Il giudice: “Arresto illegittimo, il ragazzo non aveva esplosivo”

La casa di Previati non è la santa barbara dell'anarchia, la dura ordinanza del gip Battarino che sconfessa il fermo contro il giovane 21enne di Gemonio

Il fermo di Marco Previati era illegittimo, la sostanza trovata a casa sua non era materiale esplodente, l’attribuzione che gli è stata data di “attivista di spessore dell’area anarco insurrezionalista” non è giustificata da nulla. Il giudice per le indagini preliminari Giuseppe Battarino ha “demolito” l’arresto nei confronti del 21enne di Gemonio, accusato di detenere in casa materiale per fare bombe, e indirettamente sospettato dell’attentato alla sede della Lega Nord a Gemonio. Il giovane è stato scarcerato alle 14 e 30. «Sono contento di andarmene a casa, sono molto stanco» ha detto uscendo dalla porta dei Miogni (nella foto sotto).
L’ordinanza del giudice dice con nettezza che non andava arrestato perché non c’erano elementi che giustificassero la detenzione. Il magistrato non ha solo negato la custodia cautelare, ma ha anche negato la convalida al provvedimento di fermo, rilevando che negli atti di polizia giudiziaria venga segnalata la detenzione di polvere nera esplodente e di altri oggetti che però il gip ritiene essere di uso comune (per capirci, anche le incrostazioni sulfuree in una cantina potrebbero essere potenzialmente esplodenti, ma queste e altre circostanze, se non correttamente inserite in un quadro di garanzie giuridiche, metterebbero a rischio di arresto la maggioranza della popolazione).
Gli oggetti sono contenitori di succhi di frutta, oggetti di bricolage, ma anche una bandiera dei pirati – esposta durante la conferenza stampa – che il giovane aveva in casa perché appassionato del film “Pirati dei Caraibi”.
Quanto alla polvere nera, il gip crede a quanto detto dal ragazzo, e cioè che si tratti di un composto formato da «carbone grattato, fior di zolfo, nitrati di potassio», un esperimento fatto tempo addietro, che non aveva nemmeno fruttato la fiammata supposta, e che era stato conservato, in una quantità di 50 grammi, dentro un bicchiere di cartone modello pop corn. I presunti inneschi, per il giudice sono solo un led luminoso e un giochino per dare la scossa, di proprietà del padre.
In un passaggio dell’ordinanza il gip è molto duro nel rilevare l’illegittimità del fermo. L’accusa è infatti la detenzione di materiale esplodente, e a conferma della pericolosità della polvere nera ritrovata erano stati interpellati gli artificieri, i quali avevano concluso: primo, che «nessuna sostanza o liquido ha natura esplodente»; secondo, che i congegni elettronici «non sembrano dispositivi atti ad attivare cariche esplosive»; terzo, la  polvere nera “ha l’aspetto di una miscela pirotecnica”, sì, ma ha bisogno, per gli artificieri, di una analisi chimica per trarre delle conclusioni.
Risultato: il gip lamenta che «è su queste malfermissime basi che si procede all’arresto di Marco Previati” e che in sostanza c’erano gli elementi per capire che quello non era materiale classificabile come “esplosivo”. Passo falso, insomma, anche se lo stesso Battarino specifica che l’inchiesta potrebbe poi autonomamente concludere che il ragazzo è coinvolto nell’attentato, ma di certo casa sua non è la santa barbara dell’anarchia. E aggiunge che gli operanti di polizia sono stati professionali nella loro attività: quello che non va sono le conseguenze che se ne sono tratte, determinate da «elementi certamente estrinseci» alla professionalità degli appartenenti alla polizia di stato. 

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 03 gennaio 2011
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