L’ex-sindaco: “Il matrimonio con la Liuc? Un sogno realizzato a metà”

Luigi Roveda, il sindaco in carica quando venne inaugurata, traccia un bilancio da "osservatore esterno" della presenza dell'università sul territorio. Il terziario di qualità è rimasto lettera morta

L’università a Castellanza? Un sogno che si è realizzato solo in parte. Questa l’analisi dell’ex-sindaco della cittadina Luigi Roveda in carica quando questa venne inaugurata (1990-1994) e grande sostenitore oggi come allora dell’insediamento accademico alla ex-Cantoni: «Quando approvammo in consiglio comunale  l’insediamento dell’università dissi che era un’opportunità forte per Castellanza ma anche che poteva rappresentare un problema serio se non ci fosse stata osmosi tra la Liuc e la città». Per una città come Castellanza era tutto da verificare l’impatto di 3 mila persone sulla viabilità, sui parcheggi e sulle strutture pubbliche e per questo venne effettuato anche uno studio urbanistico approfondito.

E’ proprio questo il cruccio dell’ex-sindaco: «Nessuno pensava di far diventare Castellanza una città universitaria come Pavia – spiega Roveda – ma almeno provare a creare un’economia nuova, dopo il declino dell’epoca industriale, fatta di terziario di qualità. Ci aspettavamo un centro studi o di ricerca, attività imprenditoriali che potevano trovare spazio sul territorio e invece questo non è successo. Dai castellanzesi la Liuc è percepita come una realtà a se stante». Quell’osmosi tanto sognata non si è verificata e non solo per colpa delle amministrazioni che hanno seguito la sua: «Pensavamo che la Liuc potesse fungere da motore per queste attività – continua il sindaco emerito – ma devo registrare il fatto che gli studenti, una volta laureati, lasciano questo territorio e non si trasformano in risorsa».

Le uniche attività che hanno avuto beneficio sono alcuni bar e i poprietari di casa che hanno affittato le case agli studenti. Per il resto Castellanza è rimasta una città dormitorio dove la gente torna la sera per cenare, dormire e ripartire la mattina seguente. Ma anche l’attuale amministrazione non sente il bisogno di implementare lo scambio con l’ateneo ributtando la palla in campo avversario: «Le iniziative culturali non mancano – fa sapere il portavoce del sindaco, attualmente all’estero per lavoro – baste guardare il calendario degli eventi. Quello che notiamo è la scarsa partecipazione alle iniziative da parte degli studenti».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 21 gennaio 2011
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