I problemi ambientali e il nostro tempo: due realtà in rotta di collisione

Il presidente nazionale di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza ospite del liceo Crespi. Natura, filosofia ed etica: "la responsabilità verso il futuro" chiave dell'ambientalismo. Ma la nostra cultura è tutta ripiegata sul presente

Ambiente, filosofia ed etica: temi da "maturi" al liceo Crespi per una mattinata che ha visto sette classi, tre del classico e quattro del linguistico, ascoltare la lezione del presidente nazionale di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza. Un esponente di rilievo del pensiero ambientalista, pienamente nel suo ambito in quanto docente liceale di Storia e Filosofia, per introdurre alcuni dei temi più rilevanti della cultura del nostro tempo. I ragazzi hanno seguito con attenzione ma alla fine non hanno posto domande. «Se può consolarvi» ha detto il relatore, «mi accadeva lo stesso quando facevo i corsi d’aggiornamento per gli insegnanti». E in sala s’è scatenato l’applauso.

-La scoperta della storia e della casualità
La lezione del presidente di Legambiente parte dall’analisi dei secoli passati. La mentalità scientifica e la cultura si sono evoluti, passando dal meccanicismo sei-settecentesco, figlio di Galileo, di Francis Bacon, di Cartesio e di Newton, fino a una prima scossa importante nell’Ottocento con Hegel e Darwin. Con Galileo si era parlato del mondo come di un libro di cifre matematiche, con Bacon si era indicato nella natura un obiettivo da plasmare per le necessità umane. Con Hegel «si ha la scoperta della storia intesa come incessante movimento e cambiamento, tesi-antitesi-sintesi». Spiegato "brutalmente", «è la metafora della tazzina di caffé: la polvere è la tesi, l’acqua l’antitesi, il caffè la sintesi: qualcosa di nuovo, impossibile senza gli elementi base, ma distinto e non più riducibile a questi». Indietro non si torna. "Tutto ciò che è razionale è reale, tutto ciò che è reale è razionale", diceva il filosofo tedesco: ma a mettere in crisi il positivismo scientista ottocentesco ci si mette Charles Darwin con la sua teoria dell’evoluzione delle specie viventi. Qui entra in gioco addirittura la casualità delle mutazioni, un’evoluzione "per salti" con la selezione successiva dei tratti più capaci di garantire la sopravvivenza e la riproduzione. «Il pensiero di Darwin fa saltare la visione dell’universo come grande macchina. L’emergere dell’imprevisto obbliga a rivedere la stessa scienza galileiana», fenomeno che giungerà a compimento nel Novecento con la fisica quantistica. Gli uomini di scienza scoprono che non tutto è programmabile e conoscibile. Il merito di Darwin per Cogliati Dezza è la scoperta che l’evoluzione degli individui «è legata strettamente all’ambiente, al contesto» in cui avviene. Il presidente di Legambiente cita l’esempio odierno degli organismi geneticamente modificati, o OGM: si prendere un pezzetto di DNA da un organismo e lo innesta su un altro, pensando che conferisca le caratteristiche che dava a quello di partenza. Spesso, non funziona, «perchè quel pezzo di DNA entra in un sistema di relazioni diverso. Gli organismi non sono riducibili alla somma delle parti, a differenza delle macchine».

-La questione ambientale
Nel Novecento si è sentita l’urgenza di superare gli steccati fra le discipline: perchè «la conoscenza delle parti non ci dà la conoscenza del tutto». Ed emerge anche il tema della responsabilità dello scienziato, «che con le bombe di Hiroshima e Nagasaki si è posto in tutto il suo orrore». Il fatto che il mondo si riempisse di «effetti non voluti» del progresso «ha posto la questione ambientale». Si cominciò con le piogge acide dagli anni Sessanta; si scoprì poi che varie molecole di sintesi, o metalli pesanti, entravano nel ciclo alimentare e ci restavano. Dal 1° gennaio, ricorda Cogliati Dezza, l’Italia non commercializza più sacchetti di plastica, non biodegradabili: usa però tuttora il 20% di tutti quelli esistenti in Europa. Ebbene, «oggi esistono vere isole di plastica vaste molti chilometri quadri in mezzo agli oceani Atlantico e Pacifico: questo non era stato calcolato».
I movimenti ambientalisti sono nati da una nuova consapevolezza. «Mentre le lotte passate erano sempre state portate avanti da soggetti sociali collettivi che difendevano interessi di parte», l’ambientalismo guarda a sè come una parte che si batte per gli interessi di tutti, «incluso chi ha causato dei danni». Anche chi costruisce male rischia, quando poi arriva il dissesto idrogeologico. «E nel resto d’Europa le politiche ambientali sono portate avanti da governi di sinistra e di destra».

