“I dipendenti sorridono, anche il lunedì mattina”

Enrico Loccioni porta avanti un gruppo italiano dal successo globale. Nell'azienda l'età media è 33 anni. Il segreto, racconta, sta nella fiducia e nell'attenzione alle persone

enrico loccioni imprenditore olivettiano«L’altro giorno ho sentito un urlo di gioia dall’ufficio a fianco. Era un mio collaboratore di 29 anni che è riuscito a fare aggiudicare all’azienda una commessa da nove milioni di dollari». Per il gruppo Loccioni, il giovani talenti non sono un’eccezione. Nella sua azienda l’età media dei collaboratori è 33 anni. Ma non è solo questo a far funzionare bene la realtà marchigiana. Lo ha raccontato ieri, alla facoltà di economia dell’UnInsubria, il suo fondatore, Enrico Loccioni. Per il suo modo di fare impresa è stato il primo ad essere premiato dalla Fondazione Adriano Olivetti come imprenditore "olivettiano". «C’è una regola che seguo da sempre: "Non far fare agli altri quello che non piace a me": non mi piacciono ad esempio i lavori ripetitivi e le mansioni inutili. E quando da giovane ho deciso di non portare avanti l’azienda agricola dei miei genitori e nemmeno di andare a lavorare come dipendente ho sempre cercato di ricordare questa regola. Ho seguito l’esempio di alcuni imprenditori come Olivetti, Mattei e poi Aristide Merloni che si sono occupati di lavoro in Italia e nella mia regione, le Marche».

Il gruppo Loccioni oggi è presente in decine di paesi nel mondo, si occupa con grande successo di attività diverse che vanno dal risparmio energetico alle nuove tecnologie, collabora con diverse realtà tra cui ad esempio Whirlpool ed Enel con le quali ha dato vita nelle Marche alla prima comunità ad energia pulita, la Leaf community. «Nella mia vita ho avuto molte occasioni: il gruppo aveva successo e qualche grande realtà mi ha perfino proposto di acquistarlo. Avrei potuto diventare ricco e, come si dice, appendere il cappello. Ma non l’ho fatto. Non è questo che mi interessa. Amo vedere crescere il mio gruppo, mi affascina lo sviluppo».

Dell’insegnamento olivettiano Loccioni sottolinea in particolare una cosa: «Oggi è tutto orientato al breve periodo: fare profitti subito, ragionare sul quotidiano. Questo serve a poco. In questi anni di cambiamento ci sono enormi potenzialità. Come in tutte le situazioni di movimento, chi ha la capacità di guardare al futuro sa dove può inserirsi. Con l’abbattimento delle frontiere e lo sviluppo di internet ci sono grandi possibilità per lo sviluppo di tutte le nostre imprese. È ovvio l’impresa è fatta anche di quotidiano ed è fatta anche di profitto. Ma non bisogna limitare a questo la visione. La nostra attività nasce per un discorso di libertà. Ho iniziato la straordinaria vita di imprenditore anche perché volevo creare lavoro e opportunità per gli altri. Mattei e Merloni erano grandi perché mettevano al centro il lavoro e le persone. È questo che sto cercando di fare. Dare fiducia ai miei collaboratori. Nessuno è entrato in azienda perché raccomandato e nessuno se ne è mai andato sbattendo la porta. Per me questo è un successo, un problema sindacale sarebbe una sconfitta». «Pochi giorni fa – ha concluso l’imprenditore – mi ha colpito la frase di un mio cliente che avevo accompagnato a visitare l’azienda. Mi ha chiesto "ma come fai? È lunedì mattina e i tuoi dipendenti lavorano con il sorriso, non ho mai visto niente di simile". Sono certo che è così perché i lavoratori hanno capito l’anima del gruppo: sono loro che hanno scelto di appartenere a questa identità». 

Video – Il gruppo Loccioni sul Wall Street Journal:

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 19 gennaio 2011
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