“Ho vissuto la violenza ad occhi aperti”

Nel processo al "pornomassaggiatore" Benatti parlano le vittime degli abusi sessuali sotto effetto di sostanze stupefacenti. Tra i testimoni il giovane che fece scoperchiare il caso e un ragazzo allora minorenne

Sono sfilati stamane in corte d’assise a Busto Arsizio i testimoni dell’accusa al processo a carico di Roberto Benatti. L’uomo, assente in aula, è accusato di aver abusato sessualmente di plurime vittime, tutti uomini, fra cui almeno un minore, che si recavano da lui, sedicente fisioterapista ma con un avviato giro di clienti, in cerca di sollievo ai loro problemi fisici; di truffa, perchè non aveva i titoli professionali per esercitare; e della detenzione di sostanze stupefacenti (per sedare i pazienti) presso il suo studio di Gallarate. Sei le parti danneggiate ascoltate stamane, a partire dall’uomo che, resistendo ai narcotici somministrati dal Benatti e reagendo alla violenza sessuale, riuscì a richiamare l’attenzione dei parenti che scoprirono il professionista in atteggiamento inequivocabile, letteralmente con le braghe calate. La testimonianza di questa vittima, a parte il dettaglio fondamentale di aver fatto scoprire il reato che il "pronomassaggiatore" continuava da anni, documentandolo con fotografie che praticamente costituiscono una confessione implicita, può essere sovrapposa a quella degli altri testimoni, tutti convergenti nel descrivere il modus operandi del Benatti.
«Nel 2007 il Benatti me lo aveva segnalato un’amica» raccontava. «Io avevo e ho tuttora problemi di schiena a causa di una vertebra, quando sono andato da lui faticavo a camminare, cercavo qualcuno che potesse darmi un aiuto. Per me Benatti era un dottore, una persona qualificata, così mi era stato detto, in studio avevo visto tanto di attestati. Gli ho spiegato i miei problemi, all’inizio mi ha dato delle pastiglie omeopatiche, mi ha visitato la colonna vertebrale, mi ha dato un appuntamento di lì a due-tre giorni. Mi ha detto di portargli radiografie, risonanze e tutti gli esami fatti». La prima visita fu pagata «150 euro in contanti, senza ricevuta».« Mi ha detto di tornare la volta dopo accompagnato da due uomini, per aiutarmi e sostenermi al ritorno, perchè avrebbe dovuto somministrarmi un miorilassante e una dose di calmanti per addormentarmi per il trattamento, e di venire in tuta da ginnastica che era più pratico. L’appuntamento alla fine era di sera, verso le 21 (era prassi consueta per il Benatti ricevere fin dopo le 22 ndr), ero accompagnato da mio zio, mia mamma e un amico di famiglia». A congiurare contro il Benatti, stavolta, due elementi: il testimone è dotato di un fisico robusto, con spalle da pugile, ed è di carattere ansioso. «Soffro di attacchi d’ansia, ed ero nervoso, lui lo capiva e cercò di tranquillizzarmi, di parlarmi, mi fece prendere delle capsule, più altra roba, forse mi fece anche un’iniezione, questo non ricordo». Nel quarto d’ora prima che i calmanti facessero effetto il Benatti aveva cominciato a manipolare la sua vittima con massaggi "normali". «Alla fine ero in un un dormiveglia cosciente, capivo quello che succedeva, ma non potevo muovermi, non riuscivo. Dopo ho sentito che lui mi metteva le mani tra le gambe, avevo un’erezione, sentivo cose, lui che lo metteva in bocca, poi ho visto dei flash». Erano quelli della macchina fotografica del Benatti. «Io ero sdraiato. A un certo punto lo vedo che mi tira verso di lui e si abbassa le mutande, sento che mi mette un gel freddo nell’ano, mi penetra con un dito poi io reagisco, scalcio, grido e chiedo aiuto, sapendo che c’erano i miei parenti. Sono sceso dal lettino, nella confusione del mio stato andavo a sbattere dovunque. I miei sono entrati subito sentendomi urlare, hanno visto tutto, gli ho detto: attenti, ha buttato la macchina fotografica nell’angolo, perchè l’avevo visto fare quel gesto. Poi hanno chiamato i carabinieri».
E lì è cominciata tutta questa storia, veramente al limite dell’incredibile, con l’inchiesta dell’Arma che ha scoperto lo "schedario" di foto del Benatti, una vera autoincriminazione. «In ospedale mi hanno fatto tutti i prelievi. Ero frastornato, ancora fino al giorno dopo, come aver preso una sbronza». Quanto alle foto poi mostategli dai carabinieri , il testimone "si è riconosciuto" da un neo sulle parti intime.

