Orgoglio Liuc: via all’anno accademico. L’università ai tempi della riforma

Parlano Alessandro Laterza (Confindustria, Luiss), il presidente Lamberti, il rettore Taroni, per gli studenti Sebastiano Signò. La riforma Gelmini è apprezzata; i tagli, meno. Laterza "vede" la crisi del Paese: "15 anni di produttività calante, un quarto dei giovani non lavorano nè studiano"

Senza nascondersi la difficoltà del momento, Liuc guarda avanti, forte del suo ventennio di lavoro: sul territorio, ma visione e respiro mondiale. L’apertura dell’anno accademico 2010-2011 è stata occasione per chiamarsi a raccolta, da parte del mondo che conta nell’economia e nella politica. Mancava purtroppo l’ospite più attesa, Emma Marcegaglia, oggi costretta, in modo imprevisto, ad assentarsi per una forte indisposizione, che ha mandato comunque un saluto istituzionale e il suo personale apprezzamento «ad una università che saputo fare innovazione nella formazione superiore e nella ricerca»; una università, ricorda la presidente di Confindustria, nata proprio su iniziativa degli imprenditori. Per la prima volta si è avuto anche un intervento della rappresentanza degli studenti, con Sebastiano Signò, rappresentante dei ragazzi nel CdA dell’ateneo.
Gli interventi si sono concentrati sui problemi dell’università e sulla riforma Gelmini, luci e ombre, lodato l’impianto ma anche contestati i tagli di risorse, come vedremo, pur prendendo accuratamente le distanze dalle manifestazioni di piazza.

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A rappresentare Confindustria è stato Alessandro Laterza, vicepresidente della Luiss di Roma e presidente della commissione cultura dell’associazione di categoria. «Ci troviamo in un momento di straordinaria difficoltà» non nasconde. «I dati del centro studi di Confindustria dicono che ad oggi si prevede di tornare ai livelli di produzione di inizio 2008… nel 2015. Si vede un costante calo di produttività da 15 anni, da ben prima della crisi, è evidente che la scena attuale non offre grandi spunti per un cambiamento». Competitività di sistema, riduzione del debito pubblico, semplificazione burocratica e amministrativa; riduzione delle tasse a imprese e lavoratori. Questi sono i quattro pilastri, «le questioni aperte che ci possono consentire di riprendere il cammino». Sul tema del lavoro, esso «non è più quello della grande fabbrica fordista», ma quello della piccola e media azienda, è precario o temporaneo: «lo stesso pubblico impiego sta cambiando ed è via via più spesso a contratto, come spesso accade nell’università».
Sulla riforma Gelmini, Confindustria la ha accompagnata, «la presidente Marcegaglia l’ha abbracciata in maniera inequivoca». Essa tocca solo marginalmente le non statali, come Liuc, ma il cambiamento del contesto si risente eccome». E c’è una preoccupazione: «abbiamo circa 50 passaggi tra regolamenti e decreti attuativi per arrivare all’attuazione della riforma, vigiliamo che essi abbiano svolgimento veloce e coerente». Si parla poi di dare peso al merito: il punto è sempre quali parametri adottare per misurarlo. Giusto premiare chi è bravo, ma ci vogliono le risorse: «Le nozze coi fichi secchi non si possono fare». Per il 2011 ancora queste ci sono, poi… «C’è stata molta agitazione nell’università» riconosce Laterza, «per il disagio e l’incertezza del futuro, più che per la riforma in sé». I dati sono allarmanti: «Siamo dieci punti sotto la media europea per il lavoro dei giovani, un quarto di loro non fa nulla, non studia, non lavora, si rischia una generazione dispersa. Bisogna operare in modo pratico, come qui in Liuc da vent’anni, con modestia, darsi grandi obiettivi e perseguirli: forse riusciremo così a trovare qualche risposta per il paese e le nuove generazioni».

