“La Croce rossa è allo sbando. E vi spiego perchè”

Dopo il clamore suscitato dal licenziamento di un dipendente della CRI, accendiamo i riflettori su un mondo che vede convivere stipendiati e volontari. Un dipendente da oltre 15 anni di CRI racconta la sua esperienza

«La Croce Rossa è un ente molto complicato, da sempre ritenuto intoccabile. Ecco perché siamo arrivati a questa situazione» A parlare è Mauro Gandini, dipendente della Croce Rossa da 15 anni, uno dei pochi ad essere stato assunto nel 1997 con contratto a tempo indeterminato grazie a un "colpo di fortuna": « Non ci sono regole certe, non ci sono paletti. Tu scrivi per chiedere spiegazioni e nessuno ti risponde. Esiste uno statuto ma regola solo le posizioni dei volontari. E gli assunti? Mah».

Mauro lavora nella sede del Comitato di Arcisate, gestito, come tutti i comitati locali, da un volontario: « Questa è un’anomalia voluta da Croce Rossa per ovviare alle sue pesanti carenze di personale. Ora l’intero ente è commissariato e si sta pensando a privatizzare i comitati locali che, diventando onlus, potranno competere con le altre associazioni nell’appalto dell’emergenza urgenza. Fino al livello provinciale, però, la CRI resterà ente pubblico anche perchè, in quanto tale, intasca 160 milioni di euro all’anno».

Nella sua lunga carriera, però, Mauro Gandini ne ha viste tante: « Ma non siamo mai caduti così in basso. In questi anni abbiamo raggiunto il fondo. Ma qualcuno ha mai pensato ai costi che CRI sta sostenendo per rispondere alle centinaia di cause per la stabilizzazione dei suoi dipendenti? Questi processi sono legittimi: sono tutti titolari di contratti a tempo determinato rinnovati senza soluzione di continuità e in questo caso la legge è chiara. Dal 2007, quando la Finanziaria ha dato la possibilità di stabilizzare i precari pubblici, è stata una pioggia di ricorsi, tutti vinti, fino a oggi, anche se Croce Rossa non dà seguito perchè impugna le sentenze. E i costi lievitano…Sarebbe stata sufficiente una diversa politica di gestione».

Quello che non va giù al dipendente è l’anomalia della gestione locale: « L’organizzazione e la gestione del personale viene affidata a un volontario. Si tratta, però, di una misura contraria allo spirito dello Statuto e a una sentenza del Tar del Lazio che di fatto abroga gli articoli che attribuivano competenze gestionali ai commissari locali risevando loro solo funzioni politiche. Oggi siamo gestiti da volontari che spesso non hanno le competenze e le capacità a svolgere quel ruolo. I dipendenti non hanno alcun ruolo nell’organizzazione del lavoro. Vi sembra giusto? Questo spesso genera incomprensioni e gelosie che non fanno bene allo spirito del delicato servizio».

L’amarezza di Mauro è legata anche alla sua vita quotidiana, in un comitato dove è chiamato costantemente a scontrarsi con i vertici, tanto che più volte ha fatto intervenire il suo legale per comportamenti ritenuti penalizzanti: « Io ho sempre lavorato in stretta sintonia con i vertici e con i volontari: ritengo che la collaborazione sia preziosa per tutti hanno qualcosa da imparare dall’altro. Ora, invece, ho il divieto di trattare con i volontari. Così facendo, il comitato ha dovuto rinunciare ai "servizi secondari", quelle attività che non rientrano nell’emergenza e che vengono anche retribuiti direttamente dall’utente. Per una decisone che non mi è ben chiara, Arcisate ha rinunciato ad attività che avrebbero potuto far arrivare migliaia di euro. Il personale ci sarebbe anche, basterebbe gestirlo diversamente. Ecco perchè la situazione economica peggiora…».

Tante le decisioni prese in questi anni che Gandini non capisce: « Dalla necessità di avere due persone dedite all’amministrazione in ogni comitato locale, con compiti che potrebbero essere gestiti a livello provinciale, alla gestione del personale quando si preferisce ricorrere agli interinali che costano  40.000 euro lasciando a casa dipendenti che ne costano 32.000, sino alle decisioni più stupide come quella di colorare diversamente due vetture regalate, ad affitti di locali in presenza di spazi a disposizione gratuiti, assicurazioni pagate per mezzi che non si muovono, ecc. Una serie di iniziative che ho riscontrato in diverse realtà territoriali».

Mauro Gandini parla consapevole di essere in una condizione privilegiata: « Io sono stipendiato da Roma ma capisco l’umore di tanti colleghi che non hanno certezze per il futuro, che convivono con la precarietà. La stabilizzazione è ormai un diritto e sarebbe necessario in un settore così delicato»

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 19 gennaio 2011
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