Il benzinaio ferito torna al distributore: «Questo lavoro è la mia vita»

Salvatore Musarra Tubbi è di nuovo nel suo gabbiotto nonostante il gesso al piede ferito durante la rapina subita lo scorso 3 gennaio: «Vorrei guardarli in faccia e chiedergli perchè hanno sparato»

 Salvatore Musarra Tubbi, il benzinaio ferito durante una rapina lo scorso 3 gennaio nel suo distributore di Olgiate Olona, questa mattina (lunedì 10 gennaio) era nuovamente nel suo gabbiotto, insieme alla moglie e alla figlia, nonostante il gesso al piede sinistro e la stampella che non ne agevola i movimenti nel piccolo spazio: «Cosa dovevo fare? – chiede Salvatore muovendosi a fatica dietro il bancone – Questo lavoro è tutta la mia vita e quella della mia famiglia. Per campare bisogna lavorare». Sentenzia così il benzinaio che solo una settimana fa era a terra, davanti al gabbiotto della sua pompa di benzina, con due proiettili in corpo e i rapinatori che fuggivano. Nessuna sensazione particolare a rivedere il luogo dove è stato ferito e ha vissuto attimi di terrore? «Ma và – risponde convinto – quali sensazioni vuole che provi, noi benzinai come tutti i commercianti siamo in prima linea e non sai mai quello che ti può capitare. Quindi tanto vale tornare il prima possibile al lavoro, sperando che questi delinquenti vengano arrestati».

Salvatore Musarra Tubbi è persona concreta e non pensa nemmeno a vendette ma vorrebbe tanto guardarli in faccia i malviventi che sono venuti a rapinarlo e a togliergli la serenità degli uomini onesti: «Si vorrei guardarli in facci a e fargli una domanda: perchè lo avete fatto? Niente di più». Intanto arrivano diverse telefonate di amici e colleghi di lavoro sia sul telefono fisso che sul cellulare, lui risponde distratto dal monitor che gestisce le pompe e ringrazia tutti ma il lavoro da fare è tanto e sembra che il sistema elettronico di gestione dia qualche problema: «Come vede ho molto da fare – dice – ricominciare dopo una settimana comporta sempre qualche disguido». Salvatore ha fiducia nelle forze dell’ordine ma è consapevole che avrebbero bisogno di maggiori risorse: «So che stanno lavorando per cercare i colpevoli – aggiunge – ho molta fiducia in loro, un po’ meno nella politica che dice di pensare alla sicurezza di noi cittadini ma poi non dà loro le risorse. Mi hanno detto che prima di colpire me avrebbero picchiato e rapinato il gestore di un phone center all’uscita dell’autostrada a Gallarate». 

Il benzinaio ha avuto il porto d’armi per tanti anni e ha anche delle armi a casa: «La tengo smontata e non ho rinnovato il porto d’armi – conclude – non la userei mai contro qualcuno. Usare le armi è sbagliato in qualsiasi caso e comunque non mi sarebbero servite contro questi qui perchè mi hanno sparato ad una spalla rendendomi inutilizzabile il braccio e io non avrei mai potuto sparare prima che lo facessero loro, altrimenti adesso sarei in galera al posto loro». Salvatore è consapevole che la sicurezza per chi, come lui, lavora sulla strada non potrà mai esserci al 100% nonostante le telecamere, nonostante tutte le accortezze possibili e immaginabili. Salvatore, come il tabaccaio di Olgiate picchiato dai rapinatori, come il figlio di Angelo Canavesi è tornato al suo posto per dimostrare che l’Italia che lavora non si ferma, nonostante tutto.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 10 gennaio 2011
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