Il presidente dell’Università Cattaneo-Liuc Paolo Lamberti salutava il traguardo dei vent’anni, soprattutto alla luce degli scetticismi di allora sulla durata dell’esperimento Liuc. Che invece, va avanti in modo più che soddisfacente. In vent’anni quasi 7.000 studenti laureati, collocati bene e alla svelta nel mondo delle imprese, in Italia e all’estero. Alcuni hanno già raggiunto posizioni di rilievo. Un corpo docente formato "in casa" e ormai solido, forte di oltre una cinquantina tra docenti di ruolo e ricercatori, più professori a contratto; e si sta avviando la formazione di una classe di docenti "autoctoni". Sul merito, Liuc lo premia con riduzione delle tasse universitarie fino al 50% per i migliori studenti usciti dalla maturità. Inoltre, «in vent’anni abbiamo distribuito borse di studio e sussidi ad altro titolo per oltre 17 milioni di euro». Alla tassa di frequenza uguale per tutti, corrisponde un articolato sistema di borse di studio con criteri di reddito familiare e soprattutto di merito. Importanti poi i contributi di tanti, associazioni, enti pubblici per il diritto allo studio, privati, fondazioni, banche.
Nelle classifiche delle Università italiane «stilate sia da giornali, sia da enti accreditati come il Consorzio Almalaurea», Liuc è nelle prime posizioni, per diversi parametri: grado di internazionalizzazione, tempo di conseguimento della laurea, tempo di attesa per la prima occupazione. Ma l’elemento chiave resta «il rapporto stretto con imprese, istituzioni, mondo del lavoro in generale». Un rapporto organico «che inizia con la stessa progettazione dei contenuti dei corsi» e prosegue cooptando nel corpo docente i protagonisti del mondo economico. Sugli stage, poi, in pratica ogni studente può farne almeno uno durante il percorso di studi: si mira a dare capacità pratiche, non solo formazione teorica, che pure ha il dovuto rispetto.
Sulla riforma Gelmini, Lamberti dice che «va nella giusta direzione di svecchiare il sistema e di ricondurre su giusti binari» quella sperimentazione e quell’autonomia già partite per la tangente fra «una pletora di corsi di laurea senza frequentatori o dagli sbocchi occupazionali» . Università “nata dalle imprese per le imprese”, Liuc non ha fatto voli pindarici. «Creare una futura classe dirigente per le imprese e per le istituzioni, da un lato, e, dall’altro, di dare ai nostri studenti una preparazione spendibile facilmente sul mercato del lavoro» sono rimasti obiettivi chiave. Centrati con i corsi curriculari e quellio di specializzazione rivolti alle aziende, inclusi i master; con la formazione in collaborazione con le associazioni di settore e gli ordini professionali. Un’attitudine all’apertura, rimarca Lamberti, che richiede libertà, margini di autonomia «anche maggiori rispetto a quanto stabilito dalla recente riforma. Con garanzie naturalmente di serietà». E ribadisce qui la «la convinzione che, perché ciò possa accadere, sia necessario passare dall’attuale configurazione formalistica della laurea ad un’altra nella quale, abbandonato il valore legale del titolo di studio, sia la serietà di ciascuna Università l’elemento in grado di attrarre studenti e investimenti».
La riforma Gelmini resta «un buon punto di partenza» che Liuc ha anticipato in alcuni criteri e aspetti organizzativi fin dalla sua fondazione, essendosi proposta già allora di essere innovativa: «siamo stati anche in grado di segnare in qualche modo il cammino» verso una nuova università, giudicata appropriata per una società evoluta a “capitalismo democratico”, quello che dovrebbe (dovrebbe) essere caratterizzato dalla ridistribuzione della ricchezza prodotta.
Se le imprese sono come cellule, la nazione è un organismo. Ma oggi, «il nostro Paese sta attraversando una fase molto critica proprio a causa dello sfilacciamento che si registra tra le diverse componenti della società e all’interno della sfera politica» denuncia Lamberti. «Non esiste una visione strategica condivisa sul futuro del Paese. Traballano i tradizionali punti di riferimento valoriali. Il litigio perpetuo è la dominante del dibattito politico». Permangono grandi potenzialità, intatte ma paralizzate da un clima di incertezza sul futuro che «è causa di profonda demotivazione e grande malessere tra le giovani generazioni. Il grosso rischio è che l’Italia smetta del tutto di essere attrattiva per i suoi figli migliori. Dobbiamo dare una speranza ai giovani». La Liuc, per il futuro, c’è.

