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La “matricola n.1″: dalla Sicilia ad Oxford, passando per Castellanza

Gianfranco si è laureato nel 1995. Sei mesi nell'azienda paterna e poi la svolta: diciotto anni in giro per il mondo da manager e nessun rimpianto

Arriva dall’Argentina, è in partenza per il Brasile e lo contattiamo poco prima dell’imbarco all’aeroporto di Colonia. Gianfranco Catrini, 38 anni, ne ha fatta di strada – fisicamente e metaforicamente – dal piccolo paese siciliano in cui è nato. E sulla sua strada ha incontrato anche Castellanza e l’Univesità Carlo Cattaneo, che lunedì 24 gennaio inaugurerà il suo ventesimo anno di attività. «Sono figlio di un piccolo imprenditore siciliano – ci racconta -. A 19 anni non ero neanche sicuro di volermi iscrivere all’università. Poi il commercialista di mio padre ha letto sul Sole 24 Ore di questo ateneo e me lo ha consigliato». Gianfranco arriva nell’agosto del 1991 a Castellanza, fa il test d’ingresso e senza troppi dubbi sceglie la Liuc. Diventa così la matricola numero 1. «Non posso dire in tutta sincerità di aver scelto per motivi specifici. Però i test fatti, l’ambiente, il programma didattico e il campus mi sembravano qualcosa di diverso, di nuovo. E, nello spirito che ancora mi guida, ho scelto la novità e l’alternativa che la Liuc rappresentava rispetto ad altre realtà». E così, quattro anni e due mesi scorrono via veloci.

«All’inizio il campus non era pronto e per due anni ho vissuto in una palazzina a Busto Arsizio messa a disposizione dall’università. Poi, con altri due ragazzi fuori sede, abbiamo prima affittato un appartamento a Busto e poi una casa a Olgiate Olona». Casa, quest’ultima, che diventa un po’ un punto di riferimento per la vita sociale degli universitari, un "porto di mare" come la definisce Gianfranco. «Già allora quasi la metà degli iscritti veniva da fuori, da Brescia, Bergamo, Milano, dal Piemonte, ma anche dal sud. I servizi offerti dall’università erano eccezionali e, dato che eravamo i primi, l’ateneo aveva investito parecchio per rendere le strutture il più confortevoli possibile. Organizzava anche tornei sportivi, feste, grigliate. Ma al di fuori di questo, c’era la "morte civile". Eravamo stati "paracadutati" a Castellanza, ma li non c’era nulla. Anzi, regnava un’atmosfera da decadenza industriale. La città probabilmente non aveva capito le ricadute economiche che l’investimento di Univa poteva avere. Basta pensare che fra retta, casa, macchina e altro spendevo circa 25-30 milioni all’anno».

La "matricola numero 1" arriva così all’ultimo anno: laurea nel dicembre del 1995 e
contemporaneamente il matrimonio e il primo figlio. A 24 anni Gianfranco, dottore in Economia azeindale, torna in Sicilia, a Nicosia, per occuparsi dell’impresa di famiglia con il padre e lo zio. «Ma in queste imprese il confine fra business e famiglia non è mai chiaro. Ho lavorato sei mesi, ma quella realtà non era più per me. Avevo conosciuto contesti e persone diverse: l’ambiente mi stava stretto e mi ero messo in testa di fare altre cose». Gianfranco tira fuori dal cassetto la sua tesi sul Ponte sullo Stretto di Messina e si ricorda dell’offerta del direttore finanziario di Impregilo SpA: andare in Cina. E da li inizia l’avventura: per tre anni in giro per il mondo, poi la prima promozione e a 28 anni si trova a gestire 450 dipendenti. Per un anno segue gli investimenti per l’impanto di incenerimento di Acerra e nel 2004 si "ferma" ad Oxford per seguire la progettazione dell’ospedale oncologico. «Oggi vivo in Inghilterra, ho la cittadinanza, ma in settimana sono sempre in viaggio». Per lavoro, qualche volta, torna anche in Italia, ma nel suo futuro non sembra esserci l’idea di tornare qui stabilmente. «Per ora l’Italia è un capitolo chiuso. Quando vivi all’estero per tanto tempo diventi un animale strano. Dal punto di vista professionale, l’ambiente all’estero è più snello e dinamico: ho avuto una carriera fulminante che in Italia mi sarei sognato. Dal punto di vista personale, vivere all’estero ti dà la possibilità di prendere solo il meglio del paese in cui ti trovi, mentre in Italia mi faccio prendere dalla politica, dall’emotività. E poi, sinceramente, non ho avuto reali opportunità di lavoro o guadagno migliori».
Chiusa la telefonata, Gianfranco corre all’aeroporto. Ma prima di salutarci, dedica un pensiero al futuro. «Mi piacerebbe fare realmente l’imprenditore. Ma a 38 anni, con una famiglia, è difficile rinunciare alle sicurezze e ai benefits raggiunti. Sono scelte che vanno prese all’università, quando ancora si è nell’età dell’incoscienza».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 21 gennaio 2011
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