“Ero a terra, ha alzato l’arma e mi ha sparato”

Il benzinaio ferito racconta: ha cercato di fermare e disarmare il bandito entrato nel gabbiotto, che lo colpito prima a bruciapelo alla spalla, da dietro, poi, deliberatamente, a un piede. "Per me è già la terza rapina"

«È capitato». Con queste parole Salvatore saluta i conoscenti entrati a stringergli la mano. È appena tornato dopo aver fatto la Tac, giù da basso. Nella stanza del reparto di chirurgia generale, per ora, c’è solo lui, più qualche conoscente passato a trovarlo. Ne ha parecchi, lui: come benzinaio, e come persona, ci dicono, è piuttosto noto in giro. Per essersi beccato due pallottole la sera prima non è messo malaccio: certo, deve stare a letto, disteso, stringendo i denti. Chi è venuto a trovarlo è quasi incredulo e non si capacita di quanto è successo, anche perchè, dicono, c’è quasi sempre una pattuglia di forze dell’ordine nelle immediate vicinanze del distributore e della rotonda.
Il racconto dell’azione di cui il benzinaio si è ritrovato sfortunato protagonista è, per le circostanze, piuttosto preciso. I banditi non erano due, ma tre, precisa: uno sull’Audi dei rapinatori, uno faceva da palo – «era a testa scoperta, ho visto dei capelli ondulati fino alle spalle, una barba» – il terzo è entrato nel gabbiotto arma in pugno, una calibro 40 semiautomatica. «Avevo appena finito di servire cinque persone, c’era la fila. Poi sono rientrato nel gabbiotto, dove mia moglie e mia figlia si stavano occupando delle fatture. Sento strattonare la porta, poi quello entra, cappellino a coprire la testa, la pistola in pugno». Segue uan colluttazione drammatica. «Ho pensato subito a mia moglie e mia figlia, e cercato di buttarlo fuori dal gabbiotto: ci sono riuscito, anche, tenendogli il polso e la pistola. Poi quello faceva forza, mi è sfuggita la mano, eravamo a terra e quello mi ha sparato in pieno alla spalla». A bruciapelo, e da dietro, per la precisione. «Per mezzo centimetro» fa segno Salvatore, il proiettile non ha leso parti vitali. «Non ho perso conoscenza, ma ero come rintronato. Dammi i soldi, dammi i soldi, insisteva quello». Parlava con accento del Sud. «Siciliano. Iamuninne, si dicevano col palo. Io cercavo di tenerlo calmo, te lì dò, te li dò. Poi come ha visto che mettevo mano alla borsa, ha mirato al mio piede e ha fatto fuoco di nuovo». Intenzionalmente. «Io ho visto tutto, ero a terra, inerme, l‘ho visto alzare l’arma». Poi il malloppo arraffato, e via. E ora il piede è lì, sotto le coperte, compresso dalle medicazioni, che pulsa e fa male, anche con i sedativi che dalla flebo scorrono in vena.
«Questa è già la terza rapina a mano armata che mi fanno» dice il benzinaio di via per Fagnano, che vede ogni giorno passarsi davanti l’universo mondo diretto in Valle Olona, in superstrada o in Autolaghi: mezzo pendolariato della zona passa da lì. Le telecamere ci sono e forse potranno essere utili. I benzinai però sono sempre a rischio. «Fare sparire i contanti dai distributori? Meglio far sparire i delinquenti» ironizza di fronte al problema di ridurre la circolazione di denaro "liquido" che alimenta gli appetiti dei banditi. Si concede anche qualche battuta, fino a ritrovare la forza di ridere, Salvatore, ma ride piano piano. La spalla fa male. La vita però, quella continua. Come continuerà il lavoro, ancora per un po’. Di quello il benzinaio è sicuro.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 04 gennaio 2011
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