I dolori del sindaco-tifoso

Reduce dall'influenza, Farioli, al centro delle manovre sulla Pro Patria degli ultimi anni, deve ora tenere conto anche delle ire della tifoseria. "Non lascerò nulla di intetato per dare un futuro serio alla società"

La Pro Patria rischia di affondare sul serio, e la preoccupazione è forte ovunque. Mai quanto deve essere nella politica bustocca più vicina col cuore alle esigenze pallonare. Abbiamo cercato, invano, di contattare anche Marco Reguzzoni, il deputato bustocco capogruppo della Lega Nord alla Camera. Si era mosso, discretamente ma con un certo rilievo, nelle settimane scorse, proponendo l’opzione Orrigoni-Tigros: popolare fra i tifosi, ma purtroppo risultata non praticabile di fronte alle richieste di Tesoro. A Roma la giornata è rovente e non è stato possibile parlare con lui: tutta l’attenzione è accentrata sulla vicenda Ruby e le sue conseguenze politiche sul capo del governo. Ubi maior, minor cessat.
Lontano dalle frenesie dell’Urbe, nella nebbiosa Busto c’è chi è invece rintracciabile: un sindaco notoriamente tifoso, che ama farsi vedere sugli spalti, sia del calcio che della pallavolo, suo amore di gioventù, qualche volta in atteggiamenti non proprio istituzionali. Ma è fatto così Gigi Farioli: un estroverso naturale. Quando si va a chiedergli della situazione corrente, però, manca nella voce quella nota di ottimismo che è il marchio di fabbrica della sua tonante oratoria. «Non ho dichiarazioni da fare» si schermisce, «cerco di parlare il meno possibile nella speranza che la situazione si sblocchi». Il sindaco, che è rimasto in contatto con Savino Tesoro per mesi, non ha ancora incontrato Pattoni, il cui arrivo, in apparenza, aveva colto in contropiede sia lui che l’assessore Armiraglio, presidente onorario della Pro Patria. La mattina dell’arrivo del nuovo patron della società biancoblu, Farioli (nella foto, "d’annata", in biancoblu) era a letto con l’influenza che lo ha tormentato per tutta questa settimana, ed è toccato all’assessore stringere la mano a Pattoni. «Spero che qualcosa che avevamo messo in piedi rispunti fuori, che si manifesti una disponibilità ad un progetto serio» dice ora. «Questo avevo chiesto a Pattoni quell’unica volta che l’ho contattato via telefono», ma tutto quel che c’è è «un sì di massima». Farioli non si fa illusioni sul momento attuale, e pare preoccupato sul serio, se non è l’effetto della stanchezza e della convalescenza. «Ho ripreso qualche contatto, non lascerò nulla di intentato per dare un futuro serio alla Pro Patria, certo il mondo del calcio è quello che è» commenta perplesso. «Ho scoperto che la maggior parte di quelli che ne trattano, di calcio non sanno assolutamente niente, potrei dare io stesso lezioni su cos’è una società…»
Farioli for president? I tifosi cominciano a chiedergli conto di Zoppo prima, Tesoro poi, personaggi giunti in quel di Busto anche attraverso i suoi buoni uffici, non è detto che lo vedrebbero male come presidente, un domani: ma c’è il rischio che non lo vedano più affatto bene come sindaco, per quanti pochi voti possano smuovere. Per chi conta sulla popolarità, è un problema. Sabato qualcuno lo ha raggiunto anche al PalaYamamay, suscitando la preoccupazione persino del Questore Cardona che da Varese ha fatto lanciare una sorta di appello preventivo alla calma. O più prosaicamente, al pagamento delle spettanze agli steward dello Speroni. Contestazioni o meno, Farioli fa spallucce e minimizza. «Non ho nulla da dire, ognuno è libero alla fine di dire ciò che vuole, anche se qualcuno dei contestatori di questi giorni avrebbe dovuto essere al lavoro, invece. I tifosi fanno collette ma c’è l’associazione La Tigre nel Cuore che è nata per raccogliere i fondi a favore della squadra. Ci ho messo anche soldi miei, ho impedito che si andasse direttamente alla liquidazione. Del resto, in famiglia mi dicevano: se non sei in grado di sopportare l’ingratitudine, non cercare nemmeno di fare del bene». Insomma, un incompreso.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 18 gennaio 2011
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