Sulla stessa lunghezza d’onda il rettore Andrea Taroni. «Nonostante manifestazioni e proteste, a volte molto discutibili, la riforma Gelmini il 29 gennaio sarà legge. È presto per dire se si tratta di una buona riforma; credo che occorrerà aspettare almeno i dodici mesi lasciati ai quarantanove provvedimenti delegati e all’auspicabile reperimento di risorse» prima di giudicare. «Autonomia, responsabilità, incentivazione della qualità e dell’efficienza del sistema universitario, merito e valutazione» sono alcune delle caratteristiche citate con favore; si sarebbe voluto trovarvi anche «l’abolizione del valore legale dei titoli, maggiori sforzi di divulgazione e chiarezza circa la qualità della formazione nelle diverse sedi, maggiore attenzione alla distinzione tra le tipologie delle Università operanti nel nostro Paese (statali, non statali legalmente riconosciute, telematiche).
La Liuc, fra le più giovani e piccole università d’Italia, si sostiene in gran parte con le tasse degli studenti. Molti dei provvedimenti della riforma non la riguardano ma produrranno «notevoli ricadute» sulla gestione di tutte le attività. In particolare Taroni è critico sui tagli al sistema universitario: «provvedimenti legislativi veramente penalizzanti sia per le Università non statali che per le statali. In questa situazione, diverse Università stanno operando in esercizio provvisorio e non son rosee le previsioni per il futuro». Parole non di circostanza. Tra le consguenze di provvedimenti di legge recenti, «limitazione del turn over del personale, possibilità di limitazione della permanenza in servizio dei docenti per il biennio aggiuntivo, accesso forzato alla quiescenza per i ricercatori, e forse prossimamente anche per i professori con 40 anni di contributi, eliminazione del fuori ruolo per il personale docente». Se non altro «con l’istituzione dell’Idoneità nazionale prevista dalla riforma dovremmo finalmente uscire da uno dei peggiori sistemi concorsuali, almeno tra quelli sperimentati nel dopoguerra». Sulla didattica, da tempo si susseguono cambiamenti troppo rapidi della struttura dei corsi di laurea e degli organi di gestione degli stessi che passa dalle Facoltà ai Dipartimenti, dopo la rivoluzione del 3+2 partita negli anni Novanta e non ancora del tutto digerita.
Liuc continua a offrire due corsi di Laurea triennali (Economia aziendale e Ingegneria Gestionale), due corsi di Laurea Magistrale omonimi dei precedenti ed un Corso di Laurea Magistrale a ciclo unico in Giurisprudenza; attraverso l’Ufficio Relazioni Internazionali, a stabilire rapporti di collaborazione con circa cento Università in oltre trenta paesi europei ed extra europei ed accordi per il rilascio del doppio titolo di studio con una decina di Università straniere. I programmi di scambi studenteschi con l’estero coinvolgono oltre 400 studenti all’anno (in questi giorni sono presenti studentesse russe da San Pietroburgo, ad esempio) e arrivano più stranieri di quanti studenti italiani vanno all’estero. Ci sono poi le Summer School con importanti esperienze, come in Cina e negli Stati Uniti. Stage, tirocini, l’ufficio Placement che assiste i neolaureati in fase d’inserimento nel mondo del lavoro e ne monitora la crescita, sono altri asset importanti. Si guarda al mondo intero: senza però dimenticare la ricerca.

Infine, l’intervento di Sebastiano Signò in rappresentanza degli studenti. Subito la presa di distanza dalle proteste "piazzaiole" contro al riforma Gelmini: «voglio sottolineare il totale distacco della Rappresentanza degli Studenti LIUC dai vergognosi scontri avvenuti a Roma. La manifestazione è uno strumento democratico dell’espressione pubblica solo quando questa si svolge in un contesto pacifico e civile». La riforma Gelmini è «dura, ma soprattutto attesa e necessaria per risanare il mondo delle Università italiane», intervenendo con «un codice etico incompatibilità e conflitti d’interesse legati alle parentele; obbligo di presenza dei docenti a lezione; nucleo di valutazione a maggioranza esterna e valutazione dei professori da parte degli studenti; riduzione delle facoltà non più ragionevolmente ed economicamente sostenibili». Una riforma che «inoltre premia il merito: i risultati saranno fondamentali per l’attribuzione delle risorse da parte del Ministero. Nel tempo questa politica del merito darà sicuramente risultati positivi». «Il laureato LIUC ha una marcia in più» vanta Signò: «è versatile, adattabile, efficiente, non inquadrato e statico. Abbiamo la possibilità di apprendere da alcuni tra i migliori professori in circolazione, e il numero chiuso permette un rapporto studente-professore nemmeno paragonabile ad altri Atenei». Idatori di lavoro sono soddisfatti dei ragazzi in arrivo, rimarca. Ma c’è anche chi si mette in proprio, o prosegue attività familiari, con soddisfazione. Unica piccola pecca segnalata: la banda Internet "stretta", nonostante la disponibilità teorica dei 20 mega, all’interno degli edifici della residenza del campus.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 24 gennaio 2011
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