Ligabue porta a Varese il suo “atto di fede”

Oltre due ore di concerto "quasi acustico" davanti a un teatro gremito. Tra un brano e l'altro il rocker di Correggio si racconta: "Le canzoni sono il mio diario"

quasi acustico tour ligabue a vareseVivere e cantare sono un "atto di fede". Il Liga lo dice e naturalmente ci crede. Lui che come dicono «al suo paese» ha «sempre cantato al posto di lavorare». E gli è piaciuto talmente tanto che lo ha fatto per più di vent’anni, per fortuna. Ieri sera a Varese, davanti a un teatro con nemmeno un posto libero, tra un brano e l’altro si è raccontato come se fosse sul palco per la prima volta: «Mi chiamo Luciano Riccardo Ligabue» ha detto dopo aver attaccato con "Una vita da mediano" «sono nato il 13 marzo 1960 e… ho 24 anni».
Il rocker di Correggio, l’ha confermato anche questa volta, con il pubblico ci sa fare eccome. Per scaldarlo gli basta starsene seduto su un divano con una chitarra e quattro musicisti giusti ad accompagnarlo. È fatto così il "Quasi acustico tour 2011" partito dagli Arcimboldi di Milano, arrivato ieri sera a Varese e tra poco ancora qui vicino con la tappa di Lugano.
 
Due ore e mezzo di concerto quasi acustico, appunto, ma non per questo rilassato. Il pubblico infatti ci prova a stare seduto come in uno spettacolo di teatro ma non è facile e ci riesce soltanto per la durata di tre brani. Complici anche l’anima rock della band e t
ra tutti della chitarra dell’abile Mel Previte, che dopo un inizio soft si fa sentire facendo scatenare tutto il teatro. 

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ligabue vareseNella scaletta del Liga ci sono alcuni brani dell’ultimo lavoro, "Arrivederci Mostro" (nel 2010 il più venduto in Italia). Ci sono "La linea sottile", "Quando canterai la tua canzone", "Un colpo all’anima", "Il peso della valigia" e "Atto di fede". Ci sono poi i classici "Certe notti", "Piccola stella senza cielo", "Vivo, morto o X", "Urlando contro il cielo e "Balliamo sul mondo" (che «per tutti gli anni dell’inizio – svela prima di suonarla – è stata ribattezzata da tutti quelli in cui si imbatteva "Ballando sul mondo dei Ligabue"» e che solo alla fine ha riavuto giustizia). E pure qualche brano un po’ meno conosciuto come "Angelo nella nebbia" (dall’album Ligabue del 1990) e "Camera con vista sul deserto" (da Lambrusco, coltelli, rose e pop corn del 1991).

In tutto una ventina di pezzi, pescati da un repertorio che ne conta un centinaio. «Sono stati il mio diario. Molte canzoni hanno rappresentato un momento preciso. E quando le sento o le canto rivivo quelle sensazioni anche se il tempo è passato». Lo dice prima di partire con la versione acustica di "Tutte le strade portano a te", una delle sue più belle canzoni d’amore. «Questo brano descrive il modo di sentire che provavo per una persona quando l’ho scritto. Oggi non è più così, le cose sono cambiate». È il passato ma il Liga, prima che il sipario si chiuda, parla anche del domani: «Non è un buon momento. Non sono buone le notizie che riceviamo. Ma possiamo cambiarle. Il futuro è tutto da costruire, guardatelo cercando di non vederci del nero. Basterebbe vederlo anche un po’ meno nero, dobbiamo provarci. Nella peggiore dell’ipotesi porteremo a casa una brutta delusione. Ma io sono sicuro che "Il meglio deve ancora venire"».


di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 27 gennaio 2011
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