Indipendenza del Sud Sudan: “giorni di festa e di paura”

Giovanni Visconti, varesino che lavora per una organizzazione non governativa, racconta l'attesa per il referendum. L'indipendenza potrebbe dare il via alla violenza e riaccendere la guerra civile

Giorni di attesa, in Sud Sudan, all’indomani del referendum sull’indipendenza. In attesa dei risultatio ufficiale, la popolazione della regione a maggioranza cristiana già festeggia. Lo racconta Giovanni Visconti, varesino che lavora da alcuni anni in Africa con organizzazioni non governative impegnate in progetti di solidarietà e come osservatori internazionali. «Il Sud Sudan – spiega Giovanni – è una  regione autonoma in conseguenza agli accordi di Pace (Comprehensive Peace Agreement), ha uno statuto di regione autonoma, e viene governato da Salva Kiir, presidente del GOSS; governo autonomo del Sud Sudan. Nonostante la maggior etnia sian quella Dinka, la cui base storica sia Rumbek, la capitale, per motivi logistici è Juba, calda secca d’estate e calda umida d’inverno, se qualcuno volesse intestardirsi a trovare un’appropriata definizione della stagione secca e della stagione umida».
 
Il referendum durerà una settimana e per essere valido deve superare la quota del 60% degli aventi diritto al voto. «Giubilanti scene, con canti e balli, mascherano la paura di possibili violenze come risultato del referendum in Sud Sudan. Dati non ufficiali parlano di oltre l’80% della popolazione che si e’ recata alle urne.  Il Presidente Salva Kiir ha parlato di momento storico per il Sud Sudan, questo periodo di referendum che conclude un travagliato periodo storico per questa regione principalmente cristiana. A 5 anni dall’accordo di pace che chiude una fase di 22 anni di II guerra civile». Al dramma della guerra, poi, si aggiunge quello della povertà, che qui convive, come in altri Stati africani, con una grande ricchezza celata nel sottosuolo e in mano ad una ristretta elite locale e alle aziende internazionali: «Il nuovo Stato, se tale sarà, pare essere agli ultimi posti della triste classifica dei paesi sottosviluppati, nonostante vastissime risorse di oro nero e altri minerali preziosi. Saranno queste ricchezze a preservare il paese da nuove guerre, e come è possibile che il costo della benzina sia aumentato del 30%, cosa fara il presidente Omar Bashir, sotto accusa da parte della ICC (La corte di giustizia internazionale) de L’Aja, per il genocidio in Darfur? Queste le domande che tutti si pongono»
 
«Ieri in conferenza stampa l’ex-presidente Usa Jimmy Carter ha detto che il Sud Sudan in caso di indipendenza ha grandi aspettative di sviluppo economico. Presente anche George Clooney che guida una delle più grandi associazioni di aiuto umanitario, impegnato per il Ciad ed il Sud Sudan.
Nel frattempo Merlin, l’organizzazione per cui lavoro, attraverso il sostegno dei privati e di donors internazionali quali ECHO, CDC Interhealth, BSF e UNICEF continua ad appoggiare le strutture mediche ed il personale medico a Juba e Nimule, Bahr al Jabel State, Torit, Equatoria Orientale e Boma, Jonglei State. In particolare Nimule è un punto di snodo fondamentale alla frontiera con l’Uganda, dove si lotta contro la piaga dell’HIV e Boma, piuttosto spostata verso il confine con l’Etiopia, nel bellissimo quadro naturale del Plateau d’Ethiopia, e’ supportata per la lontananza e l’isolamento rispetto al centro del paese»

«Oggi, primo giorno del referendum che durerà sette giorni, in oltre 3mila punti saranno dispiegati oltre 14mila poliziotti e 10mila osservatori UN sono presenti per garantire che il processo avvenga nel modo piu’ calmo possibile. Molti sudanesi che sono scappati durante le guerre civili torneranno nel sud del paese per votare, dal Kenya, dall’Uganda, dall’Etiopia ma anche dall’Europa, dagli Stati Uniti e dal Canada. Molte le paure, sia interne, dovute al fatto che si teme che questa secessione in un paese che e’ l’asse fra l’Africa araba e l’Africa nera subsahariana, possa dividersi in tanti piccoli stati che esterne, per via degli altri peasi africani che vedono il sudan come una possibile polveriera. Cosa faranno altri stati autonomi come il Darfur? Cosa farà la citta’ di Abyei, che dovrebbe votare da quale parte stare? Cosa succederà il giorno 15 febbraio quando i risultati saranno ufficialmente annunciati, di questo lungo referendum iniziato tre anni fa?»

 
Giovanni Visconti oggi lavora per Merlin (Medical Experts in the Frontline), organizzazione medica inglese che non solo interviene in situazione di estrema emergenza (Haiti oltre a Pakistan ed Afghanistan), ma ha lanciato una campagna che si chiama "hands up for health workers", “alzate la mano per i diritti degli operatori sanitari”, volto al rafforzamento di infermieri e medici locali come primo punto per il miglioramento della situazione sanitaria dei paesi di interventi, in accordo con la politica di Merlin per lo sviluppo sostenibile dei paesi.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 10 gennaio 2011
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