Liuc: venti anni di storia, raccontati dai suoi protagonisti

Partita con trecento studenti, oggi ha più di duemila iscritti, 250 studenti stranieri ogni anno collaborazioni con 93 università nel mondo

Erano trecento e oggi sono più di duemila. Ma non basta questo dato – il numero degli iscritti nel 1991 e nel 2011 - per descrivere la storia dell’Università Carlo Cattaneo, che lunedì compirà vent’anni da festaggiare insieme ad Emma Marcegaglia. L’ateneo castellanzese – fondato dagli industriali della provincia di Varese – nel tempo ha saputo mantenere la sua dimensione piccola (piccolissima rispetto ad altri grandi atenei milanesi), ma aprendosi – allo stesso tempo – non solo al resto d’Italia, ma realmente al mondo intero.
Se infatti il 70 per cento dei duemila iscritti arriva dalla Lombardia e di questi, una buona parte da città e paesi limitrofi a Castallanza, sono tanti gli studenti fuori sede. Ragazzi come Alberto, Myriam, Valentina e Michele che grazie al passaparola sono arrivati dall’Emilia, dalla Toscana, dalla Campania. A Castellanza vivono in campus o in appartamenti e della Liuc dicono: «Piccolo è bello».
Ma non sono certo loro quelli che hanno intrapreso il viaggio più lungo. Ogni anno nella città castellanzese di 15mila abitanti arrivano 250 studenti stranieri, dall’Europa, ma anche dall’Australia, dalla Cina, dall’America. Anche qui, come ci aveva raccontato Nicolas, è il passaparola a far conoscere l’ateneo.
Sono tanti anche i nostri studenti che ogni anno partono per l’estero: con 94 università partner e la possibilità di prepararsi con i 42 corsi di lingua e i corsi tenuti interamente in lingua inglese, uno studente italiano su tre decide di partire. Per fare cosa? Summer school di tre settimane, erasmus, stage o un intero corso di laurea. E a partire (ed arrivare) non sono solo gli studenti, ma anche i docenti e i dipendenti.

Un ateneo che quindi, negli anni, ha saputo crearsi una propria identità, ma che non è riuscito a scrollarsi del tutto l’immagine dell’università in cui vanno "i figli di papà". Una critica, sempre rispedita al mittente, basata anche sulla natura privata dell’ateneo e quindi sul costo della retta. Un "investimento" lo definisce il rettore Andrea Taroni, più che un costo, che negli ultimi anni è stato sempre più integrato con borse di studio per un totale di 1.650.000 euro nel 2010. Senza dimenticare che uno studente su quattro usufruisce della riduzione per merito delle tasse fino al 50 per cento. Opportunità, queste, che per Zane Benike hanno significato un vero e proprio cambio di vita: dalla Lettonia a Castellanza per reddito e merito. 
E il percorso didattico spesso si conclude con uno stage – 850 quelli svolti nel 2010 anche all’estero come è successo Davide e Stephane   - e con inserimenti nel mondo del lavoro a circa due mesi dalla laurea.

Studio, didattica, lavoro ma anche tanta ricerca. L’Università Carlo Cattaneo ha circa venti fra centri e istituti di ricerca. Dalle tecnologie RFid alla sanità, dall’archivio industriale del cinema alla pubblica amministrazione.
Tutto senza dimenticare le attività "extrascolastiche" tipiche delle università americane: un campus con 440 posto letto, 5mila metri quadrati di spazi dedicati allo studio, 26mila metri quadrati di parco secolare e una web radio. E un’attenzione anche alle difficoltà piccole e grandi che gli studenti possono incontrare da affrontare, per chi vuole, con la psicologa.

Insomma, un piccolo "mondo" dentro Castellanza. Città che però, con l’ateneo, non si è mai del tutto amalgamata. Solo pochi mesi fa, a quasi venti anni dalla nascita, gli studenti lamentavano infatti un comune "non a misura di studenti": pochi divertimenti e pochi servizi. Una "sveglia alla città" a cui però Castellanza ha risposto, se non con nuove iniziative, almeno con un "ringraziamento": «Senza l’università saremmo solo un’uscita dell’autostrada, l’ateneo ha portato tanta gioventù e un po’ di vitalità dal punto di vista culturale».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 21 gennaio 2011
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