Pro Patria, la preoccupazione del Questore

Si rischia ancora di giocare a porte chiuse la prossima partita allo Speroni, con possibili risvolti sull'ordine pubblico. "I tifosi danno il polso della situazione; vi sono state contestazioni anche contro il sindaco"

La Pro Patria vince ma il futuro è più nero che mai, in attesa di novità dalla nuova proprietà: e anche il Questore di Varese Marcello Cardona ritiene la situazione, a questo punto, meritevole di essere seguita: tanto più che si ripropone il rischio di dover giocare a porte chiuse, causa una possibile assenza degli steward addetti alla sicurezza interna dello stadio Speroni.
Stamane a fare da portavoce della preoccupazione del questore presso la stampa locale era il suo vice Giovanni Broggini, dirigente del commissariato di Polizia di Busto Arsizio. «Parliamo di una questione in itinere, da qualche mese è ben nota la situazione di, ecco, difficoltà finanziaria della società Aurora Pro Patria» premetteva, cercando di pesare le parole in una comunicazione così insolita. «Senza entrare nel merito delle vicissitudini di una società» e dei relativi privati, «abbiamo dovuto rilevare comunque che una squadra di calcio interessa sotto il profilo dell’ordine pubblico». Non fa una grinza: ormai da decenni nei fine settimana tutte le Questure d’Italia hanno un gran da fare a sorvegliare gli stadi. Busto non fa eccezione. Nel frattempo la squadra vince e piace, rimarca lo stesso vicequestore, ma questo non appiana affatto le contestazioni: i cinque sonanti gol di domenica allo Speroni erano accompagnati, insieme agli applausi, da ogni sorta di invettive della tifoseria più "calda" contro la proprietà passata e presente, oltre a striscioni che citavano il pericolo di scomparsa cui va incontro la società. «Da qualche mese vi sono contestazioni», alcune pubbliche e plateali, proprio nel senso etimologico del termine, come quando i giocatori si sono stesi a terra in piazza lo scorso mese; altre, assai calde e recenti, contro il nuovo patron Pattoni, "salvato" dal buonsenso pieno di dignità del mister Novelli; infine sabato una ventina di ultras hanno contestato non allo Speroni, ma al PalaYamamay, dove andava a tifare le "farfalle", il sindaco Farioli, "primo tifoso" coinvolto ormai da anni, dall’addio cioè dei Vender, nella ricerca di una stabile soluzione per la proprietà della squadra. Con risultati evidentemente poco graditi, dopo le gestioni Zoppo e Tesoro.

«Il polso della situazione lo danno i tifosi»
riconosce Broggini: e siamo al calor bianco(blu). Dovere della polizia e della Questura è mantenere l’ordine pubblico. Ma questo è a rischio se domenica si dovesse giocare a porte chiuse. Si teme infatti che la Partis, la società cui appartengono gli steward in servizio allo Speroni, non si accontenti più del parziale pagamento fatto da Pattoni la settimana scorsa a copertura degli arretrati, che ha consentito l’apertura dello stadio domenica; cosa accadrebbe alla prossima partita casalinga? «Potrebbero esserci tensioni» teme il vicequestore, citando la presenza di club organizzati di tifosi anche non più giovani, oltre agli ultras. Che di certo non prenderebbero bene l’essere trattenuti fuori dallo stadio.
Riassumendo, risvolti di ordine pubblico, contestazione al sindaco (brutto da vedere, tanto più con la campagna elettorale alle porte ndr) e non ultimo, una preoccupazione del Questore riferita anche al rischio che chi oggi lavora per la società si ritrovi effettivamente "per strada", dirigenti inclusi, compongono il quadro di questa insolita comunicazione voluta dalla Questura: un po’ appello, un po’ moral suasion fra le righe, un po’ un mettere le mani avanti. Da queste parti e coi tempi che corrono, succede questo ed altro.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 18 gennaio 2011
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