Il volontariato? È una diga che non può sopportare più di tanto

In Salone Estense un convegno ha fatto il punto sul volontariato fra crisi economica e tagli alla spesa pubblica. Preoccupanti i dati sulla povertà emersi e sulla capacità del terzo settore e delle istituzioni di affrontare la situzione

La povertà è un fatto scomodo. Ma c’è un altro dato ancora più scomodo: i poveri di Lombardia sono il 3,2% della popolazione, vale a dire 342.000 individui su 133.000 famiglie, rispetto a un dato nazionale del 4,6%. Ma chi è povero in Lombardia è veramente povero e sta peggio di chi è povero nel resto d’Italia. Una condizione di gravità che colpisce soprattutto gli anziani soli, le famiglie numerose o con un solo genitore, le coppie molto giovani o con più di 65 anni, le famiglie con capofamiglia di basso livello di istruzione, occupazione o disoccupato, le famiglie dove nessun componente lavora. I poveri sono soli, non hanno amici, non frequentano nessuno al di fuori della rete familiare, ammesso che ce ne sia una. Ma queste 342.000 persone in qualche modo sono aiutate. Da chi? In primis dal volontariato che, in molti casi, riesce a farle uscire dallo stato di povertà, avvalendosi dalla collaborazione delle amministrazioni pubbliche locali.

E a Varese cosa succede? Nel 2010 il terzo settore ha aiutato 27.000 assistiti. Un forte incremento rispetto al dato dell’anno precedente, pari a 20.000. Un dato che dimostra l’impatto della crisi in città. Donne di mezza età, stranieri, coppie con figli minori e adulti soli: sono queste le persone a chi si dà più aiuto per mancanza di occupazione, basso reddito, problemi di salute e disabilità fisica.

I dati sono i risultati di una ricerca svolta da Giancarlo Rovati e Gisella Accolla di ORES- Osservatorio sociale regionale e sono stati presentati questa mattina nel Salone Estense del Comune di Varese nell’ambito del convegno “Il volontariato fra crisi economica e tagli alla spesa pubblica” organizzato dal Coordinamento CVV Varese e MoVi.

Un incontro che oltre a fare il punto sulla povertà in Lombardia ha fatto anche il punto sullo stato del volontariato. E i dati non sono incoraggianti. I tagli alla spesa pubblica hanno ridotto le risorse delle istituzioni locali, che oggi si trovano a dover tagliare i servizi essenziali. Le fondazioni, nonostante la volontà di cooperare, hanno meno risorse. Le associazioni di volontariato hanno difficoltà a trovare volontari ed ad attirare i giovani, per non parlare delle risorse insufficienti, della complessità e dei meccanismi della burocrazia e delle limitazioni normative. Così si sentono poco ascoltate, hanno sempre più difficoltà a trovare persone disponibili ad assumere incarichi direttivi, e l’entusiasmo viene a mancare. I cittadini, dal canto loro, non riconoscono al volontariato il giusto riconoscimento.

Quali sono le strade per uscire da questa situazione? Per il sindaco di Varese Attilio Fontana la soluzione potrebbe essere l’autonomia impositiva locale: «La collaborazione con il volontariato è fondamentale perché il pubblico non può affrontare tutte le esigenze della collettività, soprattutto a causa dei tagli alla spesa pubblica che abbiamo subito e a cui andiamo incontro anche per il prossimo anno – ha dichiarato il sindaco nel suo intervento – In questa situazione il Comune si trova a dover ridurre i servizi alla collettività. Mai come in questo momento la vicinanza tra pubblico e privato è fondamentale: dobbiamo lavorare insieme per cercare le strade giuste. L’unica speranza che abbiamo è la riforma, proprio in discussione in questi giorni, che porterà l’autonomia impositiva comunale: solo così l’anno prossimo potremo avere qualche risorsa in più»

Per Grazia Maria Dente, vicepresidente nazionale MoVI «La linea per il futuro deve arrivare dalle buone prassi già avviate in modo positivo: questo convegno ci dia la spinta su questa strada. Il nostro compito è quello di essere le sentinelle della società: in questo modo saremo capaci di indirizzare gli interventi del settore pubblico, laddove ce ne sarà più bisogno».

E proprio sugli interventi degli enti locali si è soffermato alla fine della sua relazione, e prima dell’inizio della tavola rotonda, Giancarlo Rovati: «All’aumento della domanda di aiuti fino ad ora si è assistito ad un aumento della capacità di risposta del terzo settore in termini di mobilitazione e risorse aggiuntive: ma per quanto tempo? Se tagliamo sulla diga, i poveri davvero straripano. Forse vale la pena di qualche in strada meno aggiustata e di qualche aiuto nel sociale in più».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 29 gennaio 2011
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