In un anno le auto crescono del 15%, il Ticino s’interroga

I dati sul parco circolante rilanciano il dibattito sul potenziamento del trasporto pubblico e sull'inquinamento. Il tram convince molti, le "zone ambientali" meno

Quarantaquattro mila auto in più in circolazione: in Canton Ticino, nel 2010, si è assistito a un vero boom del trasporto privato, un aumento del 15% sui veicoli. E, nella Svizzera che guarda sempre con attenzione al tema della mobilità e della tutela ambientale, il dato non è passato inosservato: «la politica ha fallito» ha commentato drastica Greta Gysin, deputato dei Verdi nel Gran Consiglio, il parlamento di Berna. Una posizione che non è isolata, se è vero che da mesi a Lugano e dintorni si discute animatamente sulla proposta delle Zone Ambientali, ampie zone cittadine (ma anche nell’hinterland) in cui si possa accedere solo con veicoli di ultima generazione.
 
L’ultimo appello a ripensare la questione nasce appunto dai dati sul parco circolante: l’Ufficio Circolazione del Canton Ticino ha fornito numeri che parlano di 293.906 veicoli sulle strade del Cantone al 31 dicembre 2010. Ben 44.287 in più rispetto all’anno precedente, con un aumento percentuale di due cifre, il 15% in più. In Italia forse il dato sarebbe visto solo positivamente, come occasione di rilancio dell’industria dell’auto, nella Confederazione – che più che auto, produce treni e tram – sono diventati motivo di disappunto. «Il Ticino – ha detto la deputata Greta Gysin a Ticinonline – ha una conformazione territoriale che può in parte spiegare un così alto numero di auto in circolazione. Ma altre regioni con un territorio simile al nostro hanno una concentrazione di auto pro capite più bassa. Questo indica che la politica in Ticino ha mancato il bersaglio puntando con molto ritardo e poco coraggio sulla mobilità collettiva». E così si ritorna a parlare di soluzioni alternative, compreso un avvicinamento a modelli di mobilità più vicini a quelli della Svizzera tedesca, dove l’incidenza del trasporto pubblico è più alta che in Ticino: nel 2001 la percentuale di famiglie con abbonamenti per treni, tram e pullman era del 22%, contro il 48% nel resto della Confederazione. Ogni 100 famiglie (considerando anche quelle composte da una sola persona) in Ticino c’erano 129 auto, contro una media nazionale di 117. Il piano trasporti del Luganese puntava a raddoppiare la percentuale di trasporto pubblico, fermo all’8%. Nell’arco di un decennio il gap tra Ticino e resto della Svizzera si è ridotto, anche grazie al riordino del sistema ferroviario, con collegamenti cadenzati sempre più efficenti: la società cantonale di trasporto, la FART, ha portato i viaggiatori da 740mila nel 2003 a 1 milione 160mila nel 2009. Si è lavorato anche sui flussi dei frontalieri, con nuovi treni TiLo che uniscono direttamente Ticino e Lombardia (nella foto), in futuro si aggiungerà anche l’asse Lugano-Varese-Malpensa. La prossima risposta potrebbe venire dal progetto tram di Lugano, con quattro direttrici che colleghino l’hinterland al centro della principale città del Cantone: il progetto sta prendendo forma, attraverso un puntuale confronto con le comunità. Il tram – in versione moderna – offre come vantaggio una maggiore capacità di trasporto, meno rumore e vibrazioni. E spesso contribuisce a ridisegnare e riordinare gli spazi urbani, soprattutto nelle zone centrale delle città, come è successo ad esempio in Francia.
 
Da alcuni mesi il dibattito si concentra anche sulla creazione delle Zone Ambientali, sostenuta proprio dal Ticino, oltre che da Ginevra, sull’esempio delle città tedesche. L’idea (a Berna si sta studiando una nuova legislazione specifica) è di creare ampie zone a traffico limitato accessibili solo a veicoli a basso impatto inquinante, identificati con appositi contrassegni. Il provvedimento – dice uno studio recente – ridurrebbe l’inquinamento di una quota compresa tra 30 e 50% ed è sostenuto in particolare dai grandi centri rappresentati nella Unione delle Città, mentre le piccole località temono l’impatto sulla viabilità in altre aree. La misura è anche sostenuta da altre voci della società civile elvetica (come  l’Associazione Traffico Ambiente), mentre è osteggiata, ad esempio, dal Touring Club Svizzero. «La zona a basso carico ambientale – ricorda ancora la Gysin nell’intervista a Ticinonline – non è sicuramente la soluzione di tutti i problemi, ma per chi vi abita e subisce giornalmente le conseguenze negative dell’inquinamento atmosferico, sarebbe sicuramente una boccata d’aria fresca». E aiuterebbe anche il progressivo rinnovamento del parco auto in circolazione: oggi gli ibridi elettrici non convincono ancora, ma le auto ad alta efficienza iniziano ad aumentare grazie al sistema bonus-malus. «Ma la vendita di automobili di grossa cilindrata, molto meno efficienti, – fa notare la Gysin – non è diminuita. Questi dati indicano che, benché il sistema bonus-malus vada nella giusta direzione, lo fa in maniera troppo poco incisiva».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 07 gennaio 2011
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