- La responsabilità verso il futuro
Un altro tema pensate è la responsabilità declinata al futuro. La cultura occidentale, nel cui ambito è nato l’ambientalismo, «ci ha abituati alla responsabilità rispetto al prossimo», ora il problema è di guardare avanti, al tempo in cui noi non ci saremo: «è arduo» riconosce il presidente di Legambiente. Il nucleare è un caso classico: «costi a parte, con una centrale si condiziona un territorio anche per mille-duemila anni». La questione dello sviluppo sostenibile, inteso come quello che non toglie nulla alle generazioni che verranno, è stata posta solo nel 1987, dall’Onu con il rapporto Brundtland. Ma, filosoficamente: «come puoi essere responsabile verso il futuro se te ne senti respinto»? Oggi si vive nel presente, ricorda Cogliati Dezza, nella “società liquida”, dove la regola è la scommessa, il rischio, la mancata pianificazione. «Se non ho un progetto di futuro, come posso rendermi responsabile? Viviamo una dimensione culturale profondamente antagonistica alla soluzione dei problemi ambientali. I quali hanno invece una forza d’inerzia terribile» e si trascineranno nel tempo. Il riscaldamento globale del clima è problema reale. «Si tratta di impedire che dopo il 2050 la temperatura media della Terra cresca di più di due gradi rispetto a oggi. E per farlo bisogna agire subito».
La scienza sa oggi di operare «nell’incertezza, su conoscenze mai definitive e sempre in evoluzione: cambiandole, saremo obbligati ad un’attenzione etica a ciò che facciamo». Il rapporto etica-conoscenza è sempre più indispensabile: «interdipendenza e responsabilità per eventi lontani dal mio mondo sono caratteristiche di questo nostro tempo».

- Ambientalismo: una religione laica?
L’ambientalismo è una sorta di religione, per certi aspetti, vista la natura di minoranza che fa proseliti e orienta eticamente? E ancora, il riscaldamento globale come può essere comunicato senza scadere in una sorta di millenarismo? «Il paragone con la religione c’è tutto» ci concede il presidente di Legambiente. «L’ambientalismo ha una fortissima componente etica di valori considerati "al di là del contingente". C’è una religione laica, senza fede nè riti; un’etica politica e pubblica; un valore morale dato alle scelte personali». Sul climate change «c’è chi sbandiera la catastrofe, sperando che con ciò la gente cambi modo di vita. Ma tutte le scritte minacciose sui pacchetti non hanno fermato il fumo, e oggi fumano più le donne degli uomini. La percezione del rischio è un campo complicato su cui lavorare: bisogna essere pragmatici. Obiettivo dell’ambientalismo è far capire che uno sviluppo “dolce” può ridurre i rischi per la salute, è sempre meglio prevenire che curare, altrimenti si spenderà per riprare invece che per sviluppare». Per Cogliati Dezza «la questione climatica si lega all’uscita dalla crisi. I grandi passaggi della storia e le crisi delle fonti energetiche sono paralleli: l’Impero Romano dipendeva dagli schiavi, l’età moderna venne a finire con la macchina a vapore, l’Ottocento e la Belle Epoque con il motore a combustione interna; ora siamo nel mezzo di una rivoluzione energetica che avverrà nei decenni, non dalla mattina alla sera. Il modello delle grandi centrali ha bisogno di controllo, di enormi risorse, a volte di guerre per il controllo delle fonti energetiche non rinnovabili». Per questo, Legambiente propone di guardare oltre.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 21 gennaio 2011
Leggi i commenti

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di VareseNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.