“Primo sangue” da Boragno con Aldo Pecora e Rosanna Scopelliti

Il libro del fondatore e leader di "Ammazzateci Tutti" si propone di fare luce e far riaprire il processo sull'assassinio del magistrato Antonino Scopelliti, nel 1991: un "patto di sangue" fra Cosa Nostra e 'ndrangheta

Torna in Lombardia il tour di presentazioni al pubblico di ‘Primo sangue’ (Rizzoli Bur), opera prima del giovane fondatore di ‘Ammazzateci Tutti’, Aldo Pecora, incentrata sull’assassinio del giudice calabrese Antonino Scopelliti.

Il libro di Aldo Pecora, che raccoglie testimonianze della figlia del giudice, Rosanna Scopelliti, e dei magistrati antimafia Salvatore Boemi e Nicola Gratteri, aprendo a nuovi scenari completamente inediti e che si propone di far riaprire indagini e processo, sarà presentato a Busto Arsizio il prossimo 23 gennaio, presso la libreria Boragno (via Milano, n. 4), dove alle 18.30 l’autore incontrerà i lettori lombardi. In libreria con l’autore anche Rosanna Scopelliti, figlia del giudice Antonino e Presidente della Fondazione a lui dedicata. Introdurrà l’incontro, in cui verrà offerto al pubblico un buffet dal bar-gelateria “Il Duetto”, Massimo Brugnone, Coordinatore della regione Lombardia del movimento antimafia giovanile “Ammazzateci Tutti”. La moderazione della presentazione è affidata al Vice direttore dell’emittente televisiva “Rete 55” Chiara Milani. Sarà presente anche il Procuratore di Busto Arsizio, dottor Francesco Dettori.
Continuando poi una collaborazione in atto da ormai più di due anni nel comune di Rho fra il movimento antimafie “Ammazzateci Tutti” e l’associazione “Ederlezi”, il giovane autore presenterà la sua opera prima alle 21.00 dello stesso 23 gennaio, presso la Sala della Circoscrizione n. 5 (via Giusti). Al suo fianco di nuovo Rosanna Scopelliti in un incontro moderato dalla Telegiornalista del TgR Lombardia Donatella Negri. Ad introdurre la presentazione i due esponenti delle associazioni lombarde: Liliana Marchi, Presidente dell’associazione “Ederlezi” e Massimo Brugnone.

Antonino Scopelliti era il sostituto Procuratore generale della Suprema Corte di Cassazione che ha tenuto la pubblica accusa nei più importanti processi d’Italia: dal primo processo Moro, al sequestro dell’Achille Lauro, alla strage di Piazza Fontana ed a quella del Rapido 904, ai processi di mafia, dalla ‘ndrangheta, alla Nuova Camorra Organizzata, fino al Maxiprocesso contro Cosa Nostra, che gli è costato la vita il 9 agosto 1991.
Il magistrato, infatti, è stato ucciso nella sua città natale, Campo Calabro, dove trascorreva le ferie estive studiando gli incartamenti giudiziari di quello che i cronisti del tempo definirono ‘il processo del secolo’ contro Riina, Provenzano ed i boss della ‘Cupola’ di Cosa Nostra, giunto all’ultimo grado di giudizio. Morendo, Scopelliti lasciava orfana una figlia di sette anni, Rosanna, della cui esistenza quasi nessuno sapeva, per ragioni di sicurezza.
Non furono mai identificati i killer, ma Giovanni Falcone individuò subito nell’omicidio Scopelliti quello che poi verrà definito come un ‘patto di sangue’ tra mafia siciliana e mafia calabrese. Intuizione confermata anche da alcuni pentiti, i quali rivelarono che Cosa Nostra chiese alla ‘ndrangheta l’eliminazione del grande accusatore della Cassazione in cambio di una pacificazione garantita dai siciliani tra i clan di Reggio Calabria, al tempo schierati in eserciti contrapposti in una guerra che porterà alla fine a quasi mille vittime in poco più di cinque anni. Ma il delitto è rimasto impunito, in quanto dopo le condanne nei processi di primo grado per Riina e soci quali mandanti, in Appello si verificò il crollo in giudizio del cosiddetto ‘Teorema Buscetta’ e, quindi, finirono tutti assolti con sentenze confermate anche in Cassazione nel 1999 e nel 2004.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 17 gennaio 2011
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