“Ho pagato 17 giocatori. Un passo alla volta, ma vogliamo sistemare tutto”

Il nuovo patron contrattacca di fronte alla chiusura della squadra, cui ha chiesto di "venire incontro" con tagli agli stipendi più "pesanti". "Ho bloccato le mese in mora dei forrnitori, pagato steward e trasferte"

«Già la situazione è quel che è, se vi ci mettete anche voi della stampa…» Massimo Pattoni (a sinistra nella foto), il nuovo proprietario della Pro Patria da quando l’ha rilevata da Savino Tesoro all’inizio del mese, non vive momenti tranquilli: la Pro Patria per le mani scotta tremendamente. Ma tiene a replicare a quanto scrivevamo sugli ultimi sviluppi riportando il punto di vista della squadra.
«Sia chiaro: ho pagato 17 giocatori, e non solo ‘quelli che prendevano meno, da 1100 euro al mese’» precisa, punto sul vivo; «ho inviato bonifici anche da sette-novemila euro; ho pagato anche i fornitori che vantavano crediti, in tal modo bloccando le messe in mora che questi avevano avviato». Centoventimila euro in totale, si era detto quando si era presenentato armato di buona volontà e, soprattutto, assegni circolari: «li abbiamo messi, non tutti per i giocatori, circa centomila, altri ventimila erano per i fornitori. Ci sono delle priorità, capirete. Ho pagato anche la società degli steward, per la sicurezza allo stadio. O il pullman per questa trasferta». Ci mancherebbe. «E ancora fatture arretrate, anche di centri sportivi. Diecimila euro di acconto per un debito di circa 40mila relativo al ritiro della scorsa estate. Qui c’era una messa in mora che ho bloccato».
Quello che è bloccato, però è anche il dialogo con la squadra, sembra evidente, dopo l’incontro odierno. Soprattutto con la richiesta di "venire incontro" con vaste riduzioni degli stipendi a parte dei giocatori. «C’è gente che prende cifre tipo 275mila euro, un altro 197mila, e così via. Questo in C2» replica Pattoni. Si chiama Seconda Divisione, ma non stiamo a sottilizzare: quasi tutti la chiamano, la pensano ancora come la serie C2. «Io voglio pagare tutti gli arretrati» ribadisce un Pattoni innervosito, e che si rende ben conto d’essere nell’occhio del ciclone. Dopo le tempestose gestioni Zoppo e Tesoro la tifoseria è furibonda e non crede più a niente e nessuno. Al nuovo patron non le ha mandate a dire fin da subito.
Pattoni non prevedeva di entrare, materialmente, nella gestione vera e propria, prima di febbraio, non gennaio. «Perchè in questo modo avremmo avuto subito le risorse a disposizione. Siamo più persone, amanti del calcio, che vorrebbero, vorrebbero entrare» dice riferendosi al gruppo di cui è rappresentante («imprenditori solidi») e lamentando il clima fin qui trovato. «Un passo alla volta, ma vogliamo sistemare le cose. E se c’è qualche imprenditore di Busto pronto a intervenire nei fatti, non a parole» (qui in città non si sono sentite nemmeno le parole, a dire il vero), «siamo più che disponibili. Anche Orrigoni, se fosse disponibile (il riferimento è al tentativo a suo tempo messo in pioedi con i buoni uffici di Marco Reguzzoni ndr), ben venga! Ma una volta che avessimo salvato la situazione», è l’avvertimento, le porte sarebbero chiuse. «I sacrifici vanno fatti prima: non vi pare? Comunque, noi siamo aperti a tutte le situazioni». I giocatori, invece, non lo sono affatto: vogliono i quattrini, soprattutto chi ancora non ne ha presi affatto dal luglio scorso, e ne ha presi meno di quanti ritiene gli siano dovuti. «Io subisco le conseguenze di quei mesi non pagati, sarei inca**ato anch’io» si sfoga Pattoni, «cerco di capire, ma mi trovo dall’altra parte, devo far quadrare i conti».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 29 gennaio 2011
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