Galli e Fontana alla “guerra” dell’acqua

Gli interventi del presidente della Provincia e del sindaco di Varese e presidente di Anci Lombardia al convegno dei Molini Marzoli. Nessuna demonizzazione dei privati, ma attenzione all'interesse pubblico. "La nuova legge regionale è equilibrata"

L’acqua è una delle partite fondamentali nella gestione dei pubblici servizi. Premesso che è passato un po’ dal tempo dei pozzi in cortile, l’atteggiamento a lungo prevalente delle amministrazioni, soprattutto nei centri più piccoli, resta quello di difendere gelosamente la risorsa e le reti spesso costruite in decenni di lavoro "da formichine" contro i "barbari" evocati dalle liberalizzazioni anni Novanta. Uno scontro che anche nello scorso decennio ha toccato la provincia con la "ribellione" all’ATO, l’ambito territoriale ottimale in cui alcuni Comuni proprio non volevano entrare. Alla fine, quando si era finalmente composta la questione, ecco cambiare il quadro normativo di nuovo. Una sorta di fatica di Sisifo quella raccontata al convegno "Come cambia l’acqua" dal presidente della provincia di Varese, il leghista Dario Galli. «Guai a chi tocca l’acqua nei Comuni» la sua sintesi, «i più piccoli avevano paura di non poter più intervenire in modo adeguati nel momento in cui il loro acquedotto “coccolato” finisse in mano ad altri. Temevano che con priorità su scala più ampia, si tagliassero fuori i piccoli centri». Negli ultimi tre anni si erano però fatti «passi avanti significativi, e nel 2009 costituita l’assemblea dell’ATO con utti i 141 Comuni, finalmente, ma lì è partito un calvario non dipendente da noi, quello di star dietro alla legge. Come eravamo pronti a partire cambiava il quadro legislativo – e chi per zelo era partito prima ha dovuto fare retromarcia o ripartire, fra ricorsi vari. Ora forse avemo una situazone definitiva – per un po’».
Quando ai timori sulle privatizzazioni in arrivo, «si paventavano grandi affari sull’acqua, che io non ho mai individuato. Devo dire in verità, pur essendo personalmente pro-mercato, che chi si è affidato al privato "così", senza pensarci bene, si è beccato il francese di turno che dopo qualche intervento tecnico gli ha aumentato anche di venti volte il costo dell’acqua al metro cubo – e senza poter tornare indietro. La garanzia per noi è che tutto venga fatto al minimo del costo. Ci saranno interventi, anche perchè con le tariffe bloccate non è stato possibile farli prima». Si mira a salvaguardare professionalità e investimenti, ma «arriverà un socio privato, come prevede la legge nella misura del 40%: attenti però, noi non vogliamo dare in mano al “francese” di turno, che poi potrebbe venire da dovunque, la gestione».

Attilio Fontana, sindaco di Varese, compagno di partito di Galli e presidente di Anci Lombardia, l’associazione dei comuni lombardi, non gira troppo intorno alle questioni. «È dal ’94, dalla legge Galli (niente a che fare col presidente della Provincia) che si parla di questa riforma dei servizi, abbiamo buttato via gli anni precedenti. Non sono stati fatti investimenti, non sono state toccate le tariffe, in tutto questo periodo, risultato, è peggiorata la situazione. Cerchiamo una soluzione, ho detto per anni. Sono contrario anche all’impostazione nazionale sulla cosiddetta privatizzazione, che in Italia si fa nel tentativo di mettere in inferiorità il pubblico, ciò non mi vede d’accordo. Mi vede perplesso poi che si voglia intervenire in Lombardia come in Puglia: qui il servizio è eccellente, le tariffe tra le più basse (ma non erano troppo basse? ndr). Riflettiamoci. Si è voluto salvaguardare l’affido in house (a società completamente in mano pubblica ndr), ipotesi comunque non messa sullo stesso piano della società mista o della garaper l’affido a privati. Per l’affido in house ci vogliono tre condizioni, bilanci in utile, 80% degli utili reinvestiti, tariffe sotto la media: com’è, il pubblico deve starci sotto, e il privato no?» C’è poi ancora il rischio che un ricorso possa portare a ulteriori rivisitazioni della legge lombarda appena cambiata, e da chiarire la questione dei sub-ambiti, esclusi dalla legge regionale. otana rimarcava infine la scelta voluta da Anci di introdurre il ruolo dell’assemblea dei sindaci nel nuovo (?) paradigma gestionale a guida provinciale, con 3 componenti su 5 dell’ufficio d’ambito scelti dalla conferenza dei comuni. «La nuova legge regionale è equilibrata, speriamo che tutti i passaggi trovino in breve tempo attuazione. Abbiamo bisogno di un adeguamento tariffario» l’auspicio. Il problema, fra tempi e leggi, resta sempre quello dei soldi.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 18 gennaio 2011
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