Se il primo testimone è quello che non si era addormentato, nessuno degli altri ricordava alcunchè fino al mattino dopo, a riprova dell’uso di potenti sonniferi. Quasi tutti erano uomini di bell’aspetto, per lo più sportivi. Uno era troppo giovane: minorenne. Ora ha quasi vent’anni, ma è ancora imberbe, l’aspetto di un liceale. Era il 2007, avevo… 14 anni» ha detto alla corte, subito corretto dall’avvocato Alberto Talamone, difensore del Benatti: «Lei è del ’91, quindi ne aveva 16: cambia, tra 14 e 16». Dopo una rovinosa caduta in moto, «Benatti mi era stato consigliato in ambito sportivo. Mi ero rotto la spalla. Ho fatto sette sedute da lui con massaggi per riablitazione dei legamenti, più due sedute serali per sistemare la spina dorsale, la prima seduta non fu portata avanti perchè i narcotici non avevano preso, la seconda sì e mi addormentai, fuori c’era mio padre ad aspettare. Il giorno dopo alla visita (Benatti "controllava" i pazienti il giorno successivo alla "manovra") lui mi disse che mi svegliavo di continuo, anche se non ricordo proprio nulla fino alla mattina, quando mi sentivo normale. Non ho avuto dolori, e in seguito ho avuto sollievo (per la spalla ndr). Dopo un paio di mesi ho saputo, dai carabinieri di Gallarate, che il Benatti non era dottore…».

Nella vicenda è stato poi coinvolto anche un club calcistico dell’alto Novarese, in cui un (ex?) giocatore era oggi fra i testimoni. «Il Benatti l’ho conosciuto nel settembre-ottobre 2006, avevo problemi alla schiena, l’ho incontrato presso uno studio di un altro medico sportivo che conosceva. La “mossa” poi l’ho subita a Gallarate nel suo studio. Anch’io fui addormentato e non ricordo nulla fino al mattino dopo; ero accompagnato da mio fratello, dalla sua fidanzata e da mia moglie. Per quella stagione Benatti divenne anche medico sociale della squadra di calcio; altri tre o quattro miei compagni di squadra sono stati coinvolti nella vicenda. Scoprire poi dai carabinieri cos’era succeso, con tanto di foto, è stato devastante, la prima paura è stata di aver preso malattie. Voglio dire, mi ero sposato, ero diventato padre da pochi mesi, temevo di aver trasmesso qualcosa a mia moglie e tramite lei al piccolo. Non ero più lo stesso, per i mesi successivi ho avuto grossi problemi nei rapporti con la famiglia, con mia moglie».

Il pubblico ministero Silvia Isidori non ha avuto difficoltà con i testimoni, bravissimi, per parte loro, considerando che per la vergogna non pochi nemmeno si sono costituiti parte civile. Il pm ha chiesto anche ad ogni testimone quanto avesse pagato, e in che forma, per la parte relativa alla truffa: le cifre andavano dai 400 euro per la singola "manovra" fino ai 2500 euro per un intero ciclo di sedute e trattamenti fisioterapici vari ("normali" e non). In genere i pagamenti avvenivano in contanti e senza ricevute, così hanno detto i testimoni sentiti. Poche le domande di parti civili e difesa. Il caso è drammatico, comportando la violazione più basilare dell’intimità delle persone e della fiducia personale e professionale, ma non sono mancati momenti al limite della comicità involontaria. Come una domanda udita in aula: «Ma la terapia, il Benatti, come gliel’aveva introdotta?»
Il Benatti per procedere ad addormentare i pazienti sosteneva che da svegli la muscolatura scheletrica opponeva resistenza. Ad altri, più in confidenza, il Benatti aveva spiegato che doveva introdurre due dita per via anale per "riallineare il coccige" con il resto della spina dorsale; e per quanto perplessi i testimoni avevano accettato la cosa come una necessità medica («quando poi ho visto le foto dai carabinieri, non è stato bello…»). Per tutti la raccomandazione era di farsi accompagnare, perchè dopo il "trattamento" non si sarebbe stati in grado di guidare. Secondo il racconto di uno dei testimoni odierni, «a quanto mi ha raccontato la mia compagna, mi muovevo, obbedivo ad ordini semplici, vèstiti, appoggiati a me, entra in ascensore, come un automa; ma mentalmente non c’ero».
Il procedimento riprenderà il prossimo 27 aprile, sono state fissate udienze fino ad ottobre.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 19 gennaio 2011
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