Pornomassaggiatore, “una vicenda tristissima”

Nel giugno 2007 l'arresto di Roberto Benatti, fisioterapista senza titoli che abusava e fotografava suoi pazienti uomini narcotizzati. Un anno di carcere, il rimpallo del caso tra Busto Arsizio e Belluno, poi il rinvio a giudizio e il processo

«Una vicenda tristissima». Così aveva commentato tre anni fa, mancandogli le parole adatte, il procuratore di Busto Arsizio Francesco Dettori, quando si era venuti a capo della vicenda a carico di Roberto Benatti. Il 56enne, sedicente fisioterapista, senza laurea e non iscritto all’ordine dei medici (aveva un diploma da perito), era stato arrestato in pratica in flagrante la sera del 14 giugno 2007 e solo dopo circa un mese si era messa a parte la stampa di quanto accaduto, nei modi dovuti e a tutela della dignità delle vittime. Il Benatti narcotizzava vari suoi pazienti, tutti uomini, per poi abusarne sessualmente, con la scusa di manipolazioni sulla parte lombare della spina dorsale che avrebbero dovuto alleviarne le sintomatologie dolorose. Le vittime, che sarebbero oltre 150, ma molte per la vergogna non si costituiscono parte civile, dormivano, il Benatti ne approfittava, fotografandole nella loro nudità e documetando da sè il reato, a tutto beneficio di chi avrebbe indagato in seguito.
Benatti esercitava presso studi siti a Gallarate, a Colle Santa Lucia (Belluno) e nella zona di Verbania: era visto come un rispettato professionista in ambito prevalentemente sportivo, spesso ospite in seminari e convegni di settore, incassando lauti onorari e la stima professionale di molti pur non avendo i titoli. Ma quella sera di quel 14 giugno qualcosa era andato storto, e un paziente più robusto (e sospettoso) degli altri aveva resistito ai sedativi abbastanza da dare l’allarme su quello che il Benatti gli stava facendo – e documentando con foto inequivocabili. Nel computer dell’uomo i Carabinieri della compagnia di Gallarate, all’epoca coordinati dal capitano D’Amato, che indagò insieme all’allora pm della Procura bustese Loredana Giglio, fu trovato un impressionante e dettagliatissimo archivio di foto – alcune usate oggi in aula nell’udienza del processo e riconosciute dalle vittime. L’uomo aveva archiviato migliaia di immagini dei pazienti di cui abusava, ognuno con la relativa cartella, nome e cognome. 

Ai carabinieri spettò il compito delicatissimo di informare persone che rimasero devastate dalla scoperta di quanto era stato fatto loro mentre erano incoscienti. Alcuni avevano sentito qualche fastidio in regione anale, ma erano stati informati che le manipolazioni "curative" avrebbero coinvolto l’area e i dolori erano attribuiti alla fisioterapia. La "mossa" sul coccige sarebbe stata dolorosa, era l’avvertenza, e richiedeva la narcosi del paziente, ottenuta con varie pastiglie di farmaci.
Già all’inizio il pm aveva ipotizzato la violenza sessuale aggravata dall’uso di farmaci e della riduzione all’incapacità di intendere e volere delle vittime; e la truffa, legata all’esercizio della professione medica senza i debiti titoli. Si è indagato poi anche sulla provenienza dei farmaci stessi e sugli aspetti fiscali: secondo le testimonianze udite in aula l’uomo non rilasciava ricevuta, a fronte di pagamenti sostanziosi in contanti. Nel suo studio, la sera dell’arresto, i Carabinieri avevano trovato, appunto in contanti, circa 10.000 euro.
Dopo l’arresto, il Benatti restò in carcere per un anno: fu quindi scarcerato per decorrenza dei termini nel giugno 2008, quando, ad istruttoria chiusa, il fascicolo era ormai passato da da Busto Arsizio a Belluno (in quella provincia c’era l’altro studio di Colle Santa Lucia, anch’esso teatro dei medesimi reati). La difesa del Benatti, dopo aver ottenenuto la scarcerazione, nell’autunno 2009 è riuscita a far tornare il processo a Busto Arsizio, essendo stati compiuti a Gallarate i reati più rilevanti. Nell’aprile scorso il rinvio a giudizio disposto dal gup Luca Labianca.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 19 gennaio 2011
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