal 1981 quando prese il posto di successore designato dell’assassinato Sadat, è in una posizione difficile: ha dichiarato il coprifuoco fino alle 8 di domattina, ma la protesta, in apparenza legata alle forze d’opposizione guidate da Mohamed El Baradei (l’ex direttore dell’Aiea, l’agenzia internazionale per l’energia atomica, che sarebbe stato liberato dagli arresti domiciliari cui era stato posto in giornata), continua con forza nelle maggiori città e nemmeno l’esercito sembra in grado di spezzarne l’impeto. Si contano già cinque morti nel paese, fra cui un ragazzino quattordicenne, e varie centinaia di arresti da parte della polizia, con scontri violenti e assalti. Oggi è venerdì, tradizionalmente giorno di festa e di preghiera nel mondo musulmano. Un giorno, oggi, di protesta: "il venerdì della collera". Collera contro le difficoltà del vivere, la corruzione, la stagnazione politica. Varie televisioni, non esclusa quella statale egiziana, descrivono scene di caos con alcuni ministeri e istituzioni sotto assedio o soggetti a saccheggi. I militari avrebbero aperto il fuoco sulla folla in vari situazioni.

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Scontri a Il Cairo 4 di 11

La piazza non sembra temere la violenta repressione, come in Tunisia, ma trarne quasi forza. La reazione estera non pare favorevole al regime che governa il Paese, che pure ha sempre avuto forte sostegno dall’Occidente: gli Stati Uniti deplorano la violenza, chiedono riforme in senso democratico e invitano a dialogare, la Germania preme perchè sia riconosciuto il diritto a manifestare, l’Italia parimenti invoca la cessazione della violenza, si rammarica per le vittime e chiede un confronto pacato fra governo e società civile. Realtà lontane che non colgono appieno le difficoltà reali dell’egiziano medio, ma la cui opinione non si può intepretare che come una cauta strizzata d’occhio a forze nuove che avanzano. Così come la borghesia più avanzata e i giovani che reclamano un futuro, anche l’islamismo più o meno radicale però è tra i rivoltosi, e molto forte: i Fratelli musulmani, su tutti, sono da molto tempo una forza politica reale, dietro quella che era l’apparenza di ordine del regime di Mubarak.

In attesa che la situazione evolva, i principali tour operator italiani hanno sospeso i viaggi per il Cairo. Il momento è decisamente delicato e le scene già viste a Tunisi potrebbero mettere a rischio chiunque. Nel Paese si è attuato un blocco quasi totale delle comunicazioni via Internet.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 28 gennaio 2011
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Proteste in Egitto: al Cairo arrivano i carri armati 4 di 12

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