La vendetta non è mai passata di moda

È un sentimento rimasto latente, pronto ad emergere come un fiume carsico non appena gli argini della legalità mostrano un cedimento. Eva Cantarella: «Nell'Odissea il passaggio dalla vendetta al diritto è un elemento già presente»

Dal tempo della prima legge sull’omicidio della polis greca (quella di Dracone o Draconte) fino alle moderne costituzioni, il sentimento della vendetta è sempre rimasto latente, pronto ad emergere come un fiume carsico non appena gli argini della legalità mostrano un cedimento.
È lo stato che deve sorvegliare, giudicare e punire nei limiti della legge. Questa è una moderna verità seppure  in alcuni contesti sia ancora molto relativa. Secondo Eva Cantarella, docente di diritto greco all’Università Statale di Milano, nei poemi omerici, in particolare l’Odissea, e nella tragedia greca, il passaggio dalla vendetta al diritto è un elemento già presente.

Professoressa Cantarella, dai tempi dell’antica Grecia a oggi c’è stata un’abbondante produzione culturale e giuridica. Per quale motivo, allora, il desiderio di vendetta riaffiora in modo così prepotente nella nostra società?
«Poiché la vendetta viene abolita per la prima volta nel 625 avanti cristo, viene da pensare che forse ci troviamo di fronte a un sentimento istintivo, naturale».
Posto che la vendetta è un modo per comminare la pena direttamente, senza la mediazione degli organi dello Stato, se una società asseconda culturalmente il desiderio di vendetta si avranno dei riflessi sulla concezione della pena stessa?
«Il passaggio dalla vendetta al diritto è caratterizzato dal fatto che la reazione non viene più dalle parti lese, ma da terzi, estranei alla contesa che perciò non nutriranno sentimenti di vendetta. La concezione della pena puo’ comunque risentire delle diverse influenze culturali. Negli Usa, ad esempio, c’è una letteratura che rivaluta come nobile la vendetta e questo si avverte soprattutto nell’erogazione della pena che è diventata solo retributiva, ovvero occhio per occhio dente per dente. Senza lasciare spazio agli aspetti rieducativi. Anche da noi si vedono le prime avvisaglie di questa tendenza».
In questo ritorno da protagonista della vendetta, la politica ha avuto un ruolo?
«Certo, soprattutto negli ultimi anni, quando i politici hanno iniziato a parlare alla pancia del Paese. C’è poi una responsabilità pesante dei media che hanno riproposto il ritorno della vendetta in tv. Quando si vede il telecronista cretino che microfono alla mano va dai parenti delle vittime e chiede: “Lei lo perdona”? Quasi sempre la risposta è vendicativa e violenta».
Secondo lei, come dovrebbe essere la pena?
«Dovrebbe essere polivalente: rieducativa nella sua parte principale e anche un poco retributiva, in questo modo si compensa il desiderio di vendetta espresso dalle vittime».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 17 gennaio 2011
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