“I principi della Croce Rossa affossati dalla burocrazia”

Mauro Micheluzzi, rappresentante dei lavoratori alla sicurezza della Cri risponde alle affermazioni del commissario di Gavirate Silvio Aimetti

ambulanza«E’ davvero certo, il commissario, che la Croce Rossa goda di un periodo di salute?» La domanda se la pone Mauro Micheluzzi che ha scritto a Varesenews una sorta di commento-lettera aperta dopo aver letto l’articolo in cui parla il commissario del Medio Verbano Silvio Aimetti in seguito alle recenti vicende che hanno riguardato i precari di Cittiglio. Da qui una valutazione sullo stato di salute della Croce Rossa, contestata da Micheluzzi, che chiede spazio in quanto ricoprì il ruolo di Rsu Cisl-Fp e di RLS (Rappresentante dei Lavoratori alla Sicurezza) della Croce Rossa Italiana della Provincia di Varese nel 2008-2009: nello stesso periodo è stato coordinatore RLS CRI della Lombardia.
«Forse Aimetti si e’ perso un pezzo – spiega Micheluzzi nella sua nota – . Ha realmente presente la situazione economica della Croce Rossa Italiana? Il “buco di bilancio si e’ ormai tramutato in un cratere insanabile! Aimetti sostiene che è la prima volta che sente lamentarsi? Ha già dimenticato i cumuli di carte inviate dalle RSU Provinciali per lamentarsi dei comportamenti tenuti presso il suo comitato? Il costante ritardo nel pagamento dei buoni pasto, la gestione erronea delle ore e dei salari accessori, il trattamento che riservava talvolta ai suoi dipendenti? Si ricorda, caro Aimetti della circolare da lei prodotta ed esposta in sede (se si puo’ chiamar tale) di Cittiglio in cui chiedeva ai dipendenti di lasciare la porta del corridoio aperta per poter far controllare al meglio il loro tempo di sosta in sede e di doversi alzare in piedi ogni volta che fosse entrato un ospite? Non mi sembra proprio che nessuno si sia lamentato del suo operato».
Nel suo commento Micheluzzi sostiene di aver chiesto egli stesso «le verifiche ASL presso la sede operativa CRI di Cittiglio a fine 2009 in qualità di RLS CRI Provinciale. La visita l’avevo effettuata in data 3 novembre 2008 e la segnalazione ASL e’ stata effettuata a fine 2009. Nel corso di tutto questo tempo non èstato fatto nulla per cercare di organizzare soluzioni diverse o almeno per adeguare in parte le mancanze che si erano riscontrate. Per i lettori che non hanno ben presente la situazione, ricordo in breve che i 3 lavoratori nei momenti liberi tra interventi di soccorso hanno a disposizione un locale di circa 20 metri quadri in cui e’ organizzato locale ricreativo, sala da pranzo, spogliatoio, camera da letto dei volontari, centralino e serviti da un bagno di circa 1,5 metri quadri in cui e’ presente una tazza ed un lavandino che deve essere utilizzato per la pulizia personale, per la pulizia e disinfezione dei presidi sanitari e per il lavaggio delle stoviglie dopo i pasti. Inoltre nel medesimo locale viene organizzato anche lo stoccaggio delle bombole di ossigeno contenute in armadio di legno. Nel locale non sono presenti lampade di illuminazione di emergenza e la porta non e’ dotata di maniglia antipanico per un veloce esodo in caso di emergenza. Queste sono mio caro Aimetti le reali condizioni in cui lavorano i suoi benvoluti dipendenti (che dice di non aver mai sentito lamentare …. ). Lei sara’ anche ospite dell’Azienda Ospedaliera, ma e’ comunque costretto dalla legge a tutelare il proprio personale!». Ma non finisce qui. L’appunto che Micheluzzi fa al vertice della Croce Rossa del Medio verbano va bel oltre la semplice tirata d’orecchi e insiste sulle mancate idoneità di servizio relative all’oramai famoso Claudio Bodini, il “salvatore di Bossi” lasciato a casa per il mancato rinnovo del contratto: «Aimetti sostiene di non avere agli atti alcuna dichiarazione dell’idoneità del Bodini? E si e’ accorto a fine dicembre 2010? Un lavoratore CRI della medesima postazione da 15 anni e si accorge a fine 2010 che questo non e’ idoneo al servizio?» si chiede Micheluzzi. «Lei risulta amministratore pubblico caro Aimetti… Vuol dire che ha fatto lavorare un dipendente non idoneo al servizio su ambulanze pubbliche per tutti questi anni?». In ultimo la questione della lavoratrice incinta. «Lei – conclude la nota – che cita i principi della Croce Rossa afferma che “non c’erano ruoli per la lavoratrice incinta”? Cos’e’ questa: umanità? E’ un reato la gravidanza? O forse la dipendente non avrebbe dovuto dichiarare di essere gravida, continuando a lavorare rischiando la vita del proprio bimbo per salvaguardare il posto di lavoro? Mio caro, semplicemente i grandi principi della Croce Rossa sono stati affossati sotto la tegola della burocrazia!».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 26 gennaio 